La possibilità di raggiungere un accordo sulla pace in Ucraina è appesa a un filo dopo che nella giornata odierna è fallito l’obiettivo di organizzare a Londra un summit capace di riunire il Paese di Volodymyr Zelensky, gli Stati Uniti e gli alleati europei per costruire una strategia diplomatica comune volta a dar seguito ai colloqui diretti tra Washington e la Russia.
Cosa hanno proposto gli Usa a Russia e Ucraina
Dopo che il segretario di Stato Usa Marco Rubio e l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, hanno annunciato che non avrebbero partecipato al confronto convocato da David Lammy, ministro degli Esteri di Keir Starmer, il vertice è stato derubricato a incontro tecnico tra funzionari.
Le ultime ore di martedì avevano segnato l’avanzamento del confronto tra notizie confuse e l’ipotesi di una vera e propria “ultima offerta” di Trump per la pace. Svelata da Axios, la proposta avrebbe sancito il riconoscimento del possesso russo della Crimea, l’accettazione di fatto dello scenario coreano, cioè della delimitazione tra Russia e Ucraina sull’attuale linea del fronte in Donbass, il ritiro delle sanzioni a Mosca e la ripresa dei contatti economici in cambio dell’apertura a una “solida garanzia di sicurezza” per mantenere la pace in Ucraina tramite sostegno a Kiev, del libero transito sul fiume Dnepr e del sostegno alla ricostruzione da parte dell’Occidente. La centrale di Zaporizhia sarebbe stata gestita dagli Usa per fornire elettricità sia a Mosca che a Kiev.
La trattativa in alto mare
Il presidente russo Vladimir Putin si sarebbe impegnato, secondo quanto riporta il Financial Times, a un cessate il fuoco sull’attuale linea del fronte in cambio dell’apertura americana a discutere con Kiev di queste prescrizioni, come rivelato dal leader di Mosca a Witkoff in uno dei recenti incontri. Questa settimana ci sarebbe dovuto essere un bilaterale Witkoff-Putin, il quarto in meno di un mese, complementare al summit di Londra per mettere a posto il mosaico. Poi tutto è saltato con il naufragio del vertice britannico.
Axios nota che c’è stata una divergenza tra americani e europei sul negoziato: “Gli ucraini avevano lasciato intendere di voler discutere di un cessate il fuoco di 30 giorni durante gli incontri di mercoledì a Londra, piuttosto che del quadro del piano di pace di Trump”, che ritenevano troppo favorevole a Putin. Inoltre, gli europei non sarebbero disposti ad alcuna concessione sulle sanzioni a Mosca.
Né Kiev né i Paesi europei coinvolti nel negoziato previsto a Londra (Regno Unito, Francia, Germania) avrebbero poi accettato un’altra proposta di Putin che, ricorda il Guardian, si sarebbe disposto a impegnare la Russia a “rinunciare alle sue rivendicazioni su parti dell’Ucraina che non occupa“, di fatto in cambio della legittimazione su quelle invase. In sostanza, da un lato Washington ha fatto capire di ritenere le trattative con Kiev e gli europei subordinate al negoziato predominante con la Russia, mentre dall’altro la linea dell’Ucraina si appoggia alla comune posizione negoziale e politica del Paese invaso e dei partner del Vecchio Continente.
Ucraina, la guerra continua
Nel frattempo, la guerra continua: 134 droni sarebbero stati inviati nella notte dai russi contro l’Ucraina, causando nove morti nel corso di un attacco che ha colpito un autobus con a bordo dei civili che si recavano a lavoro nelle prime ore del mattino nella città ucraina di Marhanet. Sotto attacco anche le oblast di Kharkiv, Poltava, Donetsk, Odessa, Dnipropetrovsk e Zaporizhia. Metà dei droni, 67, sarebbe stata abbattuta dalla contraerea ucraina.
Sul terreno, i russi avanzano lentamente attorno a Pokrovsk, penultimo obiettivo prima di Kramatorsk per completare la conquista del Donbass, e si preannuncia una primavera di acuti combattimenti. All’ombra della guerra la politica sembra non trovare spazio. E la sensazione è che presto la parola tornerà al campo di battaglia, su cui sia Mosca che Kiev contano per equilibrare a proprio vantaggio il fronte e gli europei per sostenere l’Ucraina e alzare il prezzo del negoziato a Usa e Russia.
Washington vuole chiudere la guerra, ma gli spiragli oggi sembrano pochi, specie di fronte a una rottura tra le priorità americane e quelle europee che ormai è palese e sfocia nella reciproca freddezza diplomatica. E nel frattempo la guerra continua, logorando due eserciti e il popolo ucraino.
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