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Più soldati ucraini hanno disertato nei primi dieci mesi di quest’anno di quanti lo hanno fatto nei due anni precedenti. Un problema enorme e al momento irrisolvibile per Kyiv, che mette in evidenza il profondo impatto psicologico e fisico che il conflitto con la Russia sta avendo sulle forze armate del Paese. Lo riporta il Financial Times, segnalando l’enorme pressione sui soldati ucraini che faticano a mantenere le loro linee assaltate dalle offensive russe. Un fatto che dovrebbe indurci a non sovrastimare le pur esistenti difficoltà economiche della Russia: sì, il rublo è in picchiata e l’inflazione a Mosca incalza, ma l’Ucraina ha una seria carenza di uomini.

Un caso eclatante, si legge sul FT, centinaia di unità di fanteria della 123ª Brigata ucraina hanno abbandonato le loro posizioni nella città orientale di Vuhledar, una città-chiave per la difesa del Donbass: i soldati sono tornati alle proprie case e, dopo aver minacciato una rivolta, hanno chiesto armi migliori e migliore addestramento. In un’altra inchiesta sulla diserzione ucraina, a cura dell’Associated Press, si legge: “È chiaro che ormai abbiamo già spremuto il massimo dalle nostre persone”. A parlare è un ufficiale della 72ª Brigata, che osserva come la diserzione sia stata una delle principali cause della perdita di Vuhledar.

Secondo dati della Procura Generale ucraina, oltre 100.000 soldati sono stati accusati di diserzione, metà dei quali solo nell’ultimo anno, dopo una mobilitazione aggressiva e controversa che non è servita a recuperare il terreno occupato dall’invasore, sebbene con una incursione nella regione russia di Kursk abbia fatto intravedere, per qualche settimana, la possibilità di un tavolo negoziale più favorevole all’Ucraina. Nulla da fare, per ora: esaurimento fisico e mentale, traumi di guerra, prospettive di vittoria sempre più incerte e insoddisfazione verso la leadership militare, sono tutti fattori che portano molti militarsi a sparire dopo congedi medici, mentre altri rifiutano di eseguire gli ordini, anche durante i combattimenti. Si stima che il numero reale di disertori possa raggiungere le 200.000 unità.

Non tutti gli ucraini ricalcitranti alla guerra vogliono arrendersi: molti vogliono essere essere semplicemente messi in condizione di combattere. Ma la stanchezza degli uomini a disposizione della resistenza si sta sentendo, l’età media si fa sempre più elevata, e questo pesa sulla tenuta psicologica dell’esercito. L’autunno è stato inclemente, per Kyiv, con la Russia che ha conquistato oltre 1600 km² tra settembre e novembre, accelerando l’avanzata nonostante le pesanti perdite. Anche la Russia affronta casi di diserzione, ma è tutta sull’Ucraina la pressione a fare meglio, e arrivano da più parti del fronte euro-atlantico, e forse dalla stessa amministrazione di Joe Biden, richieste di ampliare la coscrizione, includendo giovani a partire dai 18 anni. Il Parlamento ucraino ha detto per ora no.

Uno altro dei motivi per cui la crisi (probabilmente temporanea) del rublo non cambia le sorti dell’Ucraina: il sostegno economico dei governi NATO a Kyiv è andato sempre più scemando. Se non ci credono loro, alla lotta esistenziale, perché dovrebbe crederci il pubblico?

Nel frattempo, la mobilitazione militare in Ucraina sta avendo un forte impatto sul mercato del lavoro e sulla società. A Odessa, scrive il giornalista Fabrice Deprez, il reclutamento forzato da parte dei centri d’arruolamento, che fermano gli uomini per strada o durante le loro attività lavorative, ha suscitato indignazione e accuse di corruzione, spingendo il Governo a introdurre esenzioni basate su criteri più rigidi. Le donne occupano sempre più posti tradizionalmente maschili, anche se i ranghi dei trasporti e della logistica continuano a essere colpiti, con autisti e tecnici reclutati improvvisamente, lasciando scoperti ruoli essenziali.Parallelamente, il paese affronta un’emergenza energetica, con oltre un milione di persone rimaste senza elettricità dopo attacchi missilistici russi alle infrastrutture.

La storica ucraina Marta Havryshko, molto attiva e polemica su Twitter in questi giorni contro gli ultranazionalisti del suo Paese, ha perciò criticato le dinamiche complesse di rappresentazione e percezione nel contesto della lotta dell’Ucraina contro l’aggressione russa. La sua osservazione è che molti sostenitori occidentali abbiano costruito un'”immagine eccezionale” degli ucraini che riflette, più che la realtà, l’influenza delle narrazioni e della propaganda di guerra, che spesso semplificano eccessivamente le diverse sfacettature di una nazione e del suo popolo.

Il riferimento di Havryshko allo stereotipo del “buon selvaggio” richiama le strutture colonialiste, dove il soggetto è romanticizzato per la sua presunta lealtà o forza, ma privato di individualità o complessità. Questo approccio può creare un’immagine irrealistica e monolitica che esclude gli ucraini che non si conformano all’archetipo idealizzato di guerrieri “resilienti e indomabili”. Sebbene il sostegno internazionale all’Ucraina sia fondamentale, Havryshko invita a riflettere su come tale sostegno possa a volte basarsi su narrazioni riduttive, piuttosto che su una comprensione sfumata della società ucraina nelle sue articolazioni. Meglio separare solidarietà genuina dall’ammirazione performativa.

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