Ucraina, passi avanti sul negoziato e le garanzie a Kiev: resta il nodo Donbass

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Guerra /

Passi in avanti su molti fronti, ma resta aperto il più importante. Due giorni di colloqui a Berlino tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner e i principali leader europei hanno prodotto un sostanziale allineamento sulle richieste di pace da sottoporre per Kiev alla Federazione Russa su buona parte delle questioni spinose che andavano risolte.

Resta, però, da chiudere l’ostacolo del futuro del Donbass, che Kiev non vuole cedere esplicitamente e su cui si dividono la posizione europea (sì alla totale integrità territoriale ucraina, con cessate il fuoco sulla linea del fronte), americana (ritiro dell’Ucraina dal Donbass non conquistato dalla Russia ma stop all’avanzata delle truppe di Mosca) e russa (cessione totale e formale della regione agli invasori). Un dettaglio da non poco conto. Anche perché dirimente del futuro del conflitto, della marcia verso la pace e di una fetta importante dell’ordine europeo che verrà.

E dire che su tutto il resto gli Usa dell’amministrazione di Donald Trump pronta a chiudere il conflitto e l’Europa desiderosa di proseguire attivamente l’appoggio a Kiev hanno trovato una sostanziale quadra. I leader comunitari, dal padrone di casa Friedrich Merz a Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, e il premier britannico Keir Starmer hanno approvato ‘ipotesi di un meccanismo di sorveglianza della pace a guida Usa, trovato l’accordo sul rifiuto di cessioni dettate dalla forza che modifichino i confini per legge e sostenuto l’ipotesi di “una forza multinazionale guidata dall’Europa pronta a contribuire alla rigenerazione delle forze ucraine, proteggere i cieli dell’Ucraina e sostenere mari più sicuri” operando all’interno dell’Ucraina.

Uno scenario articolato che delinea in senso più favorevole all’Ucraina molte garanzie di sicurezza e sembrano andare di pari passo a un atteggiamento più morbido dell’Unione Europea sul congelamento degli asset russi, dato che dopo la presa di posizione contraria di Paesi come l’Italia in Consiglio Europeo l’opzione del totale esproprio ha meno possibilità di passare. In tal senso, è bene sottolineare che questa trattativa è emersa come unicamente interna al campo pro-Ucraina per cercare una quadra su una posizione comune. Resta ancora da capire l’atteggiamento di Mosca, vero decisore di ultima istanza su questo dossier. La Russia accetterà una proposta di trattativa non chiara sulle premesse sul Donbass? E sulle garanzie di sicurezza che succederà? La palla è sostanzialmente nel campo di Mosca. A cui starà la prossima mossa.