Una delegazione di sette leader africani guidata dal presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha visitato l’Ucraina e la Russia in un tentativo di aprire sponde diplomatiche e politiche per la risoluzione del conflitto e, nel breve periodo, evitare l’esplosione di una nuova “guerra del grano” che può mettere in serissima difficoltà gli approvvigionamenti alimentari nel continente.
La missione guidata dal leader sudafricano include anche emissari di Egitto, Senegal, Congo, Comore, Zambia e Uganda ed è stata definita ufficialmente African Peace Mission. Si configura come una rara e ambiziosa iniziativa di diplomazia del continente più fragile e instabile della Terra per cercare soluzioni comuni a problemi internazionali.
Il Sudafrica guida la missione perché Paese sede del Parlamento dell’Unione Africana e Stato con le maggiori interconnessioni diplomatiche su scala globale. Inoltre, facendosi portavoce delle richieste dell’Africa di non essere travolta dalle conseguenze a lungo termine del conflitto, il leader di Pretoria vuole smarcarsi dall’etichetta di “filo-Putin” che una certa visione occidentale gli ha affibbiato a causa dello stretto e rigoroso neutralismo. Non a caso al fianco di Ramaphosa c’erano sia esponenti di governi affini a Mosca, come quello egiziano, che il presidente di turno dell’Unione Africana, il leader delle Comore Azali Assoumani, vicino alla Francia, e i rappresentanti di Stati come Congo e Senegal che stanno spingendo per entrare nelle quote mondiali del mercato energetico lasciate scoperte dalle sanzioni alla Russia.
Dunque, una composizione complessa e sicuramente non partigiana che mira a mettere a terra prospettive di pace. “Non vogliamo essere allineati su questo conflitto. Molto chiaramente, vogliamo la pace”, ha detto il presidente del Senegal Macky Sall. Il Financial Times sottolinea l’urgenza di una missione motivata “dall’impatto che la guerra ha avuto sui prezzi globali dei prodotti alimentari e dei fertilizzanti”, la stabilità dei cui mercati è questione di vita o di morte per milioni di persone in Africa. “Sebbene i leader africani abbiano posizioni diverse sull’invasione della Russia, tutti hanno cercato di sottolineare la loro neutralità in una guerra non creata da loro” e in cui mirano a perseguire il rispetto degli accordi sul grano in uscita dall’Ucraina che, principalmente grazie al porto d’Odessa, sfama 400 milioni di persone, in larga parte in Africa.
Per questo si è mosso Ramaphosa, storico sodale di Nelson Mandela e tra i negoziatori dell’African National Congress che contribuirono a terminare l’Apartheid in Sudafrica. Ora chiamato a spingere Ucraina e Russia a tornare sui loro passi pensando a un rinnovo dell’accordo sul grano rilanciato per due mesi a maggio e che Sergej Lavrov, ministro degli Esteri di Vladimir Putin, ha escluso possa essere rimesso in pista a luglio. Nell’ultimo mese, di fronte a questi scossoni, i prezzi del grano sono cresciuti del 7,42%, da 620 a 666 dollari al bushel, il picco più alto dopo un dimezzamento del 50% in un anno in seguito agli accordi sul grano.
I leader africani temono che la crisi alimentare possa esplodere in tutta la sua gravità se gli accordi negoziati dalla Turchia non avranno seguito a partire dall’estate. I mercati internazionali stanno già iniziando a scontare queste tensioni, e anche poche decine di dollari di modifiche al prezzo possono voler dire la fame o la sicurezza alimentare per milioni di africani. La carenza di cibo, il caro-prezzi e le tensioni interne, unite a periodi di straordinarie siccità, nel 2022 hanno creato gravi sommovimenti in Paesi africani come Madagascar, Kenya, Sierra Leone e Nigeria, oltre al problematico rilancio del caos nel Maghreb. La missione di Ramaphosa mira a chiamare le parti in causa al rispetto dei termini. E porterà dunque il presidente alfiere dei Brics a trovarsi in sostanziale e strutturale sintonia con Volodymyr Zelensky prima ancora che con Vladimir Putin. La sensazione dunque è che nella sua corsa a “pensare la pace” l’Africa e i suoi esponenti possano essere i primi mediatori ben accolti al palazzo presidenziale di Kiev. E che la corsa in salita sia quella verso il Cremlino.