Cosa ci fa un missile americano in territorio russo? Una domanda che non avremmo dovuto nemmeno porci, se l’amministrazione Biden non avesse deciso di alzare la posta in gioco, autorizzando l’Ucraina a utilizzare gli ATACMS per colpire obiettivi al di là del confine. Certo, gli obiettivi non sono neanche quelli “buoni”: nessuna base aerea strategica russa, nessun centro nevralgico, solo qualche bersaglio tattico. E allora perché rischiare l’ennesima escalation nucleare con Mosca? Forse per mettere un altro cerotto sul conflitto più “utile” degli ultimi anni. Utile per chi, però?
Da Washington il quadro è chiaro: Biden vuole lasciare un’ultima impronta prima che il sipario cali sulla sua presidenza e, magari, sul conflitto stesso. Tanto Zelensky si arrangia, con la solita diplomazia schizofrenica: un giorno chiede la pace entro il 2025, il giorno dopo vuole “attaccare la Russia”. E intanto gli Stati Uniti continuano a mandare armi, mentre l’Europa, che ormai raschia il fondo del barile, osserva in silenzio. Anche perché il dibattito sulle forniture militari è diventato l’ennesima pantomima diplomatica: Germania e Italia, ad esempio, si rifiutano di mandare missili a lungo raggio come i Taurus, ufficialmente perché “richiederebbero la presenza di militari sul campo”. Ufficiosamente, perché non vogliono essere coinvolte direttamente nel far saltare in aria il Cremlino.
Nel frattempo, Putin fa il solito gioco del gatto col topo: aggiorna la dottrina nucleare russa per “adattarla” alla situazione e lascia che Dmitry Medvedev faccia la parte del poliziotto cattivo, evocando apocalissi atomiche e una “terza guerra mondiale”, condotta magari con il nuovo missile balistico intercontinentale Oreshnik. Da parte sua, il Cremlino continua a vendere gas e petrolio a prezzi gonfiati, mentre l’Europa, tra un embargo e l’altro, si è infilata da sola nella peggiore crisi energetica della sua storia. Il gas non arriva più dalla Russia? Bene, ma il risultato è che le aziende europee chiudono, i consumatori pagano il triplo e il prezzo del gas si impenna ogni volta che Biden accende un nuovo missile.
E Zelensky? Tra dichiarazioni contraddittorie e una sovranità ormai ridotta a un’ombra, il presidente ucraino è diventato un tassello di una scacchiera dove l’unico obiettivo sembra essere quello di non perdere terreno contro Mosca, a costo di sacrificare l’intero Paese. E pensare che nell’aprile 2022 un accordo di pace c’era già: mediato dalla Turchia, prevedeva un’Ucraina neutrale, il ritiro russo da Kiev e un’autonomia concordata per il Donbass. Ma poi, tra un suggerimento angloamericano e un “bisogna logorare Putin”, tutto è andato in fumo.
La domanda resta: chi sta vincendo questa guerra? L’Ucraina certamente no, l’Europa neppure. Gli Stati Uniti? Forse, ma solo sul breve termine. E la Russia? Forse, ma a un costo altissimo. In questa partita globale, l’unico risultato certo è che nessuno vince davvero. Tranne, forse, chi continua a vendere gas, armi e illusioni.

