L’Ucraina vuole rinforzare le sue difese costiere e schierare dei nuovi missili anti-nave per difendersi dalla Marina militare russa che minacci le rotte mercantili seguite dalle navi di Kiev, soggette ad un blocco navale de facto che ha portato all’incidente nel Mar d’Azov. I missili che Kiev intende schierare sono stato rinominati “Nettuno” – e sono un miglioramento di missili di produzione russa – ma alcuni analisti non sono convinti della fattibilità del programma. Per non parlare delle conseguenze che potrebbe provocare il loro impiego su un bersaglio navale russo.

A distanza di tre mesi dallo scontro navale che ha visto tre unità della Marina militare ucraina attaccate e sequestrate da navi da guerra della Marina e della Guardia Costiera russe, Kiev ha lanciato un programma per schierare un missile anti-nave che funga da deterrente e possa difendere le navi ucraine da ulteriori aggressioni, o quanto meno scoraggiare le navi da guerra di Mosca dal protrarle per dissanguare l’economia dell’ex Stato satellite. 

Il piano di Kiev è quello di sviluppare una versione migliorata del missile Kh-35 russo, implementandolo con alcune modifiche e sfruttando le componenti in suo possesso. Secondo le fonti ucraine, una prima versione di questo missile anti-nave sarebbe già stata testata con successo nel 2016. A questo programma dovrebbe affiancarsi lo sviluppo di un nuovo sistema di difesa missilistico costiero.

Nel campo degli armamenti l’Ucraina sta ancora soffrendo la rottura con l’ex alleato sovietico. “Mentre il Kh-35 e i suoi predecessori sono stati creati con il contributo su vasta scala dell’URSS, adesso l’Ucraina deve investire in nuovi processi produttivi potenzialmente meno efficienti e nel contempo riutilizzare le componenti dell’era sovietica il più possibile. Questo sarà fondamentale per il programma “Nettuno”, dato che la sua propulsione si baserà su un derivato del motore Trdd-50 dell’era sovietica”, hanno dichiarato gli esperti di Kiev. 

Lo sviluppo del missile anti-nave Kh-35 risale infatti all’era sovietica, quale omologo di armi occidentali quali de1l’Exocet e l’Harpoon americano. Progettato nel 1977, venne testato per la prima volta 1985, ma l’operatività fu raggiunta solo nel 1991, quando l’Unione Sovietica era destinata a crollare e il collasso dell’economia non permise la messa in produzione. Verrà adottato dalla Marina russa solo nel 2003. Armato di una testata di frammentazione ad alta esplosività da 145 kg. È stato progettato per perforare orizzontalmente attraverso le paratie e gli scomparti prima di esplodere all’interno della nave. Una volta lanciato è guidato da un radar homing che lo conduce al bersaglio facendolo volare a 10-15 metri dalla superficie marina ad una velocità di 1.000 km/h.

Il confronto avvenuto nel Mar d’Azov ha dimostrato il completo squilibro delle forze in campo, mettendo all’attenzione del mondo la totale incapacità della flotta da guerra ucraina di contrastare la solo Flotta del Mar Nero della Marina russa, che sarebbe capace, con la sola componente sottomarina di affondare in poche ore l’intera componente navale ucraina.

Per questo motivo Kiev ha invocato, e continua ad invocare l’aiuto dell’Occidente, e l’invio di navi da guerra della Nato nel tratto di mare conteso – lo stretto di Kerch e il Mar d’Azov – oltre che la fornitura di armi “all’avanguardia” da parte degli Stati Uniti. Che però si è fermata alla vendita del sistema missilistico anticarro Javelin.

Nonostante lo scetticismo di molti analisti, l’Ucraina potrebbe davvero sviluppare e schierare il missile anti-nave “Nettuno” per difendere le sue rotto commerciali. Il problema rimarrebbe come impiegarlo. Le conseguenza dell’affondamento di una nave da guerra di Mosca nel Mar d’Azov significherebbero probabilmente l’invasione della Crimea.

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