In Ucraina le grandi dinamiche geopolitiche smettono di essere formule diplomatiche e diventano materia viva, spesso brutale, sulla pelle delle persone. Molta di questa materia passa per il Dnestr. Un corso d’acqua che nei secoli ha cambiato nomi e proprietari, trasformandosi in una via commerciale per le imbarcazioni dei Variaghi, nel confine orientale del Principato di Moldavia e, in tempi più recenti, nella linea di spaccatura prima tra la Romania e l’Unione Sovietica e oggi tra la Moldavia e la regione separatista della Transnistria. Qui la necessità matematica di coprire il fronte, per Kyiv, si scontra con il limite fisico di una società allo stremo.
Mentre l’attenzione dei media internazionali è rimasta fissata sui negoziati e sui possibili scenari di pace, con Alexander Stubb e il Primo Ministro norvegese Jonas Gahr Støre impegnati in una telefonata con Putin che ha acuito le divisioni europee, nelle ultime ore in Ucraina la pressione della mobilitazione militare ci costringe di nuovo a parlare di episodi sempre più violenti, e di un clima di diffusa esasperazione sociale, anche a costo di passare per ambigui o disfattisti. I centri territoriali di reclutamento diventano protagonisti di incidenti quotidiani, proteste di intere comunità locali e veri e propri scontri a fuoco. I tentativi di espatrio clandestino sono diventati un fenomeno strutturale.
La sponda ucraina del fiume Dnestr è diventata così il principale canale di fuga dopo il rafforzamento dei pattugliamenti lungo il fiume Tisa, dove si contano decine di annegamenti negli ultimi anni. Per attraversare le acque le persone utilizzano mute da sub o persino water scooter, cercando di eludere la sorveglianza della polizia di frontiera. Nell’oblast di Odessa, le forze speciali della polizia ucraina hanno intercettato un camion diretto in Moldavia con a bordo nove uomini che avevano pagato cifre comprese tra i tre e i 15mila dollari per scappare. Aleksey Koval, uno psicologo quarantanovenne della capitale, dopo aver visto la sua esenzione per malattie cardiovascolari revocata all’improvviso, ha tentato di attraversare a nuoto il Dnestr per raggiungere la Moldavia. È finita con l’intervento dei residenti moldavi della sponda opposta per sottrarlo alla violenza delle guardie di frontiera ucraine.
L’eccezione della Moldavia
Mentre in tutta la regione si sta complicando il quadro normativo per i fuggitivi, con diversi Paesi dell’Unione Europea come la Romania che hanno ridotto o sospeso le tutele temporanee per i cittadini ucraini maschi in età di leva, la Moldavia rimane uno dei pochi Paesi dell’area ad accogliere le domande di protezione di chi varca il confine senza autorizzazione.
Per mantenere le posizioni lungo la linea del fronte e dimostrare agli alleati occidentali la propria tenuta strategica, Zelensky ha estremo bisogno di forze fresche. Servono uomini, e l’Europa non vuole darne, mentre Kramatorsk e Sloviansk, nel Donbass, sono sempre più evacuate, e il supporto tecnico e di intelligence da parte degli Stati Uniti ha subito rallentamenti o incertezze. La dipendenza dalle connessioni satellitari di Starlink, in particolare, è più pesante di qualsiasi aiuto europeo, e ha mostrato quanto le capacità tattiche dell’esercito ucraino, compreso l’uso dei droni, siano strettamente collegate alle decisioni politiche di Washington e di Elon Musk.
Musk e Trump, noti critici della strategia euro-atlantica in Ucraina, devono tenere conto comunque di figure rilevanti del Congresso e di Bruxelles che spingono per un sostegno indefinito a Kyiv, così l’amministrazione statunitense ha utilizzato la leva degli aiuti e della tecnologia come strumento di aggressiva pressione diplomatica. Le temporanee limitazioni all’uso di Starlink, rientrate dopo brevi periodi di negoziato, hanno dimostrato quanto l’Ucraina possa cavarsela sì da sola, con i suoi droni fatti in casa, ma sia comunque dipendente da un fragile equilibrio politico globale.
Dietro questa storia parallela fatta di fughe disperate e reti informali di traffico umano, c’è un dato di realtà: le minacce di Zelensky riguardo un possibile afflusso di milioni di profughi in Europa in mancanza di aiuti finanziari non sono solo terrorismo politico, poiché l’esercito ucraino agisce davvero, al momento, da filtro per impedire agli uomini in età da guerra di lasciare il Paese in massa. È la cifra drammatica di un conflitto prolungato, con circa 400mila morti ucraini al fronte, secondo gli ultimi calcoli di Clément Molin, un analista di fonti aperte molto rispettato.