Cosa è la guerra ibrida?
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Donald Trump prepara la sua offerta alla Russia per provare a concludere la guerra in Ucraina e le manovre che gli Stati Uniti stanno costruendo si basano su due presupposti: che Kiev accetti l’idea di cessare entro Natale i combattimenti e che Mosca apra allo scenario coreano, che cristallizzerebbe i nuovi confini di fatto nella linea del fronte, senza dunque cessioni territoriali alla Russia e senza l’ufficializzazione della perdita di buona parte del Donbass da parte dell’Ucraina.

Uno scenario in evoluzione tra Russia e Ucraina

Sono queste le ultime indiscrezioni emerse dalle trattative dopo che a Miami i negoziatori americani e ucraini si sono incontrati a più riprese e dopo che Washington ha esplicitato la sua volontà di fare corsa solitaria nella trattativa con la Russia, lasciando indietro l’Unione Europea, a cui favore è però intervenuto Papa Leone XIV, che dopo aver ricevuto a Castel Gandolfo Volodymyr Zelensky ha dichiarato che “cercare un accordo di pace senza includere l’Europa nelle conversazioni non è realista. La guerra è in Europa e penso che sulle garanzie di sicurezza che si cercano oggi e nel futuro, l’Europa deve farne parte”. Un elemento di cui Trump, che ha dichiarato di apprezzare l’impegno del pontefice statunitense per la pace e di volerlo incontrare, dovrà con ogni probabilità tener conto.

Lo scenario è in evoluzione. Il Washington Post riporta oggi da fonti dell’amministrazione che il piano Trump prevede di partire con lo scenario coreano, quello che dal 1953 ha stabilizzato Seul e Pyongyang dopo tre anni di guerra. Come nota Bne Intellinews, “una disposizione centrale del piano è la creazione di un’ampia zona cuscinetto demilitarizzata che si estende dalla Repubblica Popolare di Donetsk attraverso le regioni di Zaporizhia e Kherson. L’area oltre questa zona cuscinetto sarebbe soggetta al divieto di armi pesanti”.

Questa manovra imporrebbe al Cremlino di non avanzare ulteriori rivendicazioni e di lasciare in un limbo i quattro oblast annessi col referendum illegale del settembre 2022 ma ancora non pienamente conquistati dopo l’invasione avviata il 24 febbraio dello stesso anno.

Cessate il fuoco tra Russia e Ucraina entro Natale?

Bisogna dire che la Russia ha ritenuto proprio il tema dei territori come fondamentale nel quadro di una negoziazione che anche dopo la presentazione dei primi 28 punti da parte di Trump abbiamo ritenuta complessa e probabilmente non pienamente soddisfacente per lo Stato guidato da Vladimir Putin. Da Mosca il ministro degli Esteri Sergej Lavrov definisce Trump “l’unico leader occidentale” che mostra “comprensione delle ragioni che hanno reso inevitabile la guerra in Ucraina”. Ma la strada del negoziato resta ancora irta e in salita.

Nel frattempo, a Kiev Washington ha comunicato di aspettarsi che l’Ucraina accetti rapidamente i termini di cui hanno discusso gli Stati Uniti e i suoi rappresentanti, secondo quanto riferisce l’Independent, che dà conto di come ottimisticamente Trump vuole il via libera di Zelensky entro Natale, che per il secondo anno consecutivo l’Ucraina celebrerà il 25 dicembre in una forma di avvicinamento politico all’Occidente.

Per l’Ucraina questo vorrebbe dire che Zelensky si impegna a far svolgere elezioni entro 100 giorni dalla fine della guerra, dunque potenzialmente mettendo in discussione il suo potere. Ed è qui che può inserirsi, probabilmente, un ruolo europeo di garanzia degli accordi americani agli occhi di Kiev.

L’Europa torni a respirare con i suoi due polmoni

La spinta di Leone XIV, pontefice con un profondo ascendente nell’opinione pubblica americana cattolica e oggi vero e proprio supplente del ruolo di leader del mondo libero, è politica, diplomatica, teologica: la guerra in Ucraina è stata a suo modo anche un “conflitto civile” tra le due anime dell’Europa che nella pace si possono e si devono ricomporre.

Come? Sarà questo l’obiettivo delle classi dirigenti comunitarie oggi più intimorite della svolta americana e di veder squarciato il velo di Maya di una possibile vittoria russa che di costruire una solida alternativa diplomatica. Ma se Lavrov dice che “l’Europa sta bloccando il processo e sta cercando di incitare in ogni modo possibile il cosiddetto leader ucraino e i membri del suo regime a continuare a combattere fino all’ultimo ucraino”, è pur vero che far partecipare l’Ue ai negoziati, come chiede il Papa, segnala anche la volontà di veder tornarsi a parlare i Paesi del blocco comunitario e la Russia, per far sì che l’Europa “torni a respirare coi suoi due polmoni”, come diceva Benedetto XVI. Polmoni il cui affaticamento fa il gioco, inevitabile, del divide et impera egemonico di oltre Atlantico. Un gioco che in un mondo multipolare e multicaotico rischia di far perdere tutti. Il fatto che a ricordare i rischi di questa eventualità sia un Papa di cittadinanza statunitense come Leone XIV è emblematico.

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