Ucraina, la “controffensiva mediatica” di Zelensky in Europa

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La controffensiva ucraina è in stallo. I quotidiani del principale alleato di Kiev, gli Stati Uniti, pubblicano ormai resoconti e analisi brutali sul mancato sfondamento delle linee russe da parte dell’esercito del presidente Volodymyr Zelensky. L’ultimo in ordine di tempo è arrivato da un articolo del Wall Street Journal secondo il quale il conflitto in Ucraina durerà anni. Secondo il giornale finanziario la ragione starebbe non solo nella lentezza dei pochi progressi raggiunti ma nel fatto che nessuno degli attori coinvolti nelle ostilità abbia “obbiettivi politici chiari e raggiungibili”. 

Zelensky, sin qui sempre attento ad affiancare una risposta militare decisa ad una altrettanto efficace “campagna mediatica”, ha fiutato subito il pericolo. Negli ultimi giorni il presidente ucraino ha quindi fatto visite ad importanti partner europei per constatare la solidità della coalizione occidentale e per riprendere in mano la narrazione del conflitto. 

Il tour di Zelensky ha toccato Svezia, Olanda, Danimarca e Grecia. La Svezia ha appena aderito alla Nato dopo anni di neutralità mandata in frantumi dall’invasione russa del 24 febbraio 2022 e ha firmato un accordo di cooperazione per la costruzione di mezzi corazzati. Olanda e Danimarca sono le nazioni che si apprestano a inviare all’Ucraina decine di caccia F-16. In Grecia il presidente ucraino ha partecipato ad una conferenza regionale insieme a nove leader dei paesi balcanici e alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.  

La prima tappa di una serie di visite di Zelensky, quattro in tre giorni, si è aperta a Stoccolma mentre i missili russi colpivano la città di Chernihiv uccidendo sette persone e ferendone 90. Il primo ministro del Paese nordico Ulf Kristersson ha condannato gli attacchi di Mosca dichiarando che “rafforzano la nostra volontà di supportarvi nelle vostre battaglie”. Anche se la richiesta ucraina di ottenere caccia svedesi Gripen non è stata soddisfatta il ministro della difesa svedese Pal Jonson ha annunciato il tredicesimo pacchetto di aiuti militari per l’Ucraina del valore di 313.5 milioni di dollari.

Ancora più proficue sono state le missioni in Olanda e Danimarca, nazioni che dopo il via libera del presidente americano Joe Biden potranno trasferire jet da combattimento F-16 a Kiev. Una coalizione di 11 Paesi parteciperà alla fase di addestramento che dovrebbe concludersi entro l’inizio del 2024. A maggio gli Stati Uniti avevano acconsentito solo alla formazione dei piloti.  “Questi jet ci danno energia, fiducia e motivazione. Non è che l’inizio” ha affermato Zelensky in occasione della sua visita alla base di Eindhoven nei Paesi Bassi dove si è fatto anche riprendere a bordo di un caccia. 

Il leader ucraino è stato accolto calorosamente anche in Danimarca dove ha pronunciato un appassionato discorso davanti al parlamento danese. “Oggi siamo certi che la Russia perderà questa guerra”, ha detto Zelensky a Copenaghen aggiungendo che “questa non è la sola cosa importante. La cosa principale è ciò che dimostriamo con la nostra vittoria, con la nostra cooperazione. Quello che voi dimostrate sostenendo l’Ucraina. Perché insieme dimostriamo che la vita è un valore, che le persone contano, che la libertà conta, che l’Europa conta”. Non è però ancora chiaro il numero esatto degli F-16 che verranno forniti agli ucraini. In un primo momento si era parlato di 42 caccia dall’Olanda e altri 19 dalla Danimarca ma il numero, come ha lasciato intendere il premier olandese Mark Rutte, potrebbe essere inferiore. Il blitz diplomatico si è poi concluso in Grecia dove si è discusso anche del possibile intervento di Atene per trasportare prodotti agricoli dai porti sul Mar Nero.

Agli analisti del New York Times non è sfuggito che nelle stesse ore in cui Zelensky completava la sua “controffensiva mediatica” in Europa una delegazione militare iraniana veniva ricevuta a Mosca, segnale di un’alleanza che si annuncia sempre più stretta. Il vertice dei BRICS in corso in Sud Africa sarà un’altra occasione per verificare il supporto su cui può contare Vladimir Putin tra i paesi non allineati.