Basta una piccola scintilla per provocare un grande incendio. E questo sembra essere lo scenario nel Mar d’Azov, da dove arrivano notizie contrastanti. L’Ucraina accusa Mosca di aver sparato sulle navi ucraine nello stretto di Kerch, ferendo almeno due persone, e sequestrando tre navi. Si tratterebbe di due piccole imbarcazioni da guerra e di un rimorchiatore che stavano attraversando lo stretto, dirette verso il porto di Mariupol. La versione di Mosca, invece, è diametralmente opposta: le navi ucraine avrebbero attraversato le acque territoriali russe senza alcuna autorizzazione. I servizi segreti russi, inoltre, hanno accusato Kiev di voler provocare un “conflitto nella regione“.

In poco tempo, la tensione è salita alle stelle. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici militari mentre Mosca ha bloccato lo stretto di Kerch, che rappresenta l’unico collegamento marittimo tra il Mar Nero e il Mare d’Azov. Gli attori che in questi anni hanno seguito il conflitto ucraino hanno fatto subito sentire la loro voce. L’Alto rappresentante della politica estera Ue, Federica Mogherini, ha chiesto subito di ripristinare la libertà di circolazione nello stretto e di allentare la tensione. Tensione che, però, non ha fatto altro che aumentare.

Nella notte, 150 persone hanno raggiunto l’ambasciata russa a Kiev, protestando contro il sequestro delle tre navi della Marina. I manifestanti hanno inoltre dato fuoco a un’auto.

Nella giornata di oggi, inoltre, l’Ucraina ha inoltre incassato, come del resto era prevedibile, il sostegno della Nato e dell’Unione europea, che ha parlato di “sviluppo inaccettabile” e ha invitato Mosca a riaprire lo stretto di Kerch. “L’Europa resterà unita a sostegno dell’Ucraina”, ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Le tensioni mai sopite in Ucraina

Il conflitto ucraino dura ormai dal 2014 e ha provocato oltre 9mila morti. Un conflitto silenzioso, che si combatte soprattutto attorno le province indipendentiste di Donetsk e Lugansk. Nonostante i molti cessate il fuoco che hanno costellato i quattro anni di conflitto, le due parti hanno continuato a minacciarsi a vicenda.

Solamente pochi mesi fa, inoltre, è stato ucciso il leader separatista Alexander Zakharchenko. Un’azione che, secondo le autorità del Donbass, sarebbe stata condotta dai servizi segreti ucraini. E ieri il sequestro delle navi.

Il conflitto ora può riaccendersi. E, come al solito, allargarsi a tutte le potenze che in questi anni hanno sostenuto una parte o l’altra. Perché l’Ucraina rappresenta uno Stato fondamentale per tutti. Per la Nato, che così facendo continua a premere su Mosca, e per Putin, che deve aggirare l’accerchiamento dell’Alleanza atlantica e controllare la il Mar Nero.

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