Tiene banco la strage di civili causata da un attacco russo nel centro di Sumy: una trentina i morti, tra cui civili, di cui due bambini, si racconta. Sale l’indignazione contro Mosca, con parole di fuoco che stridono con le sommesse lamentele usate per le diuturne stragi bambine di Gaza – uccisi a centinaia da quando Israele ha rotto il cessate il fuoco – peraltro perpetrate con armi americane ed europee.

Stragi annunciate
Ma al di là della contraddizione, qualcosa stride anche con quanto avvenuto finora nella guerra ucraina, nel corso della quale la Russia si è dimostrata attenta a colpire obiettivi militari. Scelta che non ha certo risparmiato i civili, si tratta pur sempre di una guerra, ma che ha causato morti civili non paragonabili ai massacri su scala industriale prodotti dalle guerre d’Occidente, da quella irachena in poi (l’ispiratore di quella guerra, Tony Blair, è ancora sulla breccia in qualità di consigliere di Starmer, anche se ovviamente nega per non coinvolgerlo nel suo tragico passato; popolarità dimostrata anche dalla pubblicizzazione massiva del suo ultimo libro, il perdibile On leadership).

Non si tratta di magnificare la strategia dei russi, che discende dalla necessità di non colpire troppo duramente un popolo che considera comunque fratello e di evitare di alimentare ulteriormente l’odio anti-russo dilagante, quanto di registrare un’anomalia rispetto al passato, soprattutto se si considera che siamo alla seconda strage in poche settimane dopo quella di Krivoy Rog, eventi che stanno facendo salire il livello dello scontro.
Per quanto riguarda ciò che è avvenuto a Sumy, riportiamo una nota di Strana: “La deputata Maryana Bezugla, l’ex deputato Igor Mosiychuk e il sindaco di Konotop [cittadina della regione di Sumy ndr.] Artem Semenikhin hanno dichiarato che i missili sono arrivati durante una cerimonia per la premiazione dei militari della 117ª brigata di difesa territoriale, che combatte nella regione di Sumy e celebra oggi l’anniversario della sua creazione. Bezuglaya e Mosiychuk affermano che potrebbe esserci stata una fuga di informazioni durante l’invio degli inviti all’evento”.

“Mosiychuk ha inoltre affermato che all’evento sono stati invitati anche i civili, tra cui bambini. ‘Spero che a Sumy stiano già arrestando il capo dell’OVA Artyukh e il deputato Ananchenko [deputato di Sumy del partito al governo Servo del Popolo – quello di Zelensky] i quali volevano fare un po’ di pubblicità alla cerimonia di premiazione dei soldati della 117ª Brigata in occasione del settimo anniversario della nascita. Artyukh e Ananchenko stavano promuovendo la cerimonia di Sumy e hanno radunato non solo dei militari, ma anche i civili, soprattutto bambini! Feccia e feccia!’ – ha scritto Mosiychuk”.
“Allo stesso tempo, il sindaco di Konotop, Artem Semenikhin, ha definito il governatore Artyukh ‘feccia e spaventapasseri’ e lo ha invitato a ‘inginocchiarsi e chiedere scusa al popolo’ […]. Ha inoltre dichiarato che era presente al momento dell’attacco e di essere scappato ‘scaraventando a terra i bambini’. Ha chiesto al governatore e al capo dell’SBU regionale [l’intelligence di Kiev per gli interni ndr] di dimettersi”.
Chiudere le porte alla pace
Da parte sua il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che l’attacco era diretto contro un summit tra alti gradi dell’esercito ucraino e loro pari occidentali, e che gli ucraini usano celare target militari nei siti civili, cosa vietata dalla Convenzione di Ginevra (un escamotage che fu denunciato, all’inizio della guerra, anche dal New York Times, ma poi la denuncia è sparita dai radar). Ma al di là dei particolari, resta comunque la strage, sulla quale vanno spese due considerazioni.

La prima deriva dall’esperienza siriana. Chi ha seguito quella lunga guerra sa perfettamente come funziona l’informazione nostrana nei conflitti che ci vedono co-protagonisti. Si riportano le vittime civili causate ai “nostri” – allora erano i miliziani di al Qaeda scatenati dall’Occidente contro Assad – ignorando del tutto quelle causate dagli stessi.
Così fa notizia la strage di Sumy, ma si ignorano le stragi che avvengono in Donbass o quanto si è consumato a Kursk sotto l’occupazione ucraina (le fonti russe parlano di orrori indicibili contro i civili) o le vittime civili dei droni e missili che attaccano il territorio russo.
Un meccanismo semplice, che fa risultare brutali gli avversari e vittime i “nostri”, bypassando il fatto che purtroppo in una guerra i civili muoiono da entrambe le parti.
Ma al di là dell’escamotage alquanto stantio, quel che sta accadendo in questi ultimi giorni, cioè la drammatizzazione parossistica di eventi che sono avvenuti anche altre volte in questa sanguinosa guerra per procura contro la Russia (natura del conflitto rivendicata recentemente dal New York Times), ha i suoi scopi.

Il primo, alquanto palese, è criminalizzare oltremodo i russi, così da rendere odioso l’approccio diplomatico di Trump verso Mosca. Con simili criminali non si può né si deve parlare. Sta accadendo più o meno quel che accadde ai tempi dell’asserito massacro di Bucha, quando l’efferatezza accreditata ai russi, e denunciata al parossismo da ucraini e occidentali, complicò fino a vanificarli i negoziati in corso in Turchia che stavano portando alla pace (senza intaccare l’integrità territoriale ucraina, va specificato). Certi meccanismi hanno il vizio di ripetersi.
In secondo luogo hanno lo scopo di ampliare i confini della guerra, tanto che Zelensky ha dichiarato che “se Putin non si ferma c’è il rischio di una guerra mondiale”. Così la terza guerra mondiale, ricacciata oltre l’orizzonte degli eventi dalla presidenza Trump, torna ad affacciarsi all’orizzonte.

Che ci sia una forte pressione in tal senso lo evidenziano anche le dichiarazioni del Cancelliere tedesco prossimo venturo Friedrich Merz, il quale si è detto favorevole a inviare in Ucraina i missili a lungo raggio Taurus, finora negati.
La Germania non perde il vizio: dopo due guerre mondiali, la Prima in combinato disposto con l’Austria-Ungheria, vuole scatenare anche la terza. Una coazione a ripetere che deriva da chiare pulsioni masochiste, dal momento che ha anche il vizio di perderle. Un destino già scritto, com’è scritta anche la devastazione globale che deriva da tale follia.

