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Il conflitto in Ucraina sta ridefinendo il ruolo della tecnologia in guerra, con l’uso crescente di droni, bombe aeree e altre armi ad alta precisione che stanno avendo un impatto devastante sulla popolazione civile. Secondo il più recente rapporto sul conflitto delle Nazioni Unite, l’impiego di queste armi, sebbene avanzate, solleva gravi preoccupazioni sul rispetto del diritto umanitario internazionale.

I droni a visuale diretta (FPV, First-Person View) sono emersi come strumenti chiave nel conflitto. Questi dispositivi, equipaggiati con telecamere che consentono agli operatori di vedere in tempo reale ciò che il drone inquadra, offrono una precisione teoricamente superiore. Tuttavia, il loro utilizzo ha portato a numerose vittime civili. Durante il periodo esaminato, gli attacchi con droni FPV hanno causato 67 morti e 528 feriti tra i civili nei territori controllati dall’Ucraina. Particolarmente colpita è stata la regione di Kherson, dove il 50% delle vittime civili è attribuito a tali attacchi. In molti casi, i droni hanno colpito veicoli civili, ambulanze e autobus, nonostante le immagini trasmesse dai dispositivi mostrassero chiaramente l’assenza di obiettivi militari.

Un caso emblematico riguarda un attacco del 2 settembre 2024, quando un drone ha colpito un’automobile civile nella città di Kindiika, uccidendo un medico di 60 anni e ferendo gravemente la moglie. Le immagini del drone, successivamente pubblicate sui social media, dimostrano che l’obiettivo era un veicolo non militare, sollevando seri dubbi sulla legalità di tali azioni.

Bombe aeree, strumenti di distruzione di massa

Le bombe aeree, incluse le bombe a planata ad alta precisione, rappresentano un altro elemento devastante del conflitto. Secondo il rapporto, queste armi sono state responsabili di 108 morti e 755 feriti tra i civili durante il periodo esaminato. Zaporizhzhia è stata una delle città più colpite, con un drammatico aumento delle vittime da settembre 2024, quando le bombe a planata sono state utilizzate per la prima volta in aree densamente popolate. Un attacco particolarmente tragico, avvenuto il 7 novembre, ha colpito un edificio residenziale, uccidendo otto persone, tra cui un bambino di un anno, la madre e la nonna. Lo stesso giorno, una bomba ha distrutto un centro oncologico, ferendo pazienti e personale medico. Questi attacchi, spesso condotti in aree urbane, violano il principio di distinzione del diritto internazionale umanitario, che impone agli stati di distinguere sempre tra obiettivi militari e civili.

Attacchi coordinati alle infrastrutture energetiche

Oltre agli attacchi diretti, le forze russe hanno lanciato operazioni sistematiche contro le infrastrutture energetiche ucraine, utilizzando droni e missili di precisione. Nel novembre 2024, due attacchi coordinati hanno colpito impianti di generazione e trasmissione di energia in tutto il Paese, causando blackout estesi e interrompendo servizi essenziali come acqua, riscaldamento e trasporti. Questi attacchi, effettuati in pieno inverno, hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione, specialmente per anziani, persone con disabilità e famiglie a basso reddito, esponendoli a gravi rischi per la salute.

Droni contro persone ferite: violazioni dei diritti umani

Un’altra pratica inquietante documentata nel rapporto è l’uso di droni per attaccare soldati feriti o fuori combattimento. Quattro incidenti, immortalati in video, mostrano droni che colpiscono soldati gravemente feriti, privi di armi e incapaci di difendersi. Questo tipo di attacco rappresenta una violazione flagrante del diritto umanitario, che impone il rispetto e la protezione dei feriti sul campo di battaglia. In un caso, un drone ha deliberatamente colpito un soldato russo ferito e disarmato, sdraiato a terra. In un altro, un drone ha attaccato un soldato ucraino in condizioni critiche, aggravando le sue ferite fino alla morte.

L’uso di tecnologie avanzate come droni e bombe a planata sta ridefinendo la guerra moderna, ma il rapporto dell’OHCHR evidenzia che questi strumenti, se usati senza considerare le norme del diritto umanitario, amplificano la sofferenza dei civili e possono configurare crimini di guerra.

Diritti umani nei territori controllati dal governo ucraino

Il rapporto delle Nazioni Unite sull’Ucraina non si concentra solo sulle violazioni commesse nei territori occupati dalla Federazione Russa, ma analizza anche la situazione nei territori sotto il controllo del governo ucraino. Pur riconoscendo i progressi fatti da Kiev, emergono preoccupazioni su restrizioni alle libertà fondamentali, diritti religiosi e trattamento dei prigionieri. Una delle principali aree di preoccupazione riguarda le restrizioni imposte dal governo ucraino alla libertà religiosa. Le modifiche legislative introdotte nel settembre 2024 vietano le attività di organizzazioni religiose affiliate a entità estere considerate ostili, in particolare la Chiesa Ortodossa Russa.

Sebbene tali misure siano giustificate dal Governo ucraino come necessarie per motivi di sicurezza nazionale, il rapporto delle Nazioni Unite le definisce sproporzionate e in violazione degli standard internazionali sui diritti umani. Le disposizioni prevedono anche la dissoluzione delle organizzazioni religiose qualora i loro rappresentanti siano accusati di reati legati alla sicurezza nazionale. Questo crea il rischio di colpire intere comunità religiose per le azioni di singoli individui. Tensioni religiose sono state documentate anche sul campo. A Cherkasy, un conflitto tra sostenitori di diverse confessioni ortodosse ha portato a scontri violenti, con diversi feriti tra fedeli e clero. L’incapacità delle forze di polizia di prevenire gli scontri ha ulteriormente esacerbato la situazione.

Obiezione di coscienza al servizio militare

Un altro tema critico riguarda il diritto all’obiezione di coscienza. Sebbene l’Ucraina riconosca questo diritto nella sua Costituzione, la legge attuale non prevede esenzioni per i periodi di mobilitazione militare. Questo ha portato a condanne penali contro obiettori di coscienza, anche quando appartenenti a comunità religiose che tradizionalmente rifiutano l’uso delle armi, come i Testimoni di Geova. Durante il periodo analizzato, alcuni obiettori sono stati detenuti arbitrariamente e, in alcuni casi, sottoposti a maltrattamenti da parte di ufficiali di leva. Minacce, pestaggi e trattamenti degradanti sono stati documentati come parte di una strategia per costringere i renitenti a servire nell’esercito.

Giustizia e accuse di collaborazione

Il Governo ucraino continua a perseguire casi di “collaborazione” con le autorità russe durante l’occupazione. Nel periodo esaminato, sono state aperte 348 nuove indagini, con condanne per 250 persone. Tuttavia, alcune di queste accuse riguardano azioni che i civili sono stati costretti a svolgere per sopravvivere, come lavorare in settori di pubblica utilità o distribuire aiuti umanitari. L’OHCHR avverte che il linguaggio della legge sulla collaborazione è troppo ampio e impreciso, creando il rischio di persecuzioni ingiuste. È essenziale che il Governo ucraino garantisca che solo le vere collaborazioni volontarie e dannose vengano perseguite, nel rispetto delle leggi internazionali.

La ratifica dello Statuto di Roma: un passo avanti con riserva

Un risultato positivo per l’Ucraina è la recente ratifica dello Statuto di Roma, che consente al Paese di aderire ufficialmente alla Corte Penale Internazionale (ICC) a partire da gennaio 2025. Questo passo rappresenta un impegno concreto per garantire giustizia e perseguire i crimini di guerra. Tuttavia, l’Ucraina ha incluso una clausola che esclude la giurisdizione dell’ICC sui crimini di guerra commessi da cittadini ucraini per un periodo di sette anni. Questa limitazione, secondo l’OHCHR, sminuisce il valore complessivo della ratifica e solleva interrogativi sull’impegno ucraino verso una piena accountability.

Nei territori controllati dal governo ucraino, il conflitto ha portato a tensioni che hanno influenzato diritti fondamentali come la libertà religiosa e il diritto all’obiezione di coscienza. Sebbene siano comprensibili le misure adottate in un contesto di guerra, le Nazioni Unite sottolineano l’importanza di rispettare gli standard internazionali e proteggere i diritti umani anche in situazioni di emergenza. Kiev è chiamata a bilanciare la difesa della sicurezza nazionale con il rispetto delle libertà fondamentali, per dimostrare che i valori democratici e il rispetto dei diritti umani rimangono al centro della sua lotta contro l’aggressione russa.

Diritti umani violati nei territori occupati

Nei territori ucraini occupati dalla Federazione Russa, la situazione dei diritti umani continua a deteriorarsi drammaticamente. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), che denuncia gravi violazioni, tra cui detenzioni arbitrarie, esecuzioni sommarie, violenze sessuali, restrizioni alle libertà fondamentali e confische di proprietà private.

Torture e detenzioni arbitrarie

La popolazione civile è spesso vittima di detenzioni arbitrarie, con molti civili trattenuti per mesi senza alcuna informazione fornita ai familiari. In alcuni casi, le detenzioni si sono concluse con la morte del prigioniero a causa di torture, condizioni inumane o mancanza di cure mediche adeguate. Le testimonianze raccolte dall’OHCHR parlano di metodi brutali come pestaggi, soffocamenti, simulazioni di esecuzioni e torture sessuali. In un caso particolarmente sconvolgente, una donna ha subito una violenza così intensa da portarla a un aborto spontaneo.

Il rapporto documenta almeno 170 esecuzioni sommarie di civili, tra cui donne e bambini, accusati di collaborare con le autorità ucraine. Le esecuzioni sono spesso accompagnate da atti di violenza estrema e intimidazioni verso le comunità locali. Le violenze sessuali, invece, hanno colpito sia uomini che donne, con un totale di 370 casi documentati dall’inizio del conflitto. Le vittime includono anche bambini, esposti a un livello di brutalità che ha lasciato cicatrici indelebili, fisiche e psicologiche.

Libertà fondamentali negate

Nei territori occupati, le libertà di espressione, religione e opinione sono sistematicamente negate. Le autorità russe perseguitano gruppi religiosi come i Testimoni di Geova e altre minoranze, accusandoli di estremismo e vietandone le attività. Non sono risparmiati nemmeno i cittadini comuni: basta una critica alla presenza russa o un post sui social media con simboli ucraini per essere incriminati. Durante il periodo analizzato, sono stati documentati 91 casi di condanne per “discredito delle forze armate russe” e altre accuse vaghe che mascherano un intento chiaro: silenziare qualsiasi dissenso.

Un altro capitolo oscuro riguarda l’educazione. Nei territori occupati, il sistema scolastico è stato trasformato in uno strumento di propaganda, con programmi che insegnano la fedeltà al regime russo e includono addestramenti militari per bambini. Durante le vacanze estive, migliaia di minori sono stati inviati in campi “patriottici”, dove hanno ricevuto addestramento militare e sono stati esposti a propaganda bellica. Queste pratiche, sottolinea l’OHCHR, violano il diritto internazionale umanitario, che proibisce l’arruolamento di bambini in attività militari.

Espropriazioni illegali: i civili costretti a cedere

Le autorità russe stanno inoltre implementando leggi che consentono la confisca di proprietà “abbandonate”, un eufemismo per descrivere le case di coloro che sono fuggiti dalla guerra. In molti casi, ai cittadini è stato richiesto di acquisire la cittadinanza russa per mantenere i loro beni, una mossa che rappresenta una violazione del diritto internazionale. Le Nazioni Unite chiedono alla Federazione Russa di porre fine immediatamente a queste pratiche, rispettare i diritti umani e garantire accesso agli osservatori indipendenti nei territori occupati. Tuttavia, fino a quando il conflitto continuerà, le vite e i diritti di milioni di persone rimarranno sotto minaccia.

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