Un acuto scontro divide in queste ultime settimane il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il primo ministro slovacco Robert Fico all’ombra di una situazione geopolitica assai complessa in Est Europa. Mentre va a scadenza l’accordo sulle forniture di gas russo all’Europa orientale garantito dagli accordi di transito via Ucraina, che Kiev non intende rinnovare, tra i due leader c’è stato un aspro scambio di opinioni a latere del recente Consiglio Europeo di Bruxelles, a cui ha fatto seguito la visita di Fico in Russia da Vladimir Putin.
Il triangolo Fico-Putin-Zelensky
Si è creato, in quest’ottica, uno strano triangolo: a Mosca, Putin ha garantito la sua apertura a proseguire in futuro le forniture alla Slovacchia e ha addirittura proposto il leader socialdemocratico di Bratislava e il suo Paese come mediatori; Zelensky respinge le proposte di Fico sul gas e accusa il collega di essere un proxy di Mosca, paventando addirittura una sua collusione o corruzione personale con fondi russi; Fico, infine, spinge per una soluzione pacifica del conflitto e al contempo non manca di mettere pressione, ipotizzando uno stop alle forniture elettriche all’Ucraina se il gas nelle prossime settimane sarà bloccato.
“Dopo il 1° gennaio, prenderemo in considerazione la situazione e la possibilità di misure reciproche contro l’Ucraina”, ha proclamato Fico rispondendo all’affondo di Zelensky e parlando del dossier dei rapporti con l’Ucraina in un video pubblicato sul suo profilo Facebook nella giornata di venerdì 27 dicembre, aggiungendo che “se sarà inevitabile, interromperemo la fornitura di elettricità, di cui l’Ucraina ha urgente bisogno in caso di guasti alla rete”. La mossa del capo di Governo slovacco non è arrivata in un momento qualsiasi, ma dopo che la Russia aveva lanciato un vasto attacco contro la rete elettrica di Kiev nella giornata di Natale, evidenziandone ancor di più la vulnerabilità.
La Slovacchia teme il prosieguo della guerra in Ucraina
La mossa può apparire cinica e volta a spuntare vantaggi politici, e su questo punto non c’è dubbio. Ma che Fico sia arrivato a tanto mostra la tensione politica apertasi con Kiev per la questione degli accordi tramontati per il flusso di gas russo via Ucraina, che per l’Europa rappresentavano il 5% delle importazioni di gas ma che per la Slovacchia volevano dire un’assicurazione contro un boom dei prezzi energetici, già latori di un’inflazione superiore al 12% dopo la rottura di parte dei flussi di Gazprom nel 2022-2023.
La perdita del mercato di sbocco russo (export ridotto a poco più di un quinto dal 2021 a oggi) ha al contempo danneggiato l’economia slovacca, e per questo Fico si è da un lato fatto portavoce di un’idea di pace per l’Ucraina parlando direttamente con Putin e dall’altro ha spinto duramente contro Zelensky, contestando che il fatto di guidare un Paese invaso non garantisse l’impunità di ogni mossa del presidente ucraino. In quest’ottica, la strada per una mediazione resta complessa e molti ostacoli restano da sminare prima di pensare anche solo lontanamente a una trattativa a tutto campo per far finire la guerra. Un monito a chi, come il presidente eletto degli Usa Donald Trump, da gennaio proverà a cercare soluzioni di pace: la patata ucraina resta ancora bollente.

