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L’uccisione dei comandanti nemici è una delle caratteristiche più interessanti della guerra in Ucraina. In questi mesi di conflitto l’occhio dei media si è concentrato in modo particolare sui generali russi gravemente feriti o uccisi in prima linea. Uccisioni che, come rivelato anche dal New York Times, sembrano avere avuto una regia non solo ucraina, ma anche dell’intelligence statunitense, e che pesano in modo non irrilevante sulle dinamiche del conflitto. L’uccisione di un generale, infatti, oltre a rappresentare un colpo durissimo per la propaganda del Paese, indica anche un problema nella catena di comando. Non solo perché i vertici, almeno per come è nata questa guerra, non avrebbero dovuto essere al fronte, ma anche perché certifica l’esistenza di gravi problemi nella catena di comando. La Russia non ha confermato tutti i morti segnalati dai media ucraini e occidentali. Tuttavia, il colpo inferto è profondo: perché indica che le forze russe in territorio occupato non sono al sicuro.

Oggi invece, una notizia di segno opposto. Perché questa volta la morte è avvenuta tra le file ucraine e riguarda uno dei militari più noti delle forze di Kiev: il colonnello Igor Bedzai. Secondo Ukrinform, una delle principali agenzie di Kiev, e secondo Taras Chmut, direttore di Come Back Alive Foundation e persona molto vicina all’aviazione navale ucraina, il colonnello Bedzai sarebbe stato ucciso mentre era a bordo di un elicottero Mil Mi-14, colpito da un missile russo durante un’operazione. Secondo alcune prime indiscrezioni trapelate dalle truppe di Kiev – su cui però è bene sempre ricordare che esiste un alone di mistero dal momento che difficilmente si conoscono i caduti, tanto più quelli noti – l’elicottero sarebbe stato abbattuto da una nave della Flotta del Mar Nero. Per altri, invece, da un caccia di Mosca. Circolano anche delle voci che fosse impegnato in un’operazione avvenuta il 7 maggio nei pressi dell’Isola dei Serpenti, ormai divenuta uno dei fronti più caldi di questa guerra. Notizie interessante che però rimangono nell’ambito delle ipotesi non verificate.

Attualmente non sono giunte ulteriori conferme da parte dello Stato maggiore ucraino e dal governo. In ogni caso, quello che incuriosisce è che l’Ucraina dia notizia di un proprio caduto attraverso i media e persone inserite all’interno del sistema di Kiev. Perché fino a questo momento è stato difficile comprendere sia il numero dei morti sia le identità.

Il messaggio che è stato scritto dallo stesso Chmut indica che Bedzai fosse una personalità nota nell’ambiente dell’aviazione navale e figura di spicco sin dal 2014, ovvero dall’inizio della guerra. Le informazioni riferiscono che il colonnello Bedzai abbia comandanto la 10a brigata dell’aviazione navale di Novofedorivka, in Crimea, prima che la penisola passasse sotto il controllo russo. Secondo le fonti ucraine, fu il comandante che, invece di attendere ordini da Kiev, decise volontariamente di preparare tutto per spostare equipaggiamenti e mezzi dalla base della Crimea fino all’aeroporto di Kulbakino a Mykolaiv, nel territorio ancora controllato dalle autorità nazionali. Per i detrattori, l’operazione sarebbe stata sostanzialmente effettuata in accordo con i russi. Per chi invece ritiene il contrario, quella scelta del colonnello di evitare che le ultime residue unità ucraine finissero nelle mani di Mosca nel 2014 è stato invece l’unico modo per salvare l’aviazione navale del Paese. Un’operazione rischiosa, in cui furono portati in salvo gli ultimi aerei ed elicotteri e per cui ora qualcuno chiede che sia insignito della massima onorificenza per i caduti delle forze ucraine.

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