Nella notte tra il 17 e il 18 giugno, Kiev ha lanciato unraid “su vasta scala“ contro la capitale russa. L’attacco ucraino ha messo nel mirino diversi distretti di Mosca. Secondo le autorità locali, almeno 16 persone sarebbero rimaste ferite. Tra gli obiettivi centrati figura una delle più grandi raffinerie di petrolio del Paese, quella di Kapotnja, appartenente alla compagnia Gazprom Neft. I video diffusi sui social media hanno mostrano grandi colonne di fumo levarsi dall’impianti, droni che passavano in mezzo a palazzi e la risposta dell’antiaerea che ha assistito al lancio di missili con sistemi spalleggiabili da strade trafficate. Si è trattato di un attacco senza preferente, e sebbene la contraerea russa abbia dichiarato di avere “respinto e distrutto 43 droni ucraini”, è evidente che la combinazione d’attacco ha sorpreso e battuto le capacità russe, penetrando e colpendo in profondità il cuore della Federazione. Secondo le autorità russe, sarebbero stati solo sette i droni riusciti a superare le difese e a colpire la città. E anche se questo dato corrispondesse alla realtà, i danni causati sono stati sensibili.
L’attacco ha visto l’impiego di un numero significativo di droni Antonov An-196 Liutyy. Si tratta di un modello a doppia trave di coda di dimensioni relativamente grandi, già utilizzato in numerosi attacchi a lungo raggio contro infrastrutture petrolifere russe. Gli esemplari osservati non erano dotati di carrello di atterraggio fisso, dettaglio che suggerisce un lancio da rampa oppure l’impiego di ruote di supporto sganciabili dopo il decollo. È stato utilizzato anche un altro modello a doppia trave di coda, il Firepoint FP-1, o il quasi identicoFP-2. Questi droni sono particolarmente interessanti per l’impiego del sistema di comunicazione satellitare Starlink, che consente una guida in prima persona (FPV). Non è però chiaro se, in questo specifico attacco, siano state effettivamente utilizzate le comunicazioni satellitari.
Tra i velivoli impiegati è stato osservato anche il Bemouth, un drone ad ala a delta simile allo Shahed. In precedenza gli era stato attribuito un raggio d’azione molto più limitato, ma la sua capacità di raggiungere la capitale russa non appare del tutto inaspettata. Durante il raid sarebbe stato impiegato anche il Morok, un drone ad ala a delta dalle linee particolarmente aerodinamiche, derivato da un drone bersaglio, sebbene l’esatta ubicazione del suo utilizzo non sia stata confermata. L’ultimo modello da menzionare è il BARS a propulsione a reazione. Generalmente descritto come un missile da crociera, è più correttamente definibile come un drone-missile: dispone infatti di una turbina relativamente piccola e di semplici ali dritte.
Secondo il Ministero della Difesa russo, sono stati 555 i droni lanciati contro il territorio della Federazione, rendendo quest’ultimo il secondo attacco per dimensioni dall’inizio del conflitto. Tutti e quattro gli aeroporti internazionali di Mosca sono stati chiusi al traffico per diverse ore. Il raid è avvenuto mentre, a Kazan, circa 700 chilometri a est della capitale, Vladimir Putin partecipava a un vertice con gli undici Paesi dell’Asean, interessati a mantenere i rapporti commerciali con la Russia, considerata un fornitore di energia affidabile.
Alcuni di questi droni sono stati impiegati anche nel nuovo attacco sferrato da Kiev, avvenuto la scorsa notte. La difesa aerea russa ha abbattuto 660 droni ucraini, secondo quanto annunciato dal Ministero della Difesa di Mosca, uno dei numeri più elevati registrati dall’inizio della guerra. I velivoli senza pilota sono stati distrutti in oltre una decina di regioni, compresa quella di Mosca, nonché nella Crimea annessa, nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. Il sindaco Sergei Sobyanin ha dichiarato che almeno 47 droni diretti verso la capitale sono stati intercettati. Un “massiccio” attacco con droni ha colpito anche la regione di Tula, circa 180 chilometri a Sud di Mosca, secondo quanto riferito dal governatore locale. Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato la propria campagna di attacchi con droni a lungo raggio contro la Russia, prendendo di mira soprattutto le infrastrutture energetiche, nel tentativo di privare il Cremlino di una delle principali fonti di entrata utilizzate per finanziare lo sforzo bellico, giunto ormai al quinto anno.
L’impiego simultaneo di piattaforme diverse per dimensioni, profilo di volo, propulsione e sistemi di guida sembra indicare una strategia di saturazione delle difese aeree russe, costrette a confrontarsi contemporaneamente con bersagli caratterizzati da firme radar e prestazioni differenti. Una tattica che potrebbe spiegare perché almeno una parte dei velivoli sia riuscita a raggiungere l’area metropolitana di Mosca.
Per il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskiy, gli attacchi contro la raffineria e gli altri obiettivi presi di mira questa notte dai droni ucraini sono una “risposta giusta” alle aggressioni russe. Il 17 giugno un massiccio raid di Mosca aveva colpito le città ucraine di Dnipro e Zaporizhzhia. L’Ucraina continua ad essere giornalmente bersagliata dai raid russi. Nella notte tra mercoledì e giovedì, il Paese è stato attaccato con sette missili e 239 droni, secondo l’Aeronautica di Kiev. Due persone sono state uccise e altre 17 sono rimaste ferite nell’oblast di Dnipropetrovsk, mentre un uomo ha perso la vita nella regione di Sumy, secondo quanto riferito dalle autorità locali.