In principio era solo una guerra commerciale. Con il passare delle settimane il braccio di ferro fra Stati Uniti e Cina si esteso un po’ in tutti i campi, e abbiamo capito che la guerra commerciale era in realtà solo un pretesto che ne nascondeva molti altri. Il motivo è semplice: il settore economico ne comprende tanti altri, si interseca con loro e li coinvolge direttamente o indirettamente. Cerchiamo quindi di fare ordine e capire quali guerre sono attualmente in corso fra le due superpotenze che si contendono la leadership globale.

Guerra commerciale

La madre di tutte le contese è la guerra dei dazi, una guerra economica e commerciale che dura da ormai quasi un anno, da quando gli Stati Uniti hanno deciso di applicare tariffe aggiuntive sull’esportazione di beni cinesi in territorio americano. La Cina ha risposto, Trump ha aumentato il peso dei dazi, Pechino ha risposto ancora e così via in un’escalation pericolosa quanto evitabile. Delegazioni americane e cinesi hanno cercato di giungere a un accordo ma i negoziati sono naufragati in un nulla di fatto. Per il momento i dazi restano al loro posto.

Guerra tecnologica: Huawei

Applicare dazi sulle merci esportate dalla Cina negli Stati Uniti significa affossare anche le aziende di punta su cui può contare il Dragone. Fra queste troviamo una serie di società tecnologiche che fanno affari d’oro nei mercati occidentali, figurando come dirette concorrenti delle big americane. Huawei è soltanto la punta dell’icerberg. Il colosso di Shenzen, primo produttore al mondo di smartphone, cresce a dismisura e in quanto a tecnologia sta dando del filo da torcere agli americani. Huawei ha infatti investito tantissimo nello sviluppo del 5G, la nuova generazione di reti che rivoluzionerà le telecomunicazioni. La guerra commerciale si interseca dunque con la guerra tecnologica. Gli Stati Uniti sanno di essere ancora più avanti della Cina ma sanno anche che il tempo stringe e che il Dragone sta riducendo le distanze. Il 5G è l’esempio più lampante.

L’altra guerra tecnologica: la videosorveglianza

L’altro filone della guerra tecnologica non riguarda il 5G ma la videosorveglianza. La Cina ha intenzione di installare nel Paese 3 miliardi di telecamere dotate di intelligenza artificiale e riconoscimento facciale entro il 2022. Pechino usa inoltre simili apparati tecnologici per controllare la minoranza etnica degli uiguri nello Xinjiang, zona caldissima e a rischio terrorismo islamico. Gli Stati Uniti potrebbero presto inserire Hikvision, una delle più importanti società di videosorveglianza cinese, all’interno della loro lista nera. E tutto per ostacolare i piani del governo cinese, e magari danneggiare economicamente la stessa azienda.

Le altre guerre e la guerra di civiltà

In sottofondo ci sono altre guerre, tra cui quella scientifica e spaziale. La Cina ha incrementato le proprie missioni nello spazio e in ambito medico, spesso – soprattutto in quest’ultimo caso – spingendosi anche oltre ogni limite etico. Il caso Huawei rimanda inoltre a una guerra informatica, dal momento che l’azienda cinese produrrà a breve un sistema operativo autarchico per sostituire Android sui propri dispositivi. Dal punto di vista militare gli Stati Uniti osservano con apprensione il miglioramento dell’apparato a disposizione di Pechino, tanto che negli ultimi giorni Washington ha lanciato l’allarme sul possibile raddoppio dell’arsenale atomico a disposizione della Cina. Tutte queste guerre rientrano in realtà nel concetto generale di guerra di civiltà, e quella cinese ha intenzione di superare quella americana.