Turisti smarriti, viaggiatori curiosi o spie russe? La Lettonia a caccia di sabotatori

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Una barba incolta, scarponi troppo nuovi, uno zaino pieno di mappe, kit medici e radio. Non è un campeggiatore maldestro né un turista curioso: potrebbe essere una spia russa. A lanciare l’allarme è il Servizio di intelligence e sicurezza militare (MIDD) della Lettonia, una delle tre agenzie di servizi segreti del Paese, che nel suo ultimo rapporto annuale ha reso pubblico un vademecum su come riconoscere potenziali sabotatori infiltrati.

Mentre le tensioni tra Mosca e l’Occidente non sembrano risolversi nei caotici negoziati di Istanbul e le promesse di aprire i cordoni della borsa per la spesa militare si moltiplicano in tutta Europa, la Lettonia (membro Nato dal 2004 e confinante con la Russia) invita i suoi cittadini alla massima vigilanza. “I servizi segreti russi costituiscono la principale minaccia alla sicurezza nazionale”, afferma il MIDD. La loro nuova strategia sarebbe quella dell’invisibilità: niente più soprabiti o borghesi dalle buone maniere, ma escursionisti trasandati e sedicenti volontari umanitari appostati nei pressi di infrastrutture critiche, come centrali elettriche o basi militari.

Il manuale distribuito alla popolazione elenca segnali specifici da tenere d’occhio: aspetto poco curato, igiene approssimativa, un taglio di capelli in stile militare, eccessiva attrezzatura da sopravvivenza per un semplice trekking. E poi, soprattutto, l’atteggiamento: fare troppe domande, mostrarsi disinteressati alla natura, dormire nei boschi senza un reale motivo. “L’esperienza ucraina dimostra che i servizi russi sanno adattarsi all’ambiente”, scrive l’agenzia. “I sabotatori non corrispondono più al profilo classico”.

Ma il messaggio più importante è: niente eroismi. “Se pensate di aver individuato un gruppo di sabotaggio, non agite da soli. Segnalate tutto alla polizia, ai servizi speciali o alle forze armate”, si legge in un comunicato, che vuole evitare il rischio di panico o reazioni scomposte.

Tutti si preparano al peggio

L’allarme lettone arriva in un contesto di crescente allerta in tutto il Baltico e il Nord Europa. Negli ultimi mesi sono stati segnalati casi di sabotaggi sospetti, attacchi informatici, incendi dolosi e persino esplosioni coordinate di pacchi postali tra Lituania, Polonia, Germania e Regno Unito, tutte attribuite informalmente a operazioni clandestine russe. Mosca nega, ma intanto le autorità europee si muovono.

In Germania, tre cittadini ucraini sono stati arrestati con l’accusa di voler piazzare ordigni esplosivi per conto del Cremlino. In Lettonia, l’intelligence attribuisce a servizi russi la profanazione di un memoriale della Seconda guerra mondiale, azione intesa a “spaventare la popolazione e attirare l’attenzione dei media”.

Anche Paesi storicamente neutrali come la Finlandia e la Svezia (anch’essi giovani membri Nato) si stanno attrezzando. Entrambi hanno distribuito opuscoli su come comportarsi in caso di guerra o catastrofi. La Norvegia, da parte sua, ha appena pubblicato un manuale per sopravvivere una settimana senza aiuti esterni, in caso di blackout o sabotaggio.

“Non siamo in guerra, ma non viviamo nemmeno in un vero stato di pace”, ha commentato al Guardian Thomas Strobl, ministro dell’interno del Baden-Württemberg, dopo l’arresto dei tre sospetti in Germania. Una frase che risuona come una diagnosi geopolitica dell’intera regione.