Da circa un mese circolano sul web le immagini di un muro di cemento che separerebbe il distretto di Afrin dal territorio settentrionale del governatorato di Aleppo. Esiste addirittura un video, messo on line dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, che mostrerebbe le forze turche impegnate a distruggere alcune abitazioni per fare spazio alla costruzione di un muro – dell’altezza di circa tre metri e dotato di torri di controllo.

La Turchia, dunque, sarebbe responsabile della nascita di questa barriera di cemento all’interno del territorio siriano. Secondo le accuse del Consiglio democratico siriano (Sdc) – ovvero i curdi che controllavano il territorio prima dell’avanzata turca -, Ankara costruirebbe il muro intorno ad Afrin al fine di isolare il distretto dal territorio circostante.

La notizia sarebbe stata confermata anche dall’agenzia di stampa nazionale siriana Sana, secondo la quale il 23 aprile “le forze turche hanno cominciato a costruire un muro di cemento ad Afrin – che, una volta terminato avrà una lunghezza complessiva di 70 chilometri – per isolare il distretto dal territorio siriano”.

L’obiettivo finale del progetto turco sarebbe – sempre secondo fonti curde – “l’annessione di Afrin alla Turchia”. Un piano ambizioso, che Ankara starebbe realizzando senza incontrare alcuna resistenza da parte del governo siriano, a causa della passività di quest’ultimo nei confronti delle “politiche espansionistiche della Turchia in Siria” e degli accordi stretti con la Russia.

GLI INTERESSI DELLA TURCHIA IN SIRIA

La Turchia mira a controllare completamente il confine con la Siria, consolidando la sua presenza nel distretto di Afrin e spingendosi fino a Manbij, attraverso la città di Tel Rifaat. Quest’ultima, in particolare, è situata vicino ad Afrin e rappresenta un rifugio per i curdi che mirano a riprendere possesso del distretto in questione.

Il sogno di raggiungere Tel Rifat potrebbe non essere così irraggiungibile per la Turchia, in un momento in cui il conflitto siriano infuria a Idlib – l’ultima grande roccaforte dell’opposizione siriana. Circondata dalle forze turche a nord e presidiata dalle truppe siriane e russe, Afrin potrebbe forse essere ceduta ad Ankara da Mosca in cambio di un maggiore spazio di manovra a Idlib, dove la Turchia sostiene l’opposizione siriana e si è fatta garante del cessate-il-fuoco.

La politica adottata dalla Turchia in Siria ha il duplice obiettivo di mantenere il peso politico assunto nel conflitto siriano e impedire la nascita di uno Stato curdo al di là dei suoi confini, tutelando in questo modo la propria sicurezza.

L’OPERAZIONE RAMOSCELLO D’ULIVO

Le forze turche si trovano ad Afrin dal gennaio dello scorso anno, quando Ankara ha lanciato l’operazione Ramoscello d’Ulivo nel distretto, con l’obiettivo di “liberare il territorio dal terrorismo” e creare una zona sicura, profonda 30 km, al proprio confine.

La campagna turca mirava nei fatti a impedire la nascita di uno Stato curdo nei territori di confine. Ankara considera infatti le Syrian Democratic Forces, ovvero i curdi siriani, parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e teme che la nascita di uno Stato curdo vicino al suo confine possa galvanizzare i curdi presenti all’interno del suo territorio nazionale.

Pur non esistendo ufficialmente, uno stato curdo è stato proclamato unilateralmente nel marzo 2016, proprio nel territorio siriano corrispondente al distretto di Afrin, Al Jazira, Kobane (o Ayn Al-Arab), Afrin, Tell Abyad e la zona di Shahba: uno stato mai riconosciuto dal governo di Bashar al Assad.

LA VERSIONE DELLA TURCHIA

Al momento, tuttavia, sembrerebbe che il muro sia stato costruito “soltanto in tre punti, che corrispondono ai luoghi in cui le rivolte sono state maggiormente attive durante lo scorso anno”. Secondo Alexander McKeever, ricercatore indipendente, non è ancora chiaro se il muro diventerà una barriera continua o si ergerà soltanto nelle zone più vulnerabili del territorio, prevenendo l’avanzata dei combattenti curdi nella regione di Shahba, situata nel governatorato di Aleppo.

La notizia della costruzione del muro è stata smentita dall’Esercito siriano libero che, insieme alla Turchia, controlla il distretto di Afrin dal marzo 2018. Secondo l’opposizione siriana, si tratterebbe di una fake news, mirata a nutrire la propaganda dell’Unità di mobilitazione popolare (Ypg) curda.

Secondo il portavoce dell’Esercito siriano libero, il maggior generale Yusuf Hamoud, il presidente siriano, Bashar al Assad e l’Unità di mobilitazione popolare diffonderebbero spesso “notizie che minano la stabilità dell’area, macchiano la reputazione dell’Esercito siriano libero e spaventano i civili”.

L’esercito turco dunque starebbe soltanto fortificando le sue basi militari, al fine di prevenire l’infiltrazione dei combattenti dell’Unità di protezione popolare (Ypg), milizie curde siriane considerate da Ankara un gruppo terroristico. Da quando la Turchia ha occupato il territorio di Afrin, numerosi gruppi armati, tra i quali gruppi legati all’Unità di protezione popolare (Ypg) curda, hanno compiuto attacchi contro le forze turche, per rivendicare il controllo del territorio.