Turchia e Iran dispiegano gli eserciti in vista del referendum in Kurdistan

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A poche ore dal referendum sull’indipendenza del Kurdistan, la Turchia ha deciso di schierare il suo esercito ai confini con Iraq e Siria. Il Parlamento turco ha infatti votato il dispiegamento delle truppe militari nelle zone più delicate della regione. Ankara vive con grande apprensione il referendum curdo. La Turchia infatti teme che l’indipendenza del Kurdistan iracheno possa minare la sua integrità territoriale e spingere la minoranza curda presente nella regione a seguire la strada dei curdi iracheni. Un’altra preoccupazione del Presidente turco Erdoğan è che l’esito positivo della consultazione possa portare l’organizzazione separatista Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, a riprendere le armi. Erdoğan ha dichiarato di recente che la stabilità e l’unità nazionale dell’Iraq sono una priorità per la Turchia, per questo i principali partiti del Paese hanno votato a favore del posizionamento dell’esercito sui confini in funzione difensiva. “Il separatismo basato sull’etnicità” costituisce una minaccia per l’integrità territoriale e se il referendum dovesse portare all’indipendenza, la Turchia ha fatto sapere che si farà garante di tutte le popolazioni non curde che vivono nella zona. 

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan contro la Turchia

Il Pkk è un partito illegale in Turchia, considerato organizzazione terroristica. Dopo alcuni anni di cessate il fuoco e di apparente apertura tra i due fronti, a partire dal 2015 il Pkk ha ripreso le azioni armate nel Paese. Il conflitto tra turchi e curdi ha origini negli anni Ottanta quando iniziò nel Paese una stagione di violenza a seguito dei numerosi rifiuti da parte del governo di Ankara di riconoscere i diritti dei curdi. In particolare, i turchi sentono minacciata l’unità territoriale del Paese, i curdi invece temono per la loro stessa sopravvivenza e conducono una lotta in difesa dell’identità etnica, culturale e linguistica. 



Tutti contro il referendum

Il Presidente Erdoğan ha invitato già da tempo il governo di Kirkuk, sotto il controllo delle forze politiche curde, ad annullare il referendum e ha promesso che le relazioni tra Ankara e Ebril risentiranno pesantemente dell’esito della votazione. Il Presidente della regione autonoma del Nord Iraq, Massoud Barzani, ha definito il voto “storico” e confermato che la consultazione si terrà a ogni costo. La sua posizione però è davvero instabile: dopo decenni di lavori e sforzi per cercare di instaurare rapporti privilegiati con la Turchia, ora l’uomo forte di Ebril sembra sempre più debole e isolato. Le Nazioni Unite e i Paesi dell’area mediorientale infatti si sono detti contrari al referendum sull’indipendenza del Kurdistan e la Turchia ha avvisato: i provvedimenti saranno drastici. Potranno andare dalla chiusura del confine all’interruzione delle relazioni diplomatiche. Mentre tutto il Medio Oriente aspetta con preoccupazione l’esito della votazione, Turchia e Iran hanno autorizzato imponenti esercitazioni militari sul confine tra Iraq e Siria. 

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L’Iran ha inoltre bloccato tutti i voli da e per il Kurdistan iracheno su richiesta del governo centrale di Baghdad. L’embargo aereo è la prima misura concreta contro il referendum sull’indipendenza curdo. Rimangono invece per ora aperti i confini terrestri che assicurano gli scambi tra i due territori. La regione curda-irachena è infatti uno dei maggiori partner commerciali dell’Iran con circa 4 miliardi di dollari ogni anno. Ma il referendum spaventa anche Teheran: il governo teme la spinta delle minoranze curde presenti nella regione e la frammentazione territoriale.

Turchia e Iran hanno deciso di giocare d’anticipo e schierare l’esercito. Se il Pkk dovesse riarmarsi e colpire la Mezzaluna, potrebbe scoppiare un nuovo conflitto in Medio Oriente.