Una base delle forze speciali americane nei pressi di Kobane è stata colpita dall’artiglieria turca. Lo annuncia Newsweek, citando un alto funzionario curdo. Nella notte la notizia è stata più volte confermata e poi smentita, fino a quando il Pentagono ha spiegato che sì, l’attacco c’è stato, ma “per errore”, e che non sono stati registrati morti. Ciò che colpisce è che, secondo ha riferito il portavoce della Marina americana Brook DeWalt, “l’esplosione è avvenuta a poche centinaia di metri da una location fuori dalla zona del meccanismo di sicurezza in un’area dove i turchi sanno che sono presenti forze Usa”. Lo stesso portavoce ha poi avvertito la Turchia: errori simili non verranno più tollerati in quanto “potrebbero comportare un’azione immediata da parte degli Stati Uniti”.

Soldati turchi a Akcakale lungo il confine siriano (LaPresse)
Soldati turchi a Akcakale lungo il confine siriano (LaPresse)

Una situazione paradossale se si pensa che un membro della Nato, la Turchia, ha rischiato di eliminare altri soldati dell’Alleanza. Ma tant’è. Del resto, nonostante una prima apertura di Donald Trump, ora i rapporti tra Ankara e Washington sono sempre più complessi. Proprio ieri l’amministrazione americana aveva chiesto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan a terminare subito l’operazione “Fonte di pace” – questo il nome dell’avanzata turca nel nord dell Siria – per evitare “sanzioni significative che spegneranno, se serve, l’economia turca”. Richiesta spedita al mittente dal Sultano, che ha subito fatto sapere: “Non mi fermo, nonostante le minacce”. Le milizie filo turche, in testa l’Esercito siriano libero, stanno continuando a penetrare nei territori controllati dai curdi, anche grazie ai bombardamenti degli F-16 di Ankara. Attualmente, Erdogan è riuscito a strappare 11 villaggi ai curdi.

L’operazione “Fonte di pace”

L’offensiva turca è iniziata lo scorso 9 novembre, prima con colpi di artiglieria e con raid dell’aviazione, per poi proseguire con una vera e propria offensiva di terra, quando le truppe che fanno riferimento ad Ankara hanno sfondato i valichi di Tel Abyad e Ras al Ayn. I curdi si trovano in una vera e propria morsa di fuoco, ben descritta dall’Agi: “Da ovest verso est il fronte parte da Tel Abyad, bersagliata oltre confine da Akcakale, Ras al Ayn, colpita da Ceylanpinari, mentre Kobane è sotto attacco da Suruc e Qamishli, estremità est del fronte turco, è bombardata da Nusaybin”. Proprio a Qamishli, ieri si è registrato un attentato, apparentemente compiuto dall’Isis, che ha provocato la morte di sei persone e il ferimento di nove civili.

L'avanzata turca nel nord della Siria (Alberto Bellotto)
L’avanzata turca nel nord della Siria (Alberto Bellotto)

Il fronte si sta allargando sempre più e misura attualmente 280 chilometri (l’obiettivo di Ankara è quello di arrivare a 400). In questo, la Turchia è aiutata dalla bassa manovalanza dell’Esercito siriano libero, una forza armata nata sotto gli auspici di Washington che si è già resa protagonista di crimini atroci durante tutto il conflitto e, soprattutto, durante l’occupazione della città di Afrin, durante l’operazione “Ramoscello d’olivo”.

La conta dei morti continua a crescere. Secondo Ankara sarebbero stati eliminati 415 terroristi curdi. Impossibile sapere quanti innocenti in questo numero. Quel che è certo è che Erdogan non si fermerà. Almeno per il momento.

Aggiornamento del 13 ottobre 2019 alle ore 16: diversi analisti e membri delle forze armate americane hanno ipotizzato che l’attacco turco contro i soldati Usa fosse deliberato. Non a caso, 24 ore dopo il bombardamento il Pentagono ha annunciato il ritiro di oltre mille soldati dal Paese mediorientale (per approfondire).

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