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La crisi mediorientale sull’Iran ha fatto emergere una profonda spaccatura interna al Partito Repubblicano, con un conflitto sempre più evidente tra i “falchi”, favorevoli a un intervento militare, e gli “isolazionist”i” del movimento Maga, storicamente contrari a nuove guerre. Questa tensione si è palesata in un acceso confronto tra il senatore Ted Cruz, sostenitore di un approccio aggressivo verso l’Iran, e il conduttore Tucker Carlson, voce di spicco dell’ala isolazionista, evidenziando le divisioni nel fronte pro-Trump mentre gli Stati Uniti si avvicinano a un possibile coinvolgimento militare nella regione.
L’intervista-scontro tra Carlson e Cruz
In un’intervista per il programma di Tucker Carlson, il senatore Ted Cruz è stato messo in più occasioni alle strette per il suo sostegno a un intervento militare in Iran, nonostante la sua scarsa conoscenza del Paese. Carlson lo ha sfidato, chiedendo: “Non sai la popolazione del paese che vuoi rovesciare?” e, successivamente, “non sai nulla dell’Iran!”, dopo che Cruz non ha risposto con precisione a domande sull’etnia e la composizione religiosa iraniana.
La tensione è esplosa mentre Carlson accusava Cruz di ignoranza, dicendo: “Sei un senatore che chiede il rovesciamento del governo e non sai nulla del paese!”. Cruz ha provato a difendersi, ribattendo che Carlson “sostiene che non stanno cercando di uccidere Donald Trump” e contestando la sua posizione sull’uccisione del generale Soleimani. Successivamente, Cruz, incalzato da Carlson, ha chiarito che gli Stati Uniti stanno “sostenendo” gli attacchi israeliani, non conducendo direttamente attacchi. Carlson ha replicato: “La posta in gioco è alta. Sei un senatore: se dici che il governo degli Stati Uniti è in guerra con l’Iran, la gente ti ascolta”.
Lo scontro tra isolazionisti e neocon
In generale, l’intervista riflette lo scontro in atto tra le due anime dell’amministrazione Trump. Come già riportato da InsideOver, infatti, e secondo quanto riportato da Semafor,i massimi funzionari del Pentagono sono divisi sulla portata del sostegno militare degli Stati Uniti a Israele, tema che plasmerà la politica estera del secondo mandato del presidente Donald Trump.
Come conferma Semafor, il generale Kurilla e altri vertici militari hanno richiesto maggiori risorse per supportare e difendere Israele. Tuttavia, queste richieste si scontrano con l’opposizione del sottosegretario alla Difesa per la politica, Elbridge Colby, che si oppone fermamente al trasferimento di risorse militari dagli obiettivi strategici in Asia al Medio Oriente, come riportato da fonti vicine al Dipartimento della Difesa.

