Truppe ucraine sbarcano oltre il Dnipro: segnali di controffensiva o diversivo?

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L’esercito ucraino ha stabilito con successo una piccola testa di ponte sul lato orientale del fiume Dnipro, in un settore poco a nord della città di Kherson, esattamente a settentrione di Oleshky. Fonti russe, risalenti al 20 aprile, affermano che gli ucraini sono stati attivi nell’area per settimane, e a quanto sembra l’esercito di Mosca è arretrato di 1,5 chilometri dal ponte Antonivsky, pesantemente danneggiato al punto da essere quasi inservibile dopo più di un anno di guerra.

Si crede che potrebbe essere un primo segno della tanto attesa controffensiva primaverile di Kiev, ma le informazioni che ci giungono da fonti aperte in queste ore sono ancora troppo frammentarie, sebbene risulti che l’esercito russo stia colpendo gli ucraini con l’artiglieria. L’Institute for the Study of War (Isw), un istituto di ricerca con sede a Washington, ha riferito sabato scorso che filmati geolocalizzati di blogger militari filorussi indicavano che le truppe ucraine avevano anche stabilito “linee di rifornimento stabili” per le loro posizioni.

L’attesa e la nebbia di guerra

In risposta ai resoconti dei media ucraini che affermavano che l’istituzione di tali posizioni indicava che la controffensiva era iniziata, Natalia Humeniuk, portavoce del comando operativo sud dell’Ucraina, ha chiesto di avere pazienza: pur non confermando né negando il rapporto dell’Isw, ha detto solo che i dettagli delle operazioni militari nel delta del Dnipro non possono essere divulgati per motivi operativi e di sicurezza.

Secondo le autorità di occupazione russe, quanto accaduto sarebbe solamente un raid delle forze speciali ucraine che “sono riuscite a farsi un selfie”, come affermato in un canale Telegram, sulla riva opposta del fiume, e i russi avrebbero “il pieno controllo dell’area”. L’Isw afferma che gli ucraini, oltre ad aver stabilito un punto d’appoggio vicino alla città di Oleshky, oltre il fiume Dnipro, si starebbero avvicinando anche al vicino villaggio di Dachi, secondo quanto si legge da blogger militari russi.

Le notizie che giungono sono comunque frammentarie e quindi non è possibile avere contezza di quanto effettivamente stia accadendo, ovvero se si tratti della largamente preannunciata controffensiva ucraina. Quello che si sa è che il raggruppamento russo nell’oblast di Kherson è probabilmente il più disorganizzato dell’intero teatro, in quanto le unità che si sono ritirate oltre il Dnopro dal 9 all’11 novembre 2022 (76esima e 106esima Divisioni aviotrasportate e altre del 22esimo Corpo d’Armata) sono state ricostituite e ridistribuite in altre zone del fronte. Si ritiene che le forze restati sulla sponda orientale in quel settore siano composto principalmente da unità sottodimensionate, considerato che il fiume stesso rappresenta una barriera naturale difficilmente superabile.

Effettivamente gli ucraini, in questi mesi, hanno effettuato piccoli raid con imbarcazioni sulla sponda opposta, generando la reazione russa che si è fatta più intensa tra il 12 e il 14 aprile, ed è possibile quindi che queste azioni siano servite a saggiare le difese avversarie per capire i punti deboli del fronte. Le truppe russe nell’oblast di Kherson, parimenti quelle presenti nella parte occidentale di quello di Zaporizhzhia, sono probabilmente relativamente meno esauste rispetto alle forze in altre parti del teatro e pronte per una difesa in profondità, tuttavia, il raggruppamento russo a Kherson è molto meno organizzato rispetto ad altri.

Le prime mosse ucraine

Tornando al superamento del fiume nella zona di Oleshky, sono disponibili alcune immagini (riprese da droni) che mostrano gli sbarchi ucraini effettuati utilizzando piccoli motoscafi, quindi si tratterebbe di contingenti molto piccoli: in effetti, ad ogni buon conto, è molto difficile pensare che l’azione compiuta possa essere qualcosa di più di un disturbo, di una ricognizione in forze o anche un diversivo.

Per parlare di controffensiva il superamento del fiume avrebbe dovuto essere stato effettuato in forze, con mezzi che gli ucraini non hanno, e considerato che l’unico ponte, l’Antonivsky, presente in quella zona è gravemente danneggiato – tanto da ritenere impossibile il suo utilizzo da parte di mezzi pesanti – riteniamo che quanto stia accadendo non sia altro che una forma di diversione per sviare l’attenzione russa in quell’area e contemporaneamente recuperare informazioni sullo stato delle fortificazioni e sulla consistenza ed equipaggiamento delle unità dell’esercito di Mosca che presidiano quella linea.

Di particolare interesse è invece il ripiegamento russo davanti a questa azione che sembra molto limitata: lasciare terreno alle poche unità ucraine permette di poter rispondere senza scontri ravvicinati, quindi usando artiglieria di vario tipo o elicotteri. Non è dato sapere però se in queste ore stia avvenendo qualcosa di simile. Per inciso il ripiegamento russo, davanti a un numero esiguo di attaccanti, sembra confermare la stima che i reparti di Mosca in quell’area siano meno organizzati rispetto a quelli in altri settori del fronte.

Del resto i russi si sono asserragliati meglio lungo la linea meridionale nell’oblast di Zaporizhzhia, temendo un possibile attacco massiccio che, sfondate le linee, metta a rischio la continuità territoriale tra la Crimea e la Federazione. In effetti, come più volte detto, sarebbe l’unica controffensiva sensata in questo momento (ma non è nemmeno da sottovalutare un colpo nella regione di Luhansk) in quanto interromperebbe le preziose linee di rifornimento terrestri verso la Crimea e l’oblast occupato di Kherson se dovesse arrivare sino al Mare d’Azov, magari puntando verso il porto di Berdyansk.

Cosa insegna la controffensiva dell’anno scorso

Come detto è presto per capire se l’azione sulla sponda orientale del fiume Dnipro rappresenti l’inizio di una diversione che preannuncia la controffensiva ucraina, ma lo schema delle passate azioni potrebbe venire in aiuto: la scorsa estate, Kiev aveva preannunciato da settimane una controffensiva proprio nella regione di Kherson. Controffensiva che poi c’è stata ma che è andata molto a rilento nelle fasi iniziali, trovando una forte resistenza russa. Solo quando lo Stato maggiore di Mosca ha deciso di ritirare le forze oltre il Dnipro gli ucraini hanno potuto avanzare sino al fiume e liberare Kherson (che non è stata rasa al suolo). In quel periodo, però, la controffensiva ucraina su Kharkiv ha colto i russi di sorpresa e ha provocato il crollo di quella parte del fronte e la liberazione della regione.

Potremmo essere davanti allo stesso schema? Possibile, ma le forze ucraine mobilitate sembrano troppo esigue per parlare di un’azione su vasta scala come quelle viste la scorsa estate. Solo i futuri sviluppi e le eventuali azioni ucraine sul fronte meridionale tra Zaporizhzhia e Donetsk – dove in questi due mesi ci sono state parecchie ricognizioni in forze – diranno se quello che stiamo osservando oggi sia un attacco diversivo.