Nel caso in cui dal vertice Nato di Vilnius, in programma i prossimi 11 e 12 luglio presso la capitale della Lituania, i Paesi membri dell’Alleanza atlantica, Stati Uniti compresi, non dovessero fornire tangibili garanzie di sicurezza all’Ucraina, allora alcuni di loro potrebbero essere disposti a schierare le rispettive truppe sul territorio ucraino a sostegno di Kiev.
È questa l’ipotesi sollevata dall’ex segretario generale della Nato, Anders Rasmussen, lo stesso che ha ricoperto i panni di consigliere ufficiale di Volodymyr Zelensky in merito all’ingresso della nazione attaccata dalla Russia in una futura architettura di sicurezza europea.
Secondo quanto riportato dal Guardian, Rasmussen ha inoltre fatto sapere che, anche se un gruppo di Stati mettesse sul tavolo ucraino adeguate garanzie di sicurezza, altri attori non permetterebbero che la questione relativa all’ingresso di Kiev nella Nato fosse tenuta fuori dall’agenda di Vilnius.
Le sue considerazioni sono arrivate in un momento delicatissimo, proprio mentre l’attuale capo della Nato, Jens Stoltenberg, spiegava che la questione delle suddette garanzie di sicurezza sarebbe stata all’ordine del giorno del quasi imminente summit. Stoltenberg ha tuttavia aggiunto che, ai sensi dell’articolo 5 del Trattato di Washington, la Nato fornisce garanzie di sicurezza a tutti gli effetti soltanto ai membri a pieno titolo dell’Organizzazione.

Truppe straniere a difesa dell’Ucraina?
In uno scenario del genere, l’ambasciatore degli Stati Uniti alla Nato, Julianne Smith, ha dichiarato che sono al vaglio una serie di opzioni “per segnalare che l’Ucraina sta avanzando nelle sue relazioni con la Nato”. Potrebbe però non essere sufficiente per blindare Kiev da possibili tensioni future. Ed è per questo che Rasmussen ha tirato in ballo l’ipotesi delle truppe di alcuni Paesi Nato schierate sul territorio ucraino. “Se la Nato non riesce a concordare un chiaro percorso per l’Ucraina, c’è una chiara possibilità che alcuni Paesi possano agire individualmente”, ha dichiarato.
I riflettori sono ad esempio puntati sulla Polonia, che da quando è scoppiato il conflitto è stata in primissima fila nel sostenere il governo di Zelensky, così come sugli Stati baltici. “Sappiamo che la Polonia è molto impegnata nel fornire assistenza concreta all’Ucraina. E non escluderei la possibilità che si impegni ancora di più in questo contesto su base nazionale, e sia seguita dagli Stati baltici, magari includendo la possibilità di truppe sul terreno”, ha sottolineato, ancora, Rasmussen.
“Penso che i polacchi prenderebbero seriamente in considerazione l’idea di entrare e riunire una coalizione di volenterosi se l’Ucraina non ottiene nulla a Vilnius. Non dobbiamo sottovalutare i sentimenti polacchi, i polacchi sentono che per troppo tempo l’Europa occidentale non ha ascoltato i loro avvertimenti contro la vera mentalità russa”, ha quindi concluso.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha annunciato di aver avuto oggi una telefonata con Stoltenberg in vista del prossimo vertice Nato di luglio. “A detta di tutti, ha senso che gli Alleati facciano un passo decisivo verso l’adesione dell’Ucraina. Non stiamo cercando truppe Nato sul campo per porre fine a questa guerra. Stiamo cercando la migliore garanzia per evitare guerre future”, ha twittato Kuleba dopo la telefonata. Lo stesso ministro ucraino ha spiegato in un’intervista televisiva che i Paesi della Nato non invieranno truppe in Ucraina fino alla fine delle ostilità.
Garanzie di sicurezza per Kiev
Rasmussen ha fatto sapere che sarebbe del tutto legale per l’Ucraina cercare tale assistenza militare. Il suo sorprendente suggerimento, secondo cui alcuni Stati potrebbero considerare la posta in gioco abbastanza importante da utilizzare le proprie truppe, dà la sensazione di essere un monito rivolto ai membri dell’Alleanza atlantica. Il messaggio indiretto è che, senza offrire a Kiev valide garanzie di sicurezza o un percorso per entrare nella Nato, allora l’unità dell’organizzazione è a forte rischio.
A detta di Rasmussen, è fondamentale che l’Ucraina riceva garanzie di sicurezza scritte, preferibilmente prima del vertice, ma al di fuori del quadro della Nato. Queste devono coprire la condivisione dell’intelligence, l’addestramento congiunto, una maggiore produzione di munizioni, l’interoperabilità dell’Alleanza atlantica e una fornitura di armi sufficiente a dissuadere la Russia da un ulteriore attacco.
In ogni caso, alcuni alleati della Nato potrebbero essere a favore delle garanzie di sicurezza per evitare di fatto una vera discussione sulle aspirazioni di adesione dell’Ucraina. “Sperano che fornendo garanzie di sicurezza possano evitare questa domanda. Non credo sia possibile. Penso che la questione Nato verrà sollevata al vertice di Vilnius. Ho parlato con diversi leader dell’Europa orientale e c’è un gruppo di alleati dell’Europa centro-orientale che vogliono almeno un percorso chiaro per l’Ucraina verso l’adesione alla Nato”, ha avvertito Rasmussen. Il suo messaggio è chiaro: impossibile perdere ulteriore tempo.
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