Gli Stati Uniti intendono ritirare 9.500 militari dal proprio contingente di stanza in Germania, che ammonta attualmente a 34mila uomini. Una parte delle truppe, secondo quanto riferito da alcune fonti, dovrebbe essere inviata in Polonia ed in altri Paesi alleati mentre un certo numero di soldati dovrebbe fare ritorno a casa. Il rafforzamento del bordo orientale della Nato, che passa dalla Polonia e dai Paesi Baltici, può invece essere legato alla minaccia esercitata da Mosca sulla regione. Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha auspicato che parte delle truppe venga inviata in Polonia.

Le (possibili) ragioni di una scelta controversa

Donald Trump vive una fase molto difficile della sua presidenza ed ha bisogno di adottare scelte forti per sperare in una risalita nei sondaggi ed in maggiori speranze di rielezione. La decisione di ritirare parte delle truppe americane dalla Germania potrebbe andare proprio in questa direzione ed ottenere lo scopo di mostrare i muscoli nei confronti di Mosca e di rinforzare i rapporti con una nazione-chiave come la Polonia. L’asse con Varsavia è fondamentale per rinsaldare la penetrazione di Washington in Europa orientale, dissuadere Mosca da eventuali provocazioni nel Donbass e rinforzare il prestigio di Washington. Non è chiaro, però, se queste mosse si riveleranno sufficienti o saranno invece inficiate da altrettanto efficaci contro strategie del Cremlino. Il parziale ritiro da Berlino potrebbe essere legato ai rapporti non eccezionali con l’esecutivo della Cancelliera Angela Merkel. La Cancelliera ha recentemente rifiutato l’invito della Casa Bianca di prendere parte al vertice del G7, che si sarebbe dovuto tenere a fine giugno negli Stati Uniti. La Merkel e Donald Trump non hanno mai avuto ottimi rapporti: il presidente americano ha criticato l’implementazione delle politiche migratorie tedesche, il progettato North Stream 2 ed ha più volte tuonato contro gli scarsi investimenti militari da parte di Berlino in ambito Nato. L’esecutivo tedesco ha reagito alle critiche affermando che il supporto della Nato può essere misurato non solamente in termini di investimenti ma anche in termini di supporto operativo alle azioni dell’Alleanza Atlantica.

Attriti di lungo corso

La Federazione Russa ha recentemente annunciato l’invio di forze militari nelle regioni occidentali. L’agenzia Tass ha reso noto come diverse unità motorizzate siano state dispiegate nel Distretto di Novomoskovsky per rafforzare la difesa dello Stato. Una scelta non casuale e preceduta dalle parole del Colonnello Generale Sergei Rudskoi, che ha condannato le attività “anti-russe” degli Stati Uniti e dei Paesi alleati nei pressi dei confini della Federazione. Nel mese di marzo, invece, l’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19 aveva portato al ridimensionamento di Defender-20, una maxi esercitazione militare della Nato in Europa. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto dispiegare 30mila soldati in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia. L’esercitazione avrebbe dovuto vedere la partecipazione anche di 7mila truppe provenienti dai Paesi Nato e dagli Stati partner ed avrebbe dovuto coincidere con il maggiore impiego di forze americane sul Continente europeo nel corso degli ultimi venticinque anni.

Relazioni ai minimi termini

Le relazioni tra Stati Uniti e Russia hanno raggiunto uno dei punti più bassi della fase post Guerra Fredda: i contrasti sulle vicende politiche ucraine e l’accusa rivolta a Mosca di aver cercato di pilotare l’esito delle presidenziali americane del 2016 pesano sui rapporti bilaterali. Il Cremlino è particolarmente preoccupato dal dispiegamento delle forze americane nei Paesi Baltici, dalle esercitazioni militari e dal programma missilistico di Washington, ritenuto una minaccia strategica. La reazione di Mosca non si è fatta attendere: Vladimir Putin ha chiarito come Mosca potrà rispondere con le armi nucleari sia ad un attacco atomico sferrato nei suoi confronti che ad un’offensiva con armi convenzionali che minacci l’esistenza stessa dello Stato. Un riferimento, nemmeno troppo velato, a possibili minacce provenienti da Washington.

 

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