In queste settimane sotto i riflettori c’è il rafforzamento delle guarnigioni americane in Medio Oriente  – con l’invio di mille soldati nel Golfo  – e quello del prossimo invio un contingente nella Polonia che dovrebbe presto ospitare gli euromissili “puntanti” sulla Russia; ma al Pentagono non intendono trascurare il fronte del Pacifico, dove verranno dislocati altri 5.000 marines.

Secondo quanto riportato dal quotidiano nipponico Japan Times l’isola di Guam, territorio statunitense nel Pacifico Occidentale, si prepara ad accogliere la ricollocazione di cinquemila marines di cui circa 1.700 in stanza permanente, mentre i restanti ruoteranno ogni sei mesi spostando un assembramento scelto tra i 19.000 fanti di marina della guarnigione presente in Giappone per volere del Trattato di sicurezza bilaterale firmato con Tokyo. La maggior parte dei soldati di Washington, quasi cinquantamila, sono schierati nella prefettura di Okinawa, dove si trovano circa il 25% di tutte le strutture utilizzate dalle forze americane in Giappone. L’isola di Okinawa, la maggiore dell’arcipelago che si trova nel Mar Cinese Orientale, tra Taiwan e l’arcipelago giapponese, fu teatro di una sanguinosa quanto decisiva battaglia durante il secondo conflitto mondiale, quando Stato Uniti e Impero Giapponese si misuravano nel Pacifico.

Il baluardo di Okinawa

La rete di basi militari statunitensi presenti sull’isola di Okinawa fornisce una componente cruciale della presenza operativa futura delle forze armate americane nella regione del Pacifico che guarda all’Asia, ed è posizione strategica nell’ambito del riallineamento delle forze pianificato dal Pentagono. Il suolo del Giappone, oramai fidatissimo alleato di Washington, è visto da molti come un baluardo “strategico” contro la presenza crescente della Cina nella regione.

La portaerei “Guam”

I marines che verranno stanziati permanentemente a Guam si stabiliranno in una nuova base che sorgerà accanto alla base aerea Andersen – dove sono schierati i bombardieri strategici – e prenderà il nome di Camp Blaz. Secondo le informazioni divulgate il terzo Marine Expeditionary Force prenderà posizione nel 2024. Considerata una sorta di “portaerei permanente” nel bel mezzo del Pacifico, l’isola di Guam si trova a circa 3.000 miglia a dalle Hawaii e 1.500 miglia delle Filippine e a sud del Giappone, e attualmente conta quasi ottomila uomini delle forze armate americane tra avieri e marinai e marines. Considerato un avamposto “fondamentale” per le operazioni militari americane nel Pacifico, ospita vari tipi di armamenti di alto profilo, tra i quali spicca il il sistema di difesa missilistica Thaad: la prima difesa contro i missili balistici a medio e lungo raggio che potrebbero essere lanciati dalle potenze asiatiche della in direzione di obiettivi americani come le Hawaii o come la stessa isola stessa. Presso la base aera Andersen, considerata una delle più importanti basi aeree della regione del Pacifico proprio per la sua posizione strategica-geografica che le consente di lanciare e supportare operazioni della Penisola Coreana e nel Mar Cinese, sono schierati i bombardieri strategici B-1 “Lancer” e B-52 “Stratofortress” – mentre il pacchetto di all-stealth strike dell’Aeronautica degli Stati Uniti composto dagli F-22 e B-2 resta di stanza nella base di Pearl Harbor.

Questo spostamento di forze, se si tiene conto dell’invio di nuove navi da guerra e dello schieramento dalla più potente nave per operazioni anfibie della flotta dell’Us Navy, fa parte sia del piano di riallineamento rivisto dal Giappone e dagli Stati Uniti nel 2012, che  stabilisce che circa 9.000 dei marines statunitensi schierati in Giappone siano spostati in basi americane come quelle di Guam e delle Hawaii, sia del rinforzo “generale” che evidentemente il Pentagono vuole imporre nella regione; considerando che la Cina e la Corea del Nord rimangono comunque due dei maggiori e possibili “avversari” previsti nelle analisi d’intelligence di Washington.