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Sotto accusa per essere rimasto troppo a lungo in silenzio. La morte dei quattro militari statunitensi uccisi a inizio ottobre in Niger da miliziani affiliati allo Stato Islamico sta mettendo sempre più in difficoltà Donald Trump e la sua amministrazione. Il presidente americano è stato attaccato su due fronti: c’è infatti chi lo ritiene colpevole di essersi dimostrato troppo insensibile e inadeguato nel fare le condoglianze alla vedova di uno dei sergenti uccisi nel Paese africano e chi lo ha accusato di essere rimasto per troppo tempo in silenzio. 

Un silenzio dovuto sia al fatto che rimangono ancora molti punti da chiarire sulla dinamica che ha portato la squadra delle Forze Speciali americane a cadere in un agguato, insieme al contingente di 20 militari nigerini, al confine con il Mali. Ma anche al fatto che Trump non sembra aver fino a ora prestato molta attenzione alla guerra nel Sahel, ereditata dalla passata amministrazione. È infatti probabile che la nuova amministrazione non abbia ancora preso in considerazione il dossier Africa e in particolare la missione Usa in Niger. Manca infatti da parte di Trump una politica precisa per il continente africano, preso in considerazione solo per estendere la lista del travel ban. 

L’impegno militare americano in Niger

Il dipartimento di Stato americano non ha ancora nominato una guida per quanto riguarda l’Africa, dove sono dispiegati a oggi 6mila militari. Il contingente maggiore, formato da circa 900 uomini, si trova proprio in Niger. Nel Paese africano gli americani sono arrivati nel 2013 per ordine dell’ex presidente Barack Obama. Le forze armate statunitensi hanno nel Paese diversi gruppi di militari con il compito di addestrare e consigliare le truppe locali, impegnate a combattere Boko Haram e il ramo Nord Africano legato ad al Qaeda nel Maghreb islamico. In particolare, dopo la caduta del regime di Gheddafi e l’inizio del conflitto in Mali tra jihadisti ed esercito regolare, in Niger transitano numerosi miliziani e terroristi.

Nuovi particolari sull’agguato 

Intanto, emerge che i soldati americani, finiti nell’agguato mortale mentre stavano tornando da una missione di routine sul campo con le forze locali, hanno aspettato un’ora prima di chiedere aiuto. I Berretti verdi avrebbero inoltre atteso per un’altra ora l’intervento dei caccia francesi decollati per prestare loro soccorso. Il generale Joseph F. Dunford, capo degli Stati maggiori congiunti, ha assicurato che verrà fatta luce su quanto avvenuto in Niger. La motivazione del possibile ritardo nella richiesta di soccorsi è sconosciuta ma secondo il generale, “l’unità ha pensato che poteva gestire la situazione”. Non è ancora chiara però la dinamica dell’imboscata. Il Pentagono sta indagando per capire cosa è successo dopo che i Berretti verdi hanno lasciato la base e le circostanze in cui i soldati sono venuti a contatto con i miliziani.