Sarebbe stato un salto nel buio pericoloso per la guerra in Ucraina: l’avvertimento di Volodymyr Zelensky agli amici del leader russo Vladimir Putin sulla necessità di “fare attenzione” nel partecipare alla parata della Vittoria del 9 maggio ha posto in essere la risposta del presidente Usa Donald Trump, che ha negoziato un cessate il fuoco di tre giorni tra Russia e Ucraina. Dopo quattro anni e mezzo di guerra, un risultato non da dare per scontato e che racconta, indubbiamente, diverse storie.
La prima: gli Usa erano evidentemente molto preoccupati dell’idea che Kiev potesse spingersi fino a colpire la Parata della Vittoria che, mentre scriviamo, fila liscia mentre Zelensky stesso ripromette che l’Ucraina non colpirá. Un messaggio politico che parla anche a nome di quei settori potenzialmente più pronti a forzare la mano di una potenziale escalation. Perché questo sarebbe stato: il 9 maggio ha un valore identitario profondo per la Russia, commemora la morte di 23 milioni di cittadini sovietici nella Grande Guerra Patriottica, inclusi milioni di ucraini, la sopravvienza esistenziale del Paese contro l’aggressione nazista. Non c’è Putin che tenga: colpire la Parata vorrebbe dire colpire una storia comune e un simbolo notevole e mandare un messaggio contro ogni prospettiva di pace.
La seconda storia ha a che vedere col potere personale di Zelensky, presidente di un’Ucraina in guerra che sempre piu si trova sotto assedio e in difficoltà circa la tenuta del suo potere. Gli scandali di corruzione, le incertezze sulla guerra, le problematiche operative, la crisi di consenso rendono sempre più palese l’idea che una fine del conflitto coinciderebbe con l’esaurimento del potere personale del presidente. E ad oggi è legittimo porsi dei dubbi su quanto una fine della guerra sia nell’interesse reale del capo di Stato, mentre non sono da escludere possibili colpi di testa. Zelensky in passato ha incarnato la resistenza ucraina ma da tempo appare molto meno saldo e solido nella sua leadership.
Terzo punto, Trump si trova ora in una situazione critica ma non scontata. Per pochi giorni, le due guerre maggiori che hanno visto gli Usa coinvolti in prima linea o come sostenitori saranno contemporaneamente sospese. La guerra in Ucraina e la Terza guerra del Golfo sono, in tal senso, potenzialmente la stessa guerra laddove l’elemento di congiunzione resta il comune ruolo dei conflitti nel poter essere merce di scambio nella distensione russo-americana. Sventato il rischio escalation, sarà possibile parlare di distensione e di un difficile dialogo in Ucraina che qualsiasi attacco sulla Piazza Rossa avrebbe reso impossibile. E questo parla anche ai negoziati sull’Iran alla vigilia di una settimana in cui Trump è atteso a Pechino alla corte di Xi Jinping. La finestra pragmatica della distensione globale si apre il 9 maggio? Staremo a vedere. Ma la realtà concreta è che il mondo, alla fine, passerà questo giorno senza il fiato sospeso. E ciò, di questi tempi, è gia un risultato.
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