Trump avvia la guerra di terra contro l’Iran? L’allarme di Seymour Hersh: “È una trappola”

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Il presidente americano Donald Trump darà inizio alla fase terrestre del conflitto con l’Iran? Nel discorso alla nazione pronunciato ieri sera dalla Casa Bianca, il presidente Usa ha affermato che gli Stati Uniti sono sulla buona strada per completare tutti gli obiettivi militari «molto presto» e ha promesso di colpire l’Iran «in modo estremamente duro», portandolo «all’età della pietra, dove merita di stare» nelle prossime due o tre settimane. Secondo il giornalista investigativo e Premio Pulitzer Seymour Hersh, nel suo ultimo articolo pubblicato su Substack, siamo alle soglie di una preoccupante escalation.

Motivo? Migliaia di soldati americani, tra cui reparti speciali come Navy Seals e Army Rangers, osserva Hersh, stanno già muovendosi o sono in procinto di essere inviati nella regione. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di controllare lo Stretto di Hormuz – il cruciale collo di bottiglia per il trasporto di petrolio – e di recuperare eventuali scorte di uranio arricchito custodite in tunnel sotto gli impianti nucleari già colpiti da Usa e Israele lo scorso giugno. «Trump sta dicendo al mondo che la guerra di terra è iniziata oggi», scrive Hersh. «Sta inviando migliaia di soldati americani in Medio Oriente per combattere sul terreno, oltre che in aria, contro le Guardie Rivoluzionarie iraniane». Hersh ricorda le dimensioni dell’Iran, quasi quattro volte più grande dell’Iraq, e mette in guardia sui rischi di un nuovo Vietnam.

Un pantano da cui è impossibile districarsi. Infatti, nonostante i pesanti bombardamenti aerei congiunti con Israele, il regime di Teheran resta al potere, continua a limitare il passaggio di petrolio, gas e beni attraverso lo Stretto di Ormuz e lancia ancora missili e droni contro Israele e gli alleati del Golfo.

L’avvertimento dell’insider israeliano

Uno dei passaggi più pesanti arriva dalle parole di un suo contatto israeliano, definito «insider ed eroe di guerra»: «Anche la guerra aerea è una delle guerre più stupide mai combattute da una superpotenza nella storia. Non c’è alcun vantaggio. L’Iran non è ancora riuscito a costruire una bomba, e la guerra sta distruggendo l’Occidente economicamente», ha spiegato l’insider israeliano a Hersh, riferendosi al blocco iraniano delle petroliere occidentali attraverso lo Stretto di Hormuz.

Pete Hegseth, capo del Pentagono

L’insider israeliano aggiunge che le Guardie Rivoluzionarie e i falchi del regime «adorerebbero avere truppe americane» sul terreno dentro l’Iran. «È una trappola gigantesca». Secondo questa fonte, un’invasione di terra sarebbe esattamente ciò che Teheran spera: trasformare il conflitto in una guerriglia prolungata e costosa per gli Stati Uniti.

Hegseth rimuove due generali

Hersh non nasconde la sua visione critica nei confronti del presidente. Dopo aver ricordato le lezioni delle guerre passate in Medio Oriente e i bombardamenti che, storicamente, hanno spesso rafforzato il sostegno popolare al nemico, il giornalista conclude con un’affermazione netta: «Siamo guidati da un presidente ignorante e non qualificato, che è stato comunque regolarmente eletto. Quando mai qualcuno all’interno dell’amministrazione avrà l’integrità e il coraggio di invocare il Venticinquesimo Emendamento?».

Qualche fibrillazione all’interno dell’amministrazione Trump effettivamente c’è. Nelle scorse ore, infatti, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato il capo di stato maggiore dell’Esercito americano, Randy George, in un atto che riflette la crescente ostilità tra Hegseth e la leadership dell’esercito. George, che aveva guidato l’esercito Usa fuori da una grave crisi di reclutamento, è stato sostituito da Generale Christopher LaNeve, ex assistente militare di Hegseth. Il licenziamento non deriva, secondo il Nyt, da divergenze strategiche, ma da tensioni personali, scontri su nomine e dal rifiuto di George e del segretario dell’Army Driscoll di rimuovere quattro ufficiali (due neri e due donne) da una lista di promozioni a generale di brigata, nonostante le pressioni di Hegseth. Hegseth ha anche rimosso altri due generali: il generale David Hodne, comandante dell’Army Transformation and Training Command (incaricato di addestramento e modernizzazione), e William Green Jr., capo del Corpo dei Cappellani dell’Esercito. Un’epurazione che racconta divisioni e scontri sempre più frequenti tra Hegseth e i suoi militari: un chiaro segnale che le cose non stanno andando affatto bene per gli Stati Uniti, protagonisti dell’ennesima avventura bellica senza capo né coda.

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