È stato il giorno più lungo di Donald Trump. Quello in cui il presidente – secondo quanto riporta il New York Times – avrebbe ordinato all’aviazione Usa di colpire Teheran, salvo poi far un’incredibile dietrofront. Tutto inizia con una risposta, alquanto sibillina ai cronisti: “Colpire l’Iran? Vedrete…”. Una minaccia? Un modo per impensierire gli ayatollah? Tutto può essere. Fino alle sette di sera le forze armate americane sono pronte ad ogni evenienza. Gli ufficiali e i diplomatici – secondo quanto riporta il Nyt – ne sono certi: Trump attaccherà. Anzi: il presidente avrebbe addirittura approvato “attacchi contro una manciata di obiettivi iraniani, come radar e batterie di missili”.

L’attacco inizia: gli aerei si alzano in volo, le navi solcano il mare e, proprio quando sta per partire lo strike, tutto si blocca. L’Iran non viene attaccato. Ma chi ha deciso di fermare tutto? Il presidente americano ha deciso di far marcia indietro per conto suo oppure perché indotto dai suoi consiglieri? E se si fosse fermato tutto – sottolinea il quotidiano americano – a causa della logistica o della strategia? L’attacco ci sarà ancora oppure no?

Lo stesso New York Times, che ha provato a contattare la Casa Bianca, non ha trovato alcuna risposta. Ma aggiunge che nessun funzionario governativo ha cercato di bloccare la pubblicazione dell’articolo. Il che potrebbe anche voler dire: Washington potrebbe aver fatto filtrare questa notizia per mandare un avvertimento agli iraniani. Il prossimo passo falso – questo il messaggio – non resterà impunito.

Lo scontro tra Usa e Iran

All’interno dell’amministrazione americana si stanno fronteggiando due fazioni, con posizioni diametralmente opposte sull’Iran. Una parte, che comprende il segretario di Stato Mike Pompeo, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e Gina Haspel, avrebbe sostenuto il raid punitivo, per vendicare l’abbattimento di un drone americano da parte dei Guardiani della Rivoluzione. Un’altra – capeggiata dal Pentagono – chiedeva invece prudenza in quanto un attacco a Teheran avrebbe provocato un’escalation in grado di incendiare tutto il Medio Oriente.

Il punto è che non è ancora chiaro cosa sia successo negli scorsi giorni. Il video che mostrerebbe uomini legati all’Iran è parecchio fumoso, così come le prove portate dagli Stati Uniti. E poi sul drone abbattuto: dove si trovava quando è stato colpito? Per Teheran ci sarebbero “prove inconfutabili” del fatto che il velivolo si trovasse nello spazio aereo iraniano, per Washington in quello internazionale.

La tensione è quindi altissima, come dimostra il fatto che gli incrociatori americani presenti nel Golfo sono in massima allerta per le prossime 72 ore.