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Nuove sanzioni in arrivo per la Russia di Vladimir Putin? Non farebbe notizia la continuità di linea dell’Occidente rispetto a quanto seguito finora nella contesa per l’Ucraina se a minacciarle non fosse Donald Trump. Il presidente Usa ha dichiarato in un’intervista a Nbc News di ritenersi “arrabbiato” per le mosse dell’omologo russo che potrebbero ritardare o rallentare i negoziati avviati con la telefonata diretta del 12 febbraio, specie la scelta di delegittimare il ruolo del leader ucraino Volodymyr Zelensky, nuovamente definito “illegittimo” da Putin nella giornata di venerdì.

Trump ha dichiarato di aver allo studio dei dazi secondari sul petrolio, che praticamente potrebbero toccare i prodotti contenenti oro nero di Mosca e poi raffinati, dunque danneggiando il valore aggiunto da essi garantito per i Paesi che commerciano con la Russia. Il risultato sarebbe un danno indiretto e sistemico all’export del Paese di Putin. Queste minacce, ricorda il Financial Times, arrivano mentre “Trump si prepara a imporre tariffe sui beni di molti dei maggiori partner commerciali americani mercoledì”. Il presidente, sottolinea il Ft, ha proclamato il 2 aprile come un vero e proprio “giorno della liberazione” ma su Mosca non era stato, finora, chiaro. Adesso le carte sono scoperte: Trump è pronto a usare leve negoziali importanti con Putin.

Non si tratta di un’inversione a U ma dell’applicazione di un piano elaborato quasi un anno fa dal generale Keith Kellogg, inviato speciale per l’Ucraina dell’amministrazione e figura attiva nel promuovere la sua agenda in seno al Trump 2.0. L’80enne Kellogg ha detto prima dell’elezione di Trump che Mosca dovrebbe interrompere la sua aggressione in cambio di un armistizio che di fatto conservi le linee del fronte evitando all’Ucraina ulteriori spargimenti di sangue e logoramenti. Al contempo, però, rifiuta l’ipotesi della vittoria russa e chiede che su Mosca si abbatta la scure delle sanzioni se i negoziati saranno sabotati. Così adesso accade, secondo Trump e i suoi, tra i quali comincia a emergere una crescente frustrazione: i colloqui proseguono, ma la rodata diplomazia russa tergiversa nel fare quelle concessioni su cui gli Usa sembrano essere ben più generosi. Da qui nasce l’ipotesi di far pressione tramite le sanzioni all’economia di Mosca, che ha retto l’urto ma era già stata ripensata nell’ottica di un allentamento, non di una stretta sanzionatoria. Ed emerge una verità fattuale: Trump e Putin hanno idee diverse su cosa deve essere il risultato delle loro trattative.

Trump vuole la fine della guerra in Ucraina a ogni costo per ragioni geopolitiche (riavvicinamento a Mosca), economiche (spesa del sostegno all’Ucraina) e strategiche (il risultato di dividere Europa e Russia è stato ottenuto), e per lui il termine del conflitto è un fine in sé. Per Mosca un mezzo per arrivare a altri obiettivi. Putin chiede un riconoscimento da grande attore globale per la Russia che deve passare per accordi a tutto campo che ad oggi gli Usa non hanno la volontà politica di garantire, presi come sono nel loro unilateralismo.

Gli Usa hanno fretta: c’è un contesto globale che si deteriora, ci sono tanti, forse troppi, fronti aperti dalla nuova amministrazione, ci sono promesse elettorali da mantenere. Washington è pronta a trattare con la Russia sull’Ucraina, ma la Russia non sembra aver colto che l’apertura di Trump non è da leggere come una svendita del Paese invaso o di un suo abbandono tout court: le logiche militari, economiche, industriali e diplomatiche spingono in ben altro senso. Trump vuole uscire dalla guerra come l’uomo della pace, non come l’assistman di Putin. Ragion per cui nei momenti più complessi esce fuori l’idea di usare il bastone delle sanzioni assieme alla carota: il piano Kellog per la “pace attraverso la forza”, del resto, presuppone un’America mediatrice attiva ma capace di azioni dure in nome dell’obiettivo di fondo: trattare e chiudere i massacri in Ucraina, per semplificare la complessità di un mondo a cui Trump, tornato dopo quattro anni alla Casa Bianca, sta ancora prendendo le misure.

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