I resti del pilota che era a bordo del F-35 scomparso mentre era in volo sul Pacifico sono stati recuperati. Forse un errore umano dietro la perdita del caccia stealth di 5ª generazione. Si chiude così ogni ipotesi di complotto sul destino del maggiore della Forza Aerea di Autodifesa giapponese scomparso ormai da due mesi.

Il corpo del maggiore Akinori Hosomi è stato recuperato nei giorni scorsi secondo quanto rivelato da fonti ufficiali dell’aeronautica giapponese. “Si presume che il pilota sia stato vittima di uno stato di ‘disorientamento spaziale’ – stato nel quale si manifesta la completa perdita del senso di equilibrio – e che non se ne sia reso conto”, afferma la dichiarazione dei funzionari della difesa che hanno confermato l’identificazione dei resti davanti alla stampa a Tokyo. Nessun malfunzionamento o guasto meccanico dietro l’inabissamento dell’F-35A  dunque – caccia di ultima generazione destinato a diventare la punta di diamante della maggior parte della aeronautiche del blocco occidentale – nonostante i velivoli assemblati e completati presso gli stabilimenti giapponesi della Mitsubishi Heavy Industries Ltd. avessero riscontrato diverse problematiche in passate, e avessero costretto anche il velivolo scomparso ad un atterraggio d’emergenza dopo il sopraggiungere di un guasto meccanico.

Il maggiore Hosomi, scomparso dai radar intorno alle 7:30 del 9 aprile dopo aver percorso per 85 miglia la sua rotta a est della base aerea di Misawa durante un’esercitazione di “intercettazione” con 4 velivoli omologhi, sarebbe stato colto da una completa perdita di orientamento che lo avrebbe portato allo schianto mortale del suo caccia che in fase di stallo sarebbe caduto in mare. A confermare questa tesi sarebbe stato anche il ministro della Difesa Takeshi Iwaya. Secondo i funzionari della difesa Hosomi era cosciente al momento dello schianto.

Ad avvalorare questa tesi sarebbe la combinazione dei dati forniti dai radar che seguivano la rotta del velivolo, la testimonianza dei controllori di volo, quelle degli altri piloti e il datalink avanzato multifunzione dell’F-35 – un sistema nell’aeromobile che consente ai piloti di un gruppo di volo a quattro navi di scambiarsi dati – secondo quanto affermato dalla Difesa giapponese. Si concluderebbe così anche la “ricerca” del relitto, poiché secondo i funzionari il velivolo dal quale non è stata tentato alcun lancio d’emergenza è da considerarsi “distrutto” e le sue e parti/frammenti sparsi sul fondo del mare”. La decisione di abbandonare le ricerche del relitto segue quella già intrapresa dagli Stati Uniti nelle scorse settimane. Decadono così – fino a prova contraria – tutte le ipotesi che sono state avanzate in questi mesi: quali tentativi di diserzione, o un attacco hacker lanciato da una potenza avversaria che avrebbero trovato il suo obiettivo nel jet giapponese. E i timori di spionaggio che avevano fatto a lungo pensare alla possibilità di una recupero clandestino da parte di potenze terze.

Dall’incidente la forza aera giapponese ha sospeso le operazioni di volo degli altri dodici jet F-35A schierati presso la base di Misawa, senza però attuare alcuna modifica negli accordi che porteranno in Giappone ben 147 caccia di quinta generazione del programma Joint Strike Fighter.