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Tripoli torna a infiammarsi in vista delle prossime elezioni. Numerosi scontri armati tra le milizie dei vari “signori della guerra” libici che si fronteggiano per assumere il potere si sono avuti nella capitale tra il 26 e il 28 agosto scorso, evento culminante e terminale (per il momento), di una serie di tensioni che si andavano accumulando da luglio.

I combattimenti hanno coinvolto le forze affiliate al capo di Stato maggiore del Governo di Unità Nazionale (Gna) sostenuto dall’Onu e guidato da Abdel Hamid al-Dabaiba e il Consiglio di Presidenza da un lato, e altre milizie alleate che fanno riferimento al primo ministro incaricato Fathi Bashagha. I combattimenti sono avvenuti nel centro cittadino ma anche nei dintorni della capitale, arrivando fino alla strada per Misurata ad est, e hanno coinvolto anche le forze del generale Osama al-Juwaili.

I prodromi di quanto accaduto nei giorni scorsi a Tripoli va ricercato nella prima fase dei combattimenti, avvenuta il 22 luglio, quando verso le 3 del mattino, le milizie salafite di al-Radà legate all’Arabia Saudita, sotto il comando di Ayoub Abu Rass, hanno attaccato la base della Guardia presidenziale.

Coi combattimenti di fine agosto, sembra che il Governo di Unità Nazionale abbia “regolato i conti” con le milizie avversarie, spezzando il “Fronte di Misurata”: risulta, infatti, che circa il 95% di Tripoli ora sia sotto controllo delle forze del Gna. Si è trattato, quindi, di una delicata operazione per sradicare alcune delle formazioni che minacciano il governo della capitale, guidate dalle forze di Haitham al-Tajouri: l’operazione ha dato i suoi frutti e si può considerare come il terzo e ultimo tentativo di imporre Bashagha come primo ministro con la forza.

Un quadro caotico, come siamo stati abituati a vedere in Libia dalla caduta di Muhammar Gheddafi, che si infittisce in prossimità delle elezioni che il primo ministro al-Dabaiba vorrebbe tenere alla fine di quest’anno. Ora a Tripoli ci sono due milizie che comandano, oltre alle forze del Gna: al-Radà e quelle al comando di Ghanewa al-Kekli.

Stranamente, nei recenti scontri, le truppe del generale Khalifa Haftar non sono intervenute direttamente: risulta che un mese fa il generale Abdul Raziq al-Nadouri, secondo in comando nelle forze fedeli a Tobruk, sia venuto a Tripoli dove ha incontrato i massimi esponenti della difesa del Gna, a sottolineare quindi la volontà di trovare un accordo tra le forze contrapposte. Nemmeno risulta che ci sia stato un ruolo attivo della Russia, che come sappiamo sostiene apertamente il generale Haftar grazie all’invio di armamenti ma soprattutto con la presenza della Pmc (Private Military Company) Wagner, che non risulta abbia preso parte alle azioni dei giorni scorsi. Molto probabilmente il ruolo russo, come quello di altri attori che presto vedremo, è stato solo quello di fornire dati di intelligence.

I combattimenti si sono quindi risolti con una disfatta per gli attaccanti: le milizie del Fronte di Misurata non sono riuscite a stabilirsi in città, e sono state ricacciate fuori dalla capitale, determinandone così la sua rottura e quindi la fine di un’alleanza che poteva portare a un nuovo governo unico: ora, per la prima volta dal 2011, si è persa la coesione dell’opposizione di Misurata.

Questo risultato, che poteva considerarsi scontato, pone quindi il sospetto che la Francia stessa possa avere avuto un ruolo in quanto accaduto: Parigi, così come Mosca e Il Cairo, sostiene Haftar che ha sempre trovato nel Fronte di Misurata un avversario al pari di Tripoli. Questa volta, però, l’intervento francese sembra che sia stato del tutto secondario, ovvero non di tipo diretto, lasciando pertanto all’Egitto un ruolo più attivo.

Diversamente ci giungono prove di un probabile diretto intervento turco in sostegno del governo di Tripoli: una fonte di alto livello ci informa che Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) sono stati usati per colpire le milizie di al-Juwaili, e dalle immagini inedite che ci giungono è molto probabile che si tratti dei turchi Bayraktar TB-2. In alcune fotografie, infatti, è possibile riconoscere quelli che sembrano i resti del munizionamento utilizzato da questi droni.

Gli scontri nelle aree a sud di Tripoli si sono conclusi con il controllo delle Forze di Pubblica Sicurezza, guidate da Imad Trabelsi, fedele al governo di unità, su aree che erano sotto il controllo delle forze fedeli a Bashaga, che però, insieme alle altre milizie avverse al Gna, minaccia ancora la città sebbene da posizioni più defilate e ridimensionate.

L’attuale situazione non significa la fine del conflitto. L’unica costante in Libia è il continuo cambio di alleanze tra i vari “signori della guerra” locali, che come abbiamo visto sono pedine in mano ad attori internazionali che stanno orchestrando un gioco più grande per avere, se non il controllo, almeno l’influenza sulla Libia. Tripoli, pertanto, sarà testimone di altre battaglie per regolare i conti fino a quando lo Stato non riacquisterà il suo prestigio, spesso e volentieri pagato con moneta sonante, e finché non sarà in grado di imporre l’autorità con la forza, cosa che si ritiene improbabile alla luce degli interventi regionali e internazionali.

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