Il palazzo presidenziale circondato, uomini armati all’interno del ministero delle finanze, impiegati trattenuti dentro gli uffici e rumori sordi di colpi d’arma da fuoco: è stato questo quello che ha vissuto la città di Tripoli nella giornata di mercoledì. E tutti hanno pensato che forse qualche brigata vicina al generale Khalifa Haftar era entrata nella capitale. Ed invece no: a creare questa grave situazione di tensione è stata una milizia di Misurata, una delle tante appartenenti ai gruppi appartenenti al Gna guidato dal premier Al Sarraj. Uno scontro tutto interno, poi rientrato, ma che potrebbe dare importanti ragguagli su quella che è l’attuale situazione sul fronte del governo riconosciuto dall’Onu.

Scontri a pochi passi dall’ufficio di Al Sarraj

Tutto è iniziato nel primo pomeriggio di mercoledì, quando fonti locali hanno iniziato a parlare di rumori di colpi d’arma da fuoco attorno alcuni palazzi governativi di Tripoli. Poco dopo la tv Al Arabiya ha specificato che l’edificio coinvolto era quello del ministero delle finanze. Poco dopo, analoghe scene sono state descritte nei pressi del palazzo presidenziale. Uomini armati hanno circondato i due edifici in questione, impedendo agli impiegati di uscire. Questi ultimi hanno avvertito i dipendenti del ministero dell’interno, chiedendo un immediato intervento prima che la situazione potesse irrimediabilmente degenerare. La paura è stata davvero tanta: sul posto sono giunti milizie delle forze al soldo del ministero dell’interno che hanno a loro volta messo nel mirino gli uomini armati che assediavano le sedi governative.

Alcuni testimoni hanno anche riferito che tali gruppi armati hanno danneggiato le auto di servizio sia del ministero delle finanze che di quelle del palazzo presidenziale. Mentre nel centro di Tripoli la tensione cresceva, sono arrivate sempre da Al Arabiya, che ha citato fonti locali, le prime indiscrezioni sull’identità degli uomini armati i quali, come detto ad inizio articolo, facevano parte di una milizia di Misurata. In particolare, come poi spiegato dall’analista Mohamed Tarhouni sul sito Afrigate news, i gruppi in questione erano quelli delle forze anti terrorismo sotto il comando di Mokhtar al Jehawi.

La tensione si è diradata soltanto quando una delegazione di loro ha incontrato lo stesso premier Al Sarraj, il quale si trovava all’interno del suo ufficio nel palazzo presidenziale quando sono scoppiati gli scontri. Le forze anti terrorismo hanno preteso il pagamento degli stipendi di ottobre e novembre, i quali non sarebbero stati ancora erogati. Accuse molto pesanti sono state per tal motivo lanciate verso il ministro delle finanze, Faraj Boumtari. Al Sarraj avrebbe promesso celeri interventi, in cambio del ritiro degli uomini armati dalle sedi governative circondate.

Spaccatura tra Tripoli e Misurata

Nella capitale libica non sono pochi coloro che negli ultimi giorni hanno azzardato l’ipotesi di vistose crepe tra Al Sarraj ed i misuratini. Quando ad esempio il vice premier Ahmed Maitig, uno degli uomini più influenti di Misurata, è volato a Parigi alla fine di novembre, in tanti hanno ipotizzato di incontri francesi finalizzati a promuovere gli interessi della sua città e non del governo con sede a Tripoli. Come si sa, Misurata è una vera e propria città Stato che detiene, dalla caduta di Gheddafi, gran parte del potere politico e militare della Tripolitania. Sono misuratini coloro che hanno catturato ed ucciso il rais, allo stesso tempo sono misuratini coloro che hanno combattuto contro l’Isis nel 2016. E sono provenienti da questa città buona parte delle forze attualmente al fronte contro il generale Haftar.

Al di là del discorso legato al pagamento degli stipendi, l’episodio di mercoledì accaduto a Tripoli è molto grave ed evidenzia profonde spaccature nel legame tra il governo di Al Sarraj e le milizie di Misurata. A dimostrarlo anche il fatto che in questo giovedì mattina, come evidenziato da AgenziaNova, una delegazione è partita da Tripoli per recarsi a parlare con capi tribali e leader di alcune milizie direttamente a Misurata. Segno che i soldi hanno fatto da detonatore ad una situazione contraddistinta già da fratture più profonde. Una spaccatura all’interno di questo schieramento potrebbe rappresentare, in ottica futura, una svolta importante nella guerra in Libia.