I raid israeliani contro Gaza e il lancio di razzi e missili dalla Striscia verso Israele continuano ormai da una settimana, ma qualcosa sembra stia per cambiare sul fronte diplomatico. Dopo giorni di silenzio, le comunicazioni tra Hamas, il Movimento che controlla la Striscia, e Israele sono riprese grazie alla mediazione dell’Egitto, player principale nei tentativi di trovare una soluzione alla recente crisi. A fare pressioni per la fine delle ostilità adesso è anche il presidente americano, Joe Biden, che ha chiesto a Israele di giungere il prima possibile ad una soluzione.

Richieste di un cessate il fuoco sono arrivate più volte in questi giorni da Hamas, che si era detto pronto ad interrompere il lancio di razzi se Israele avesse fermato i raid contro la Striscia. Le richieste avanzate dal Movimento però sono sempre state rispedite al mittente. Sia il ministro della Difesa Benny Gantz che il premier Benjamin Netanyahu hanno più volte sottolineato che le ostilità cesseranno solo dopo che Hamas e Jihad avranno pagato per il lancio di missili contro le città israeliane.

Israele: obiettivi raggiunti

Gantz già lunedì aveva spiegato che i raid sarebbero continuati fino a quando l’esercito non avesse raggiunto gli obiettivi prefissati e che gli attacchi sarebbero andati avanti ad oltranza, senza fissare un termine specifico per le operazioni militari. Ma sette giorni dopo l’avvio dei raid, Israele può ben dire di aver dato prova della sua forza militare, tanto che persino gli alti funzionari della Difesa stanno adesso premendo affinché si inizi a lavorare ad una tregua che metta fine alle operazioni militari a Gaza. Come riportato dal Jerusalem Post, l’esercito ritiene di aver raggiunto la maggior parte dei suoi obiettivi e sconsiglia l’avvio di un’operazione di terra.

Quest’ultima opzione è stata per giorni sul tavolo, ma ad oggi sembra sempre più improbabile, se non addirittura controproducente. Avviare un attacco di terra richiede un dispiegamento di mezzi e forze molto più vasto ed impegnativo rispetto ai raid aerei e potrebbe portare ad un aumento delle vittime israeliane e palestinesi dannoso per lo stesso Stato ebraico. Un simile scenario rischia di alienare l’opinione pubblica interna e di attirare le critiche di quella internazionale, fino ad oggi per lo più schierata a favore di Israele.

Tra l’altro l’esercito ha davvero raggiunto la maggior parte degli obiettivi che si era prefissato, soprattutto dopo aver bombardato la rete di tunnel di Hamas e aver inflitto un duro colpo alla sua leadership uccidendo diversi quadri. Ciò che l’esercito raccomanda prima di una totale implementazione del cessate il fuoco è l’eliminazione di altri capi del Movimento, primi fra tutti Yahya Sinwar la cui casa è stata distrutta sabato in un raid dell’aviazione israeliana.

Secondo diversi analisti, però, nelle prossime ore dovrebbero esserci importanti sviluppi per la cessazione delle ostilità, salvo drastici cambiamenti nello scenario attuale. Il quotidiano israeliano Haaretz specifica che con molta probabilità l’accordo tra Hamas e Israele prevedrà una serie di brevi tregue per la riduzione graduale delle ostilità come già successo nel 2014 durante l’operazione Margine protettivo.

Il successo di Hamas

Ad aver raggiunto gli obiettivi prefissatisi è anche Hamas. Il Movimento, nonostante l’alto numero di vittime, è riuscito a presentarsi come il vero e unico difensore di Gerusalemme e della causa palestinese. Hamas poteva già contare su un ampio consenso tra la popolazione palestinese, come riportato dai sondaggi degli ultimi mesi realizzati in vista delle elezioni indette e poi cancellate dal presidente Abu Mazen. Dopo l’escalation dell’ultima settimana ha rafforzato la sua pretesa di guidare la resistenza palestinese non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania e ha inflitto un altro duro colpo alla leadership di Fatah, dimostratasi ancora una volta incapace di proteggere il suo stesso popolo. Durante quest’ultima escalation, Hamas ha anche potuto mettere in mostra il suo nuovo arsenale, impiegando i razzi Ayyash con una gittata di 250 chilometri e piccoli droni iraniani dotati di testata bellica. Questi ultimi, insieme agli attacchi missilistici “di saturazione” che sono riusciti a superare l’Iran Dome, rappresentano una novità e certificano la crescita militare di Hamas.

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