Tregua a Gaza, Trump decisivo ma Biden prova a prendersi i meriti

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La squadra del presidente eletto Donald Trump è stata decisiva nel raggiungimento dell’accordo tra Israele e Hamas su tregua e ostaggi. Come vi abbiamo raccontato il 14 gennaio su InsideOver, infatti, Steve Witkoff, inviato speciale per il Medio Oriente di Trump, ha svolto un ruolo chiave nell’avanzamento delle trattative, che si sono poi concluse positivamente. Witkoff ha viaggiato dal Qatar a Israele per incontrare Netanyahu, esercitando una forte pressione sul leader israeliano affinché accettasse i compromessi necessari per progredire. A darne notizia erano stati i media israeliani, tra cui Haaretz.

L’accordo raggiunto grazie all’uomo di Trump

La conferma del ruolo Steve Witkoff ora arriva anche dal Times of Israel, che cita alcuni funzionari arabi che hanno partecipato ai colloqui che si sono svolti in Qatar. Il giornale israeliano parla di un incontro definito “teso” tra il premier Benjamin Netanyahu e Witkoff. Non solo: quest’ultimo avrebbe fatto più progressi in un solo colloquio con Netanyahu rispetto a quelli ottenuti da Joe Biden durante l’intero anno. Witkoff si trovava a Doha da una settimana, impegnato nei negoziati per la liberazione degli ostaggi. Tuttavia, sabato è volato a Gerusalemme per un incontro cruciale con Netanyahu, tenutosi nell’ufficio del premier. Durante la riunione, Witkoff ha spinto Netanyahu ad accettare compromessi fondamentali per raggiungere un accordo, come confermato dai due funzionari arabi che hanno parlato con il Times of Israel in condizione di anonimato.

La conferma del ruolo decisivo dell’uomo del tycoon arriva anche da altre fonti autorevoli. Secondo l’ex diplomatico israeliano Alon Pinkas, intervistato dalla CNN, Donald Trump è stato il vero “game-changer” dietro l’accordo tra Israele e Hamas sul cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. “Se vi state chiedendo cosa abbia fatto cambiare idea a Netanyahu dopo mesi di resistenza, è stato il fattore Trump,” ha spiegato Pinkas. “Non si tratta di pressioni dirette”, ha aggiunto, ma della paura di Netanyahu verso “l’imprevedibilità e l’approccio transazionale per cui Trump è noto,” che avrebbe spinto il leader israeliano a voler rimanere dalla parte giusta dell’ex presidente Usa. Pinkas ha sottolineato che Joe Biden, invece, “non ha fatto nulla” per influenzare l’accordo.

E Biden prova a prendersi il merito

Nonostante il ruolo determinante di Steve Witkoff nel raggiungimento dell’accordo sugli ostaggi, il presidente uscente Joe Biden ha rivendicato il successo diplomatico, provando a prendersi dei meriti che evidentemente non ha. La domanda, però, rimane: perché gli Stati Uniti non hanno esercitato prima la loro influenza? Perché Biden avrebbe dovuto attendere così tanto tempo?

“La mia diplomazia non ha mai smesso di lavorare per ottenere questo risultato,” ha dichiarato mercoledì Biden in un comunicato. Durante un breve intervento alla Casa Bianca, il presidente Usa ha lodato il suo team di politica estera, definendolo “portatore di pace”, nonostante il loro sostegno alle azioni militari israeliane a Gaza. Rispondendo a una domanda su chi tra lui e Donald Trump meritasse il merito dell’accordo, Biden ha replicato: “È uno scherzo?”.

Nonostante l’inquilino della Casa Bianca abbia ironizzato sull’idea che Trump abbia giocato un ruolo importante se non fondamentale nell’intesa, dietro le quinte si dice ben altro: tant’è che un funzionario della sua amministrazione ha ammesso che c’è stata “una partnership altamente costruttiva e molto fruttuosa” con l’inviato di Trump, Steve Witkoff. Questo elemento è emerso grazie a un tweet del giornalista investigativo Ken Klippenstein, che ha ottenuto una registrazione di un briefing off-the-record della Casa Bianca sull’accordo di Gaza.

Anche il portavoce del Dipartimento di Stato, Matthew Miller, ha riconosciuto il ruolo cruciale del team di Trump nel raggiungimento dell’accordo tra Israele e Hamas. “Il coinvolgimento del team di Trump è stato assolutamente fondamentale per portare a termine questo accordo,” ha dichiarato Miller, aggiungendo: “Ringraziamo, naturalmente, il team di Trump per aver collaborato con noi su questo accordo di cessate il fuoco. Pensiamo sia stato importante che fossero al tavolo delle trattative”.

Trattasi di rivelazioni che gettano ulteriore luce sul contributo chiave della squadra di Trump nei negoziati tra Israele e Hamas e sul raggiungimento di un accordo.

Va inoltre ricordato che, secondo quanto riportato dal Times of Israel il 30 ottobre scorso, dunque prima delle elezioni presidenziali, Donald Trump avrebbe chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di concludere la guerra a Gaza entro il suo – allora ipotetico – ritorno alla Casa Bianca. La richiesta, secondo due fonti informate, sarebbe stata espressa durante un incontro a luglio presso il resort Mar-a-Lago in Florida.

La destra religiosa minaccia di far saltare l’accordo

Ci sono però diversi ostacoli con cui la diplomazia dovrà fare i conti a breve. L’accordo su tregua e ostaggi tra Israele e Hamas sta provocando forti tensioni all’interno del governo israeliano. Mercoledì, il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha duramente criticato l’accordo, affermando che il suo partito potrebbe abbandonare la coalizione di governo guidata da Benjamin Netanyahu.

Smotrich ha dichiarato su X (ex Twitter): “Una condizione chiara per la nostra permanenza nel governo è la certezza assoluta di un ritorno alla guerra con grande forza, su larga scala e in una configurazione nuova, fino alla completa vittoria su tutti i suoi componenti, in primo luogo la distruzione dell’organizzazione terroristica di Hamas e il ritorno di tutti gli ostaggi alle loro case”. La posizione di Smotrich riflette il malcontento della destra religiosa rispetto all’accordo, percepito come un compromesso imposto dagli Stati Uniti. È questa posizione oltranzista che potrebbe minare la tenuta dell’accordo.