La guerra tra Israele e l’arcipelago dell’insorgenza palestinese ha superato i confini della Terrasanta nei giorni immediatamente successivi al 7/10. Lupi solitari e soldati di organizzazioni terroristiche hanno compiuto attentati in Belgio e Francia per solidarizzare con la Palestina. L’Iran ha attivato i suoi proxy contro Israele e Stati Uniti in Mesopotamia, nel Mar Rosso e perfino in Sudamerica.

Chi teme la regionalizzazione del conflitto ha la vista offuscata: il conflitto tra Israele e Iran per interposto Hamas è globale. Ed è destinato a incidere profondamente sulle agende estere di ognuno dei belligeranti e degli interessati.

From the River to the Sea

Dal fiume al mare è più di un motto: è la descrizione dell’ultima guerra nella e per la Terrasanta. Combattimenti inizialmente circoscritti nell’Israele-Palestina, nei dintorni del sacro Giordano, che col tempo hanno raggiunto il mare. Ma non il Mediterraneo: lo stretto e strategico Rosso.

L’irruzione nel conflitto degli Houthi, l’equivalente yemenita di Hezbollah, ha cagionato l’espansione delle ostilità dal fiume al mare. Da quando l’irriducibile movimento armato ha dichiarato guerra a Tel Aviv, in data 31 ottobre, le acque del Mar Rosso e del Golfo di Aden sono diventate agitate e innavigabili per le navi in odore di ormeggio nei porti israeliani.

La campagna degli Houthi, nei primi dodici giorni di dicembre, ha assunto la forma di pioggie di razzi su Eilat e di aggressioni piratesche e missilistiche a navi commerciali sospettate di trasportare carichi destinati al mercato israeliano. Delle quattro navi prese di mire dagli Huthi, una, la Strinda, era diretta alle bioraffinerie dell’Eni.

L’impatto geoeconomico del conflitto

Gli Huthi non hanno messo in crisi lo scudo difensivo israeliano, che mai è stato il loro (reale) obiettivo, anche perché buona parte dei loro attacchi viene intercettata e neutralizzata dai dispositivi occidentali che vegliano sulla tratta Rosso-Aden-Ormuz, ma hanno conseguito due risultati: portare l’instabilità in una delle rotte-chiave della globalizzazione e costringere Tel Aviv a far ripiegare molti dei suoi mercantili su una più dispendiosa (e non meno rischiosa) circumnavigazione dell’Africa.

Gli Houthi giocano la partita, Tehran porta a casa l’incasso. Un incasso politico, le simpatie di una umma rinfocolata dal risveglio della questione palestinese, ed economico, giacché la legge del mercato potrebbe condurre produttori e consumatori a preferire all’instabile tratta Rosso-Aden, sotto il tiro dei proxy iraniani, percorsi terrestri come il Corridoio terrestre Nord-Sud e i suoi parenti della Belt and Road Initiative.