L’Esercito ucraino rivendica successi di valore tattico nel settore di Bakhmut, portando avanti la controffensiva annunciata che, secondo le informative diffuse dai media, sta coinvolgendo “tutta la linea”. Sulle mappe di diversi siti open-source, tuttavia, la città di Bakhmut che ci ricorda sempre più Stalingrado la del 1943, non viene ancora segnata come territorio tornato sotto il controllo di Kiev. Rimanendo invece sotto le bombe che l’hanno ridotta a un cumulo di macerie sotto assedio.
Negli ultimi aggiornamenti diffusi dall’intelligence britannice, consultabili nelle consuete schermate condivise sul canale Twitter del ministero della Difesa inglese, sono segnalati fin dal 7 di luglio combattimenti sempre più intensi intorno alla città e lungo l’intero fronte circostante. Con un’avanzata costante delle truppe ucraine che guadagnano terreno a nord e a sud di una Bakhmut battuta notte e giorno dall’ intenso fuoco delle artiglierie. Lo stesso compare nelle mappe diffuse dall’Institute for the Study of War statunitense.
Il morale dei russi viene riportato come “molto basso” a causa di questi costanti bombardamenti dell’artiglieria. E mentre la 28ª brigata meccanizzata ucraina comunica di aver preso d’assalto le trincee fortificate dei russi mettendoli “fuori combattimento”, raid aerei delle Forze Aerospaziali russe vengono segnalati, in supporto, a Kramatorsk, Chasiv Yar, Dyliyivka, Pivnichne e Pivdenne nella regione di Donetsk. Tutti al fine di respingere l’avanzata degli ucraini decisi a riconquistare terreno, assaltando e conquistando “una trincea alla volta” per spezzare la linea russa e creare delle sacche per lasciarli le truppe di Mosca in trappola.
Se da una parte le sensibili perdite attribuite all’Esercito russo lasciano sempre pensare a uno spostamento del fronte imminente in tutto il settore, l’accerchiamento di Bakhmut, assediata da nord e sud secondo le informazioni, ma non ha est, dove i russi mantengono il fronte, potrebbe rivelarsi una spina nel fianco per Kiev. Che tiene alla conquista della città considerata “un ultimo bastione” dagli stessi russi che sembrano considerare “politicamente inaccettabile” una ritirata – questa volta non strategica – e impensabile – almeno ad oggi – una resa.
La città conquistata a caro prezzo dai russi, o quel che ne resta dopo 500 giorni di guerra, è una delle poche conquiste territoriali significative russe registrate dai russi negli ultimi 12 mesi del conflitto. Secondo l'intelligence britannica ci sarebbero "poche" o addirittura "nessuna riserva disponibile" che Mosca possa impiegare per una tragica difesa. Già destinata a terminare in uno scontro strada per strada ancora peggiore di quello cui abbiamo assistito nella strenua resistenza di Mariupol.
È ormai evidente come Bakhmut abbia ottenuto "un peso simbolico", resta quindi molto probabile il verificarsi uno uno sforzo - da entrambe le parti - per issare o tenere la bandiera. A Bakhmut, il Cremlino ha potuto contare sulle operazioni condotte dai mercenari Wagner che ha completamente abbandonato il settore tra la fine di maggio e l'inizio di giugno; prima del tentato colpo di stato di Evgheny Prigozhin. Ora nel giro di un mese la controffensiva ucraina lanciata nella regione - per alcune fonti travolgente, per altre poco incisiva - starebbe conducendo verso un ribaltamento del fronte, o almeno un parziale successo di Kiev nella riconquista dei territori caduti in mano dei russi.
A differenza di Stalingrado, obiettivo strategico che al tempo avrebbe aperto l'avanzata della Wehrmacht tedesca nel Caucaso e condotta agli importanti giacimenti petroliferi, la riconquista di Bakhmut sembra aver assunto un mero valore simbolico per cui Putin e Zelensky, come un tempo Hitler e Stalin, assisteranno allo scontro delle loro armate al fine di rivendicare la loro ferma convinzione di fronte all'avversario. Una resistenza strenua, come quella sostenuta dal feldmaresciallo von Paulus, o una vittoria da appuntare sul petto non tanto per il valore strategico, quanto per mandare un messaggio all'avversario e riconquistare ciò che appartiene all'Ucraina, come quella ottenuta a tutti i costi dal generale sovietico Čujkov. Inutile ricordare che adesso come allora, rimangono sul campo le spoglie di miglia di giovani soldati.

