“Il coronavirus è il principale nemico di tutta l’umanità”. Con questa motivazione, il National Revolutionary Front (Brn), il gruppo più numeroso di ribelli armati musulmani nella Thailandia del sud, ha dichiarato un cessate il fuoco temporaneo. “Le nostre azioni sono interrotte fino a quando non saremo attaccati dall’esercito regolare”, si legge nel comunicato diffuso dai guerriglieri.

“Abbiamo compreso che il coronavirus è una seria minaccia per tutti gli esseri umani nel mondo”, continua il documento del gruppo. “Per creare un ambiente più confortevole e pacifico per tutto il nostro popolo, legato al lavoro degli operatori sanitari e agli sforzi delle agenzie umanitarie per controllare l’epidemia, il Brn interromperà tutte le attività”.

La dichiarazione dei ribelli musulmani è arrivata il 3 aprile, lo stesso giorno in cui il segretario generale delle Nazioni Unite (Onu) António Guterres, ha rinnovato il suo appello a “mettere a tacere le armi” in tutti i conflitti in atto. “Il virus ha dimostrato quanto velocemente possa attraversare le frontiere, devastare i paesi e annientare vite”, ha affermato il numero uno dell’Onu. “Dobbiamo fare tutto il possibile per trovare la pace e l’unità di cui il nostro mondo ha così disperatamente bisogno per combattere il Covid-19”.

L’origine del conflitto

Il conflitto, che viene considerato a “bassa intensità” dagli esperti, ha origini antiche. Queste provincie un tempo formavano il Sultanato di Pattani, poi annesso al Regno del Siam all’inizio del Novecento. Ed è proprio per questo che i ribelli musulmani richiedono di staccarsi dal governo di Bangkok.

Le violenze hanno subito un significativo incremento nel 2004, dopo quello che viene ricordato come il “Massacro di Tak Bai”. Da quel giorno scontri ed attentati non si sono mai fermati e hanno provocato, fino ad oggi, la morte di oltre settemila persone.

Più di venti gruppi armati musulmani

La guerriglia separatista è divisa in vari gruppi e ognuno opera autonomamente. I dati forniti dai funzionari dell’intelligence militare thailandese, parlano di circa 9mila combattenti solo nelle fila del National Revolutionary Front.

Secondo le autorità, attualmente, sarebbero attive circa venti organizzazioni. Sei di queste, compreso il Brn, con l’obiettivo di iniziare delle trattative di pace con Bangkok, si sono riunite nel 2014 sotto il nome di Mara Patani. Ma le negoziazioni per un cessate il fuoco, che sono state bloccate e poi ripartite in numerose occasioni, sono risultate sempre complesse.

Anche perchè, questi gruppi, non hanno un unico leader. E non tutti combattono per lo stesso motivo: alcuni richiedono l’autonomia, altri vorrebbero l’annessione alla Malesia.

Le ultime violenze

Il 17 marzo scorso, due bombe sono state fatte esplodere all’ingresso dell’ufficio governativo del Southern Border Province Administration nella città di Yala, dove era programmata una riunione governativa proprio per affrontare l’emergenza Coronavirus nella regione. Le esplosioni hanno causato il ferimento di oltre 25 persone. Secondo le autorità, dietro l’attacco, ancora non rivendicato, ci sarebbero stati proprio i ribelli del Brn.

Tre giorni dopo, durante un’operazione avviata dalle forze di sicurezza thailandesi per prendere i responsabili dell’attentato, scontri a fuoco tra l’esercito e miliziani del gruppo armato si sono verificati nel distretto di Mueang, sempre nella provincia di Yala, provocando la morte di un soldato e il ferimento di altri tre.

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