Il missile anti-nave “Marte” sviluppato da Mbda va dritto sul bersaglio e conferma la sua efficacia durante il secondo test a fuoco, portato a termine presso Poligono interforze in Sardegna. Questo ennesimo lancio conferma così il successo di progettazione e implementazione di questa nuova arma anti nave che verrà presto schierata sui caccia multi ruolo Eurofighter Typhoon, quale preziosa risorsa per difendersi da unità navali di superficie “ostili” e aumentare le capacità di deterrenza nei teatri marittimi.
Come riporta Analisi Difesa, “rispetto al primo test, risalente alla fine del 2018, sono state testate diverse caratteristiche e funzionalità aggiuntive”. Esse si sono concentrate, secondo quanto illustrato, sulla messa alla prova di un sistema di navigazione integrato, di una nuova spoletta che garantisce un controllo di prossimità all’obiettivo e di un sistema di attuazione in configurazione avanzata. Sviluppato e messo a punto dalla divisione Seeker di Mbda – principale consorzio costruttore di missili e tecnologie per la difesa europeo, le cui azioni sono detenute per il 25% dall’italiana Leonardo – il missile anti-nave Marte Er, lungo 3,6 metri e pesante approssimativamente 315 kg, appartiene alla terza generazione del sistema missilistico sviluppato negli anni Ottanta e che porta ancora l’omonimo nome.
Diretto derivato dal sistema Marte Mk 2/s, si differenziata principalmente dall’introduzione di un motore a turbogetto che aumenta in modo significativo la portata effettiva dell’ultima versione. Il missile in questione ha infatti centrato un bersaglio galleggiante posto a 100 chilometri dal sito di lancio portando a termine un volo che lo ha visto spingersi al limite delle sue capacità senza riscontrare alcun tipo di criticità. La sua corsa d’approccio al bersaglio ha previsto infatti manovre che lo portassero fino al limite del suo inviluppo, compresa una fase di volo a bassissima altitudine sul mare con elevata velocità. Velocità che nelle versioni precedenti era stimata intorno tra i mach 0.8/ 0.9. L’altitudine minima di corsa in approccio all’obbiettivo precedente viene riportata a 15 metri dalla superficie del mare.
Secondo gli analisti, il comportamento “perfetto” del missile e del sistema di telemetria che ha registrato un’enorme quantità di dati di volo a conferma dell'”ottimo allineamento con i risultati della simulazione” può dimostrare un “successo del progetto” che conta di potersi integrare a breve sulla piattaforma aerea Eurofighter Typhoon: caccia multiruolo monoposto in forza alla maggior parte delle forze aeree europee che rappresenta la principale difesa aerea della Nato nel Vecchio continente insieme ai nuovi caccia F-35. Questa implementazione consentirà alla piattaforma aerea di garantire una maggiore capacità anti nave dei Paesi utilizzatori nell’ingaggio di obiettivi con missili a medio raggio che prima vedevano l’impiego limitato a velivoli ad ala rotante come gli elicotteri Nh90 e Aw101. Piattaforme con un raggio operativo analogo, ma con una velocità di reazione senza dubbio inferiore a quelle del caccia Typhoon.



