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Di solito i ruoli sono invertiti: la Corea del Nord testa armi e missili di ogni tipo, mentre la Corea del Sud monitora quanto accade oltre il 38esimo parallelo, limitandosi ad avvisare la comunità internazionale con comunicati ufficiali. Questa volta è stata Seul a testare, per la prima volta, un missile balistico lanciato da un sottomarino (Slbm). La notizia è stata riportata dall’agenzia sudcoreana Yonhap, che per l’occasione ha citato fonti anonime. Un portavoce del Ministero della Difesa, probabilmente per sviare sull’argomento, ha spiegato che “informazioni del genere non possono essere confermate”.

In ogni caso, il successo del test rende la Corea del Sud l’ottavo Paese al mondo dotato della capacità di poter lanciare Slbm. La lista comprende Stati Uniti, Russia, Cina, India, Regno Unito, Francia e Corea del Nord. Scendendo nel dettaglio, il test è stato effettuato una settimana fa da un sottomarino classe Dosan Ahn Chang-ho, dopo tre test precedenti fatti da una piattaforma di lancio.

Il Dosan Ahn Chang-ho, tra l’altro, fa parte dei nuovi sommergibili sui quali intende affidarsi Seul, che prevede di schierarne nove entro la fine del decennio. Si tratta del più grande sottomarino sviluppato dalla Corea del Sud, ha un peso che supera le 3mila tonnellate, è dotato di sei tubi per lanciare siluri e, nelle versioni future, conterà su una decina di tubi per sparare missili da crociera e Slbm.

I nuovi missili di Seul

Non c’è da sorprendersi più di tanto in merito al test effettuato da Seul. Il piano presentato dal Ministero della Difesa sudcoreano è abbastanza emblematico delle prossime intenzioni del Paese. La Corea del Sud, infatti, intraprenderà lo sviluppo di nuovi sistemi missilistici “con una maggiore potenza distruttiva” a fini di deterrenza. Il governo potrà contare su risorse pari a 366 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, con un incremento medio annuo del 5,8% nel periodo compreso tra il 2022 e il 2026.

Il 66% del bilancio della Difesa sarà destinato al mantenimento delle forze, mentre il rimanente al potenziamento della capacità bellica nazionale. “Svilupperemo un missile più potente, con maggior gittata e maggior precisione per esercitare la deterrenza e conseguire la pace e la sicurezza nella Penisola coreana”, si legge in una nota dello stesso Ministero della Difesa.

Già da diversi anni Seul spingeva per rafforzare il proprio deterrente balistico, ma era impossibilitata a causa di alcune restrizioni imposte dagli Stati Uniti, le quali impedivano ai sudcoreani di munirsi di missili dotati di una gettata superiore agli 800 chilometri. Washington ha rimosso ogni limite lo scorso maggio.

Il misterioso silenzio di Pyongyang

Sorprende che la Corea del Nord non abbia risposto con esuberanza al test missilistico sudcoreano. Per quale motivo Pyongyang non si è esposta più di tanto? Possiamo fare delle ipotesi. La prima, filtrata da quanto riportano fonti militari citate dalla stampa di Seul, è che il Paese avrebbe intrapreso i preparativi per una parata militare in occasione dell’anniversario della fondazione della nazione. Quasi 10mila soldati nordcoreani sarebbero giunti a Pyongyang in vista del doppio anniversario della fondazione della Corea del Nord (9 settembre) e del Partito del Lavoro (10 ottobre).

Dal momento che i preparativi risulterebbero già a buon punto, è altamente probabile che la parata possa svolgersi nelle prossime ore. Insomma, i nordcoreani avrebbero altro a cui pensare. Seconda ipotesi: la risposta di Kim Jong Un potrebbe arrivare durante, o immediatamente dopo, la parata militare, magari mostrando qualche nuova arma oppure, in un secondo momento, effettuando un test a ciel sereno.

Terza ipotesi (la meno probabile): la Corea del Nord sarebbe in ginocchio a causa di presunti, gravi problemi interni, a dire il vero mai confermati in via ufficiale. Nel frattempo, e in attesa di capire le prossime mosse di Kim, è la Corea del Sud a mostrarsi particolarmente attiva. Seul, infatti, intende includere perfino dei mini reattori nucleari nel contesto dell’approccio organico del governo per il conseguimento della neutralità carbonica, allontanandosi così dalla promessa di dismettere il nucleare formulata in passato dal presidente Moon Jae-in. Impossibile che Kim si volti dall’altro lato o faccia finta di niente. Ecco perché l’atteggiamento sudcoreano potrebbe spingere i nordcoreani ad aumentare la posta in palio, con effetti a cascata in tutta l’Asia e nel resto del mondo.

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