La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Porta del Sahel, ma anche erede delle civiltà sviluppatesi attorno la città di Timbuctu, il Mali oggi si presenta come uno Stato sostanzialmente diviso in due distinte entità culturali: un nord dominato dalla cultura tuareg, un sud invece che riflette i retaggi degli imperi africani del Ghana, del Mali e Songhai, al centro il passaggio del fiume Niger le cui acque da secoli continuano ad essere un punto di riferimento essenziale per tutte le popolazioni di questo territorio. Le recenti vicende che hanno contrassegnato questa nazione africana, hanno riguardato sia lo spettro dell’indipendenza dei territori Tuareg, così come soprattutto quello inerente la diffusione dell’estremismo islamico; è su quest’ultimo fronte che da queste parti si sta giocando una partita importante, a ridosso di confini tanto invisibili quanto essenziali e pericolosi per la stessa Europa, visto che al di là della dogana si trovano paesi come Algeria e Niger, con il rischio di infiltrazioni jihadiste a ridosso del Mediterraneo sempre in agguato. Nei giorni scorsi, il terrorismo sembra aver alzato il tiro: in particolare, sono stati uccisi due soldati francesi della missione “Barkhane”, ossia l’operazione iniziata nel paese a partire dall’agosto del 2014.

L’agguato mortale nei pressi di Gao

Ad esplodere al passaggio di un convoglio di militari francesi, è stato un ordigno artigianale tanto potente però da creare seri danni all’equipaggio ed ai mezzi; l’esplosione ha coinvolto almeno tre soldati, due dei quali sono purtroppo morti quasi subito, mentre un terzo è stato ferito ma dovrebbe comunque cavarsela. I soldati transalpini deceduti nell’attentato accaduto martedì, non sono comunque gli unici ad aver perso la vita durante la missione nel Sahel; in totale infatti, dal 2014 ad oggi sono 21 gli uomini dell’esercito francese ad essere deceduti tra incidenti ed altri attacchi da parte delle forze jihadiste presenti. L’attentato che ha preso di mira i francesi, mostra ancora una volta come la tensione sia nel Mali che nel resto della regione rimane molto forte: il paese africano, dopo aver visto la nascita di veri e propri califfati nel nord del paese grazie all’avanzata delle sigle vicine ad Al Qaeda, è stato oggetto di azioni terroristiche nella capitale Bamako, una di esse è avvenuta al Raddison Blu nel novembre 2015 ed ha provocato venti vittime.

L’attacco contro la pattuglia di soldati francesi invece, è avvenuto non lontano dalla città di Gao, una delle più importanti del nord del paese e simbolo anche della crisi scoppiata nel Mali a partire dal 2012; è proprio qui infatti, che i guerriglieri Tuareg hanno proclamato la nascita dell’Azawad dopo aver cacciato un indebolito esercito maliano, mentre pochi mesi dopo sono state le forze islamiste a dilagare nella zona creando una pericolosa fascia di territorio desertico a ridosso del Magreb quasi interamente in mano jihadista. E’ proprio da allora che la Francia è intervenuta, prima con l’operazione Serval e, successivamente, con l’attuale denominata Barkhane; l’azione delle truppe di Parigi ha sì aiutato a riprendere il controllo del territorio al governo di Bamako ma, al contempo, non è riuscita a debellare le forze islamiste presenti nella regione: al contrario, i gruppi di AQIM (Al Qaeda nel Magreb Islamico) e Nusrat al-Islam appaiono ancora molto attivi e sempre più pericolosi.

L’operazione Barkhane

Scattata nell’agosto 2014, quando il mondo appariva maggiormente attento all’espansione dell’ISIS in Mesopotamia e quando ancora la Francia non aveva conosciuto l’orrore degli attacchi del 2015 a Parigi, l’operazione Barkhane ha fatto seguito all’intervento in Mali ordinato da Hollande a sostegno di Bamako ed è attualmente ancora in corso; per la verità, il raggio della sua missione si estende a tutti i paesi del cosiddetto ‘G5’, ossia le cinque nazioni del Sahel dove la lotta al terrorismo mese dopo mese sta diventando sempre più prioritaria per la sicurezza della stessa Europa: oltre che nel Mali, le truppe francesi dell’operazione Barkhane sono quindi dispiegate in Burkina Faso, Chad, Mauritania e Niger. L’obiettivo è quello di fornire assistenza alle autorità locali nella lotta alle sigle jihadiste, così come anche quello di aiutare i rispettivi eserciti a formare unità anti terrorismo in modo da poter stroncare l’emersione dell’islamismo; al momento però, tale operazione non sembra aver raggiunto tutti gli obiettivi inizialmente prefissati.

L’attentato contro le truppe francesi impegnate a Gao, sembrano risuonare come un campanello d’allarme: nel Mali, come nel Niger, le sigle jihadiste potrebbero essere ancora più pericolose se non addirittura sempre più ricche economicamente grazie ai proventi del contrabbando e del traffico di esseri umani. È proprio nel Niger che sono rivolte adesso le attenzioni più importanti; qui l’operazione Barkhane dovrebbe essere allargata nelle prossime settimane anche ad altri eserciti, in particolare quello italiano dopo il via libera del parlamento alla nuova missione dei nostri soldati: il contesto appare sempre più precario, con le dune del Sahara sempre più capaci di nascondere campi di addestramento e basi logistiche degli islamisti, i quali a loro volta vengono facilitati dallo stallo della situazione che vige da anni nella vicina Libia. Un groviglio non indifferente, in cui la ‘semplice’ operazione Barkhane non appare al momento risolutiva.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.