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Lo Yemen è nel caos e ad approfittarne sono gli Houthi. Insicurezza e tensioni tra gli alleati della coalizione araba, infatti, stanno favorendo l’avanzata dei ribelli, che si rivelano un fronte sempre più compatto.

La situazione è precipitata negli scorsi mesi, quando si è aperto un nuovo fronte nella guerra civile che vede contrapporsi i separatisti e le forze del presidente Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale. I motivi del contenzioso non sono nuovi. Pur essendosi alleate con Hadi nella battaglia contro gli Houthi, da anni, le forze separatiste combattono contro il governo per ottenere l’indipendenza del territorio meridionale dello Yemen dal resto della nazione.

Nel giugno scorso, è intervenuto un nuovo fatto: gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di ridurre la propria presenza militare nel Paese, ritirando alcune truppe dal governatorato di Aden. Una decisione che ha raffreddato i rapporti con l’Arabia Saudita – alleato chiave nella coalizione araba che combatte in Yemen contro gli Houthi -, rivelando la divergenza di obiettivi tra Abu Dhabi e Riad.

Se l’Arabia Saudita mira a indebolire gli Houthi nel nord del Paese – temendo il rafforzamento della presenza iraniana ai suoi confini -, gli Emirati si sono rivelati più interessati a garantire la sicurezza delle rotte marittime nel sud dello Yemen, nello stretto di Bab El-Mandeb.

La strategia degli Houthi nel sud

Circostanze che si sono rivelate estremamente favorevoli per gli Houthi. Forti nella capitale Sana’a e nei principali centri urbani del Paese, ma privi di contatti nel sud, i ribelli yemeniti hanno colto l’occasione per volgere la situazione a loro vantaggio.

All’inizio di agosto, i ribelli yemeniti hanno lanciato un attacco missilistico contro Aden, sede del governo di Hadi e capitale de facto dello Yemen. Il bilancio delle vittime è stato di almeno 36 unità, tutte appartenenti alle forze dei separatisti.

Esacerbando il fronte tra i separatisti e il governo di Hadi, gli Houthi mirano a indebolire la loro alleanza, arrivando a modificare gli equilibri di potere.

Gli Houthi consolidano la loro presenza nel nord

I ribelli yemeniti stanno approfittando del nuovo fronte anche per consolidare la loro presenza nelle aree già conquistate. Il 2 settembre, gli Houthi hanno inaugurato la prima nuova istituzione indipendente dal governo di Hadi: il Security and Intelligence Service.

Nel frattempo, in politica estera, i ribelli hanno iniziato ad agire come un governo legittimo, dotandosi anche di una classe diplomatica. Il primo passo in questa direzione è stata la nomina (18 agosto) di Mohammed Al Dailami ad ambasciatore presso la Repubblica islamica dell’Iran. Un incarico vacante dall’ottobre 2015, quando il presidente Hadi aveva sospeso le relazioni diplomatiche con Teheran, proprio a causa del sostegno della Repubblica islamica nei confronti degli Houthi.

La nomina di Al Dailami ha palesato le strette relazioni tra i ribelli yemeniti e l’Iran, rimaste nell’ombra fino a questo momento. Un rapporto basato su “fratellanza e cause comuni”, secondo quanto dichiarato dal leader degli Houthi, Abdulmalik Al Houthi.

Le capacità militari

Anche in ambito militare, gli Houthi stanno sfruttando la situazione di stallo per potenziare le loro capacità, passando ad armi potenziate e tattiche più complesse. Ormai in possesso di sistemi di difesa aerea e missilistica – in particolare, Fater-1 e Thaqib-1 – il 20 agosto scorso, i ribelli yemeniti sono riusciti ad abbattere un drone americano Mq-9 Reaper nel governatorato di Dhamar.

Gli Houthi stanno sviluppando anche nuove abilità offensive. Negli ultimi mesi, hanno incrementato gli attacchi con droni nei confronti dell’Arabia Saudita, colpendo aeroporti e impianti petroliferi.

Gli ultimi raid in Arabia Saudita hanno mostrato un salto di qualità nelle loro capacità, dimostrando che i droni dei ribelli sono in grado di volare per più di 800 chilometri per raggiungere il loro obiettivo. Il 17 agosto, un drone degli Houthi ha colpito il campo di gas naturale liquefatto di Shaybah, nel territorio orientale dell’Arabia Saudita, a più di mille chilometri dalle postazioni degli Houthi.

Episodi, questi, sintomatici di un cambio di posizione degli Houthi: non più gruppo isolato e debole, ma parte integrante di un fronte regionale più ampio, guidato dall’Iran.

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