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La valle di Galwan, in quella parte di Kashmir sotto controllo cinese che si chiama Aksai Chin è una delle zone di confine contese tra India e Cina che è stata più volte focolaio di tensioni tra i due colossi asiatici. A margine di quella meglio nota tra Nuova Delhi e Islamabad, quella del Kashmir è una diatriba che coinvolge anche Pechino e che nella storia ha anche portato ad un aperto conflitto: nel 1962 India e Cina si affrontarono in una guerra che durò esattamente 31 giorni proprio a causa della mancata risoluzione di quella problematica sui confini.

La regione dell’Aksai Chin, che si trova a est della Lac, la Line of Actual Control, infatti, è controllata illegalmente dalla Cina ma è rivendicata dall’India che, come afferma Pechino, avrebbe costruito delle infrastrutture militari nella valle del fiume Galwan. L’accusa cinese arriva a pochi giorni da un altro scontro di confine, questa volta nel Sikkim, che ha visto il ferimento di truppe di entrambi i fronti.

La realtà però, data da immagini satellitari diffuse in questi giorni, è che lungo tutto il confine tra India e Cina si sta assistendo ad una piccola escalation in cui entrambi i contendenti stanno mobilitando le truppe e costruendo piccoli insediamenti: proprio nella valle di Galwan le fotografie da satellite mostrano due grossi accampamenti, uno indiano e uno cinese, composti rispettivamente da 60 e 80 tende di varie dimensioni oltre a evidenziare diversi veicoli militari. Le immagini satellitari sono state rilasciate da una persona associata all’Aspi (Australian Strategic Policy Institute), un think tank australiano.

Il commento ufficiale in merito a quanto sta accadendo lungo il confine da parte di fonti militari cinesi è arrivato solo recentemente: “In risposta alla recente e illegale costruzione dell’India di strutture di difesa oltre il confine in territorio cinese nella regione della valle di Galwan, le truppe a difesa del confine cinese hanno fatto le mosse necessarie e migliorato le misure di controllo” si legge in una nota “dall’inizio di maggio, l’India ha attraversato la linea di confine nella regione della valle di Galwan ed è entrata nel territorio cinese. La parte indiana ha costruito fortificazioni e ostacoli per interrompere le normali attività di pattuglia delle truppe di confine cinesi, ha istigato intenzionalmente scontri armati e ha tentato di cambiare unilateralmente l’attuale situazione di controllo delle frontiere “.

Per la Cina quella regione fa parte del territorio nazionale a tutti gli effetti, e amministrativamente si trova nella prefettura di Hotan della regione autonoma uigura dello Xinjiang. “La regione della valle di Galwan è territorio cinese” prosegue la stessa fonte militare “e le azioni della parte indiana hanno gravemente violato gli accordi tra Cina e India in materia di frontiere, hanno violato la sovranità territoriale della Cina e danneggiato le relazioni militari tra i due paesi”.

Solo una misura difensiva a fronte di un’aggressione reiterata secondo Pechino, che quindi afferma che “le truppe di frontiera della Cina hanno adottato le misure necessarie per rafforzare una risposta e un controllo in loco delle aree di confine, salvaguardando risolutamente la sovranità e la sicurezza della Cina e mantenendo la pace e la stabilità nelle aree di confine”.

In realtà la presenza cinese in quel settore del Kashmir è estranea al contesto del diritto internazionale al pari di quella nelle isole del Mar Cinese Meridionale, con l’aggravante, in questo caso, che una linea di demarcazione era stata stabilita se pur non riconosciuta ufficialmente da entrambe le parti. L’attuale crisi pandemica, che sembra essere stata già superata dalla Cina rispetto ad altri Stati occidentali e no – fra cui la stessa India – ha ridato linfa alle rivendicazioni del dragone, che può alzare i toni in tutte le aree di suo interesse: dal Karakorum al Pacifico Occidentale passando per Taiwan.

Proprio di questi giorni è la dichiarazione del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che Stati Uniti e Cina sono “sull’orlo di una nuova Guerra Fredda”, ad indicare un cambio di passo della diplomazia e quindi della postura cinese in campo internazionale, che ha risvegliato anche le velleità nucleari del suo scomodo vicino di casa, la Corea del Nord, che per voce del redivivo Kim Jong-un ora vuole rilanciare la sua capacità di deterrenza atomica.

La regione della valle di Galwan, proprio nel 1962, è stata la miccia che ha innescato il conflitto sino-indiano quando a luglio una pattuglia di Gurkha indiani stabilì un presidio oltre il fiume tagliando le linee di comunicazione cinesi. Erano altri tempi, era un’altra India e soprattutto un’altra Cina e non si possono paragonare le dottrine di impiego militare di allora con quelle di oggi, anche in considerazione della capacità nucleare di entrambi, però degli scontri armati “a bassa intensità” per il controllo del Kashmir, che proprio per le sue caratteristiche geografiche risulta un teatro in cui una escalation armata “classica” è impossibile che possa venire messa in atto, non sono da escludere.