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Una serie di esplosioni, dei razzi che piovono all’interno di una delle basi più importanti a nord di Baghdad e tante domande sulle responsabilità dell’attacco e sul futuro dell’Iraq. Si può sintetizzare in questa maniera quanto avvenuto nella serata di lunedì a Taji, un campo militare ad appena 27 km a nord dalla capitale. In questa base, un tempo principale riferimento logistico della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, non solo si trovano reparti d’élite dell’esercito iracheno ma sono ospitati anche diversi soldati Usa. Ecco perchè l’episodio di lunedì sera appare molto grave.

I razzi piovuti su Taji

Tutto inizia nella tarda serata irachena: sono alcune esplosioni a scuotere la base ed a mettere in allerta sia l’esercito di Baghdad che le truppe Usa stanziate in questa base importante soprattutto perchè tra le più vicine a Baghdad. Così come descritto da molti media locali, inizialmente le forze irachene sembrano colte di sorpresa dall’attacco: la situazione nel paese è sempre di grave tensione, ma le sacche dell’Isis più attive si trovano nella provincia di Al Anbar ed in quella di Ninive, non risultano presenti gruppi terroristici attrezzati con armi pesanti nei dintorni della capitale.

I razzi piovono proprio all’interno del perimetro della base di Taji, una circostanza questa che fa temere la presenza di soldati feriti o deceduti. Al contrario delle voci circolate nelle prime ore successive all’attacco, non risultano per fortuna soldati coinvolti. Sia le truppe irachene che quelle americane, al pari di quelle di altri alleati della coalizione anti Isis, non subiscono perdite. A preoccupare però è la relativa facilità con la quale una base poco più a nord di Baghdad, considerata tra le più importanti, diventa preda di un non meglio specificato attacco che rischia di creare seri guai al personale ed alle infrastrutture.

Le indagini delle autorità irachene

E adesso Baghdad ha una bella gatta da pelare: gli inquirenti delle forze di sicurezza devono stabilire chi ha condotto l’attacco contro Taji. Un episodio quest’ultimo grave anche perchè potrebbe dare vita ad un pericoloso precedente. Gli occhi, in un paese come l’Iraq, sono ovviamente indirizzati verso l’Isis: il califfato, pur se sconfitto militarmente, mantiene nel paese diverse cellule attive forti del radicamento dovuto a quattro anni di dominio territoriale nelle regioni nord occidentali. Attorno Mosul, così come in diverse località dell’Al Anbar, si registrano numerosi attacchi da parte di miliziani ancora non completamente sconfitti anche dopo la caduta delle ultime roccaforti sia in Iraq che in Siria. Ma, come detto in precedenza, l’Isis non ha cellule attive per di più equipaggiate con mezzi pesanti attorno a Baghdad. Il califfato potrebbe essere riuscito a piazzare alcuni gruppi jihadisti alle porte della capitale, cogliendo dunque di sorpresa le forze irachene, oppure potrebbe anche non essere implicato nell’attacco a Taji.

E gli occhi a questo punto si spostano su un fronte non proprio ben voluto dal governo iracheno, quello cioè dello scontro tra Iran ed Usa. In Iraq, in funzione anti Isis, operano diverse milizie sciite od a maggioranza sciite, appoggiate da Teheran. Dei razzi che piovono alle porte di Baghdad su una base che ospita anche americani, non sono certo un bel segnale specie in giorni in cui nel Golfo si assiste ad un’escalation delle tensioni tra Stati Uniti ed Iran a seguito degli incidenti con le petroliere. Dunque, improvvisa provocazione di gruppi vicini all’Iran od azione compiuta da forze che hanno tutto l’interesse a veder ulteriormente deteriorati i rapporti tra Teheran e Washington?

Gli inquirenti iracheni devono dare risposte proprio a pochi giorni dalle dichiarazioni dei principali esponenti del governo di Baghdad, i quali più di una volta affermano di non voler entrare nelle attuali tensioni tra Iran ed Usa visti i buoni rapporti intrattenuti con entrambi i paesi. C’è però da dire che sia sulla stampa statunitense che su quella iraniana, l’attacco alla base di Taji passa quasi sottogamba e non ha molto rilievo. Da entrambe le parti forse si aspettano questa volta gli esiti delle indagini da parte irachena.

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