Non solo un funerale, ma anche l’occasione per lanciare un avvertimento agli Stati Uniti. A dare l’ultimo saluto al generale Qassem Soleimani, ucciso venerdì scorso in un raid americano nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq, hanno risposto presente milioni di persone. La folla ha letteralmente invaso le strade di Teheran per dirigersi all’università della capitale, là dove si è svolta la cerimonia funebre per il comandante delle forze speciali al-Quds. La salma di Soleimani è stata accolta dalla Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Kahamenei. In un misto di lacrime e commozione, la processione è stata trasmessa in diretta televisiva sulla televisione di Stato. È questo l’ultimo onore concesso all'”amato martire” ucciso dagli Yankee, contro i quali tutti, in Iran, chiedono adesso vendetta. Ma non c’è solo Washington nel mirino degli iraniani. Nelle piazze sono stati scanditi slogan contro gli Usa, ma anche contro Gran Bretagna e Israele. L’allerta per eventuali rappresaglie di Teheran in uno di questi Paesi è massima.
Il rischio di “un altro Vietnam”
Tornando al funerale, ad accompagnare nelle preghiere Khamenei c’erano anche Hassan Rouhani, Ali Larijani, Hossein Salami ed Ebrahim Riassi, rispettivamente presidente dell’Iran, numero uno del Parlamento, comandante dei Guardiani della rivoluzione e capo dell’autorità giudiziari. Dispiegati accanto alla bara di Soleimani, presenti pure gli uomini di Abu Mahdi Al-Muhandis, il leader di una colazione di milizie filoraniane in Iraq. Durante la processione la folla ha bruciato numerose bandiere americane e israeliane; a un certo punto qualcuno ha esposto un’immagine di Donald Trump con una corda stretta attorno al collo. L’Iran, oggi, chiede solo vendetta. Le autorità hanno continuato a rilasciare inequivocabili dichiarazioni di guerra all’indirizzo degli Stati Uniti: “Se Washington non ritirerà le forze dalla regione dovranno prepararsi ad affrontare un altro Vietnam. Nonostante le vanterie dell’ignorante presidente degli Stati Uniti, l’Iran intraprenderà un’azione di ritorsione contro la stupida mossa degli americani. Se ne pentiranno per quello che hanno fatto”.
La folla chiede vendetta
Nel frattempo il nuovo comandante della Quds Force, Esmail Ghaani, ha affermato, citato dall’agenzia di stampa Irna, che il “martirio” del generale Soleimani sarà vendicato: “Cacceremo gli Stati Uniti dalla regione. È una promessa fatta da Dio perché Dio è il principale vendicatore”. Ricordiamo che l’Iran ha recentemente affrontato proteste a livello nazionale sui prezzi della benzina stabiliti dal governo che, secondo quanto riferito, avrebbero ucciso oltre 300 persone. Quella rabbia adesso non c’è più ed è stata sostituita dall’odio antiamericano. L’intero popolo iraniano, adesso, si è stretto attorno alla Guida suprema ed è pronto a fare la sua parte. Nella mente degli iraniani è ancora impressa l’ultima provocazione di Trump, che ieri si è scatenato scrivendo un tweet al vetriolo all’indirizzo di Teheran: “L’Iran sta parlando in modo molto audace di colpire alcuni beni statunitensi come vendetta per aver liberato il mondo del loro leader terrorista che aveva appena ucciso un americano e ferito gravemente molti altri, per non parlare di tutte le persone che aveva ucciso durante la sua vita, incluso di recente centinaia di manifestanti iraniani. Stava già attaccando la nostra ambasciata e si stava preparando per ulteriori colpi in altre località. L’Iran non è stato altro che problemi per molti anni. Che questo serva da avviso che se l’Iran colpisce qualche americano o beni americani, abbiamo nel mirino 52 siti iraniani (che rappresentano i 52 ostaggi americani presi dall’Iran molti anni fa), alcuni ad un livello molto alto e importante per l’Iran e la cultura iraniana, e quegli obiettivi e l’Iran stesso, saranno colpiti molto velocemente e molto duramente. Gli Stati Uniti non vogliono più minacce”.