La Cina, l’Afghanistan, i Talebani, la Nuova Via della Seta e gli Stati Uniti: anche se all’apparenza non sembrerebbe, c’è in realtà un filo sottile che lega queste singole tematiche in un’unica collana di perle. Partiamo dalla notizia più fresca, utile a ricostruire quanto sta accadendo. Secondo quanto riportato da Reuters, “recentemente” – ma non è specificato quando – la Cina ha ospitato una delegazione talebana, ovvero gli esponenti politici del movimento islamico che lotta per un Afghanistan libero dalle occupazioni straniere, le stesse che negli anni passati hanno distrutto gran parte del Paese.

Il ruolo chiave dei Talebani

Fino a non molto tempo fa i Talebani erano considerati terroristi poi, quando le truppe americane hanno deciso di lasciare l’Afghanistan, gli Stati Uniti hanno spinto per avere un dialogo con loro. In una prima intesa con Washington, i taliban si sono impegnati a impedire che il loro Paese si trasformasse in un covo di terroristi internazionali; in cambio la Casa Bianca ha promesso di ritirare le truppe dal suolo afgano. Certo, la bozza d’intesa fra Stati Uniti e Talebani c’è; manca ancora quella tra taliban e governo dell’Afghanistan, sostenuto dagli americani.

A colloquio con il governo cinese

La situazione è ancora in fase di stallo, così la Cina prova a bruciare sul tempo gli Stati Uniti per candidarsi al ruolo di promotrice di pace. L’invito oltre la Muraglia di una delegazione di talebani indica proprio l’intenzione di Pechino di scavalcare Washington per assumere un ruolo di primo piano in una regione fondamentale dal punto di vista geopolitico. I colloqui tra Stati Uniti, Talebani e governo afgano si sono inceppati, quindi il Dragone ha l’opportunità di inserirsi di peso nella contesa. Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha annunciato che il rappresentante talebano in Qatar, Abdul Ghani Baradar, aveva da poco visitato la Cina per discutere del processo di pace riguardante l’Afghanistan e di questioni legate all’antiterrorismo.

La ricetta di Pechino

Pechino ha sempre sostenuto che l’Afghanistan dovesse risolvere da solo i propri problemi; nessun intervento esterno può aiutare Kabul a riorganizzare il sistema politico, sociale ed economico del Paese. I problemi, semmai, devono essere risolti ricorrendo a colloqui di pace. “L’incontro è stato proficuo per entrambe le parti – ha scritto in una nota il Ministero degli Esteri cinese – Continueremo a cooperare su come trovare una soluzione politica per l’Afghanistan e combattere il terrorismo”. Già, il terrorismo, una piaga che non fa dormire sogni tranquilli neppure alla Cina. L’Afghanistan, infatti, confina con lo Xinjiang, una regione autonoma cinese che ospita gli uiguri, una minoranza turcofona e musulmana. La regione è turbolenta, con Pechino che accusa la popolazione locale di terrorismo e, a sua volta, è accusata di violare i diritti fondamentali dei cittadini. Il gigante asiatico è preoccupato dei legami, sempre più forti, tra alcuni gruppi militanti islamici operanti proprio nello Xinjiang ed estremisti islamici afgani.

Interessi economici e politici

C’è poi da considerare la Nuova Via della Seta. Una parte del progetto si snoderà lungo l’Asia centrale, partirà dallo Xinjiang e si diramerà lungo più direttive. Il problema è che l’Afghanistan confina con l’estremità occidentale della Cina, e Pechino non vuole instabilità in una regione cruciale per gli affari economici. Per questo il Dragone potrebbe utilizzare ogni mezzo per convincere i Talebani a trattare con il governo afgano, persino spingere il Pakistan a usare tutto il suo soft power per persuadere i taliban. Il tempo passa e in Afghanistan, di stabilità, non c’è ancora traccia concreta: ecco perché la Cina sta spingendo affinché le parti seppelliscano una volta per tutte le asce di guerra.

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