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A Taiwan ha preso il via la seconda fase dell’esercitazione militare Han Kuang, un insieme di war games inscenati ogni anno per simulare l’invasione dell’isola da parte della Cina. L’obiettivo dei “giochi”, come li definisce anche la stampa locale, è quello di testare la capacità dei comandanti taiwanesi nell’adottare la giusta strategia di difesa e nel coordinare le varie forze armate durante un ipotetico attacco cinese.

Secondo quanto riferito dal South China Morning Post, i funzionari dell’Istituto americano di Taiwan sono stati invitati a osservare le esercitazioni, così da offrire preziosi consigli ai propri alleati. Tuttavia, a causa della pandemia di Covid, e a differenza degli anni passati, gli americani non sono stati in grado di inviare sul nessun esperto. Tornando alle esercitazioni, stiamo parlando di simulazioni assistite da svolgere usando un computer.

Si terranno presso il centro di formazione congiunto del Ministero della Difesa, a Taipei, e saranno monitorate da esperti della National Defense University. I war games utilizzeranno il sistema JTLS (Joint Theatre Level Simulation) acquistato dagli Stati Uniti per simulare operazioni combinate. Ricordiamo che il JTLS è stato ideato per ricostruire un ambiente realistico, in cui i comandanti possono operare proprio come se si trovassero in una situazione reale. In un secondo momento i dati raccolti durante i vari esercizi saranno inviati agli esperti statunitensi per analisi e feedback.

Esercitazioni e provocazioni

Nel frattempo Taiwan ha denunciato le crescenti provocazioni avanzate dall’esercito cinese. Una settimana fa oltre 30 aerei da guerra e sette navi militari sono stati rilevati in un’area situata a sud-ovest di Taiwan. In quel caso, il governo taiwanese è stato costretto a indire una conferenza stampa nella quale condannare il comportamento di Pechino. “Il governo cinese sta introducendo un fattore di estrema instabilità nella regione”, ha spiegato la portavoce del ministero, Joanne Ou, invitando “la comunità internazionale” a prestare “molta attenzione a questa crescente aggressività”.

Chiarissima la posizione di Tsai Ing Wen, presidente di Taiwan: “Quando si tratta del nostro territorio sovrano, non cederemo un centimetro. Quando si tratta di difendere libertà democratiche, ci faremo trovare saldi”, ha scritto Tsai sulla propria pagina Facebook. Da queste parti i nervi – come sempre, ma in questo periodo in modo particolare – sono a fior di pelle. Il quotidiano cinese Global Times ha scritto che, dalla fine di luglio a oggi, l’Esercito popolare di liberazione cinese ha lanciato più di 30 esercitazioni nel Mar Giallo, in risposta sia ai war games taiwanesi sia alle esercitazioni americane Valiant Shield intorno a Guam.

Il motivo di una simile escalation è semplice: Pechino ritiene che le manovre di Taipei e Washington siano una provocazione nei suoi confronti. Anche perché la flotta Usa del Pacifico ha spostato nell’area rossa varie navi da guerra, tra cui la portaerei USS Ronald Reagan e la nave d’assalto anfibio USS America, in aggiunta a 100 aerei e 11mila membri tra elementi della marina dell’aeronautica militare e Marines.

Avvertimenti reciproci

Nel frattempo la Cina imporrà sanzioni agli alti funzionari americano che visitano Taiwan e alle società statunitensi con cui hanno legami. A dichiarare la mossa di Pechino, Hu Xijin caporedattore proprio del Global Times. In un post sul proprio account ufficiale Twitter, il giornalista ha usato parole emblematiche: “Sulla base di ciò che so, a coloro che verrebbero sanzionati non sarebbe permesso di entrare nella Cina continentale e tutte le società statunitensi con cui hanno legami perderebbero l’accesso al mercato cinese continentale”.

Sul fronte taiwanese, Tsai Ing-wen ha visitato una base missilistica aerea dell’Isola, dove ha esortato le truppe a essere risolute nella difesa della sovranità e della democrazia. “Al momento, le molestie da parte degli aerei cinesi e le esercitazioni militari intorno a Taiwan sono state abbastanza frequenti. Credo che sia chiaro a tutti quale sia lo loro missione e so che avete un’enorme responsabilità. I cieli e il popolo di Taiwan sono al sicuro grazie al vostro duro lavoro”, ha detto Tsai rivolgendosi al personale militare. Difficile prevedere gli sviluppi inerenti a una questione che ha profonde radici storiche. Certo è che la regione è sempre più carica di armi. E una sola scintilla potrebbe bastare per provocare un vero e proprio disastro.