Taiwan continua ad acquistare armi dagli Stati Uniti ma, allo stesso tempo, è vero anche che Washington continua a vendere con immenso piacere materiale bellico a Taipei. Per capire a fondo la relazione tra Taiwan e gli Stati Uniti bisogna prima aver chiaro il rapporto biunivoco che unisce questi due Paesi. E allora, da una parte è necessario considerare che la Casa Bianca rappresenta per la “provincia ribelle” cinese un’assicurazione sulla vita, una sorta di garante da utilizzare in chiave anti Pechino; dall’altra è altrettanto utile sottolineare come gli Stati Uniti accettino di considerare Taiwan una roccaforte alleata a pochi passi dal principale rivale economico, cioè la Cina continentale. All’interno di una simile cooperazione ideale, gli americani foraggiano l’armamentario taiwanese per infastidire il Dragone mentre l’isola è ben felice di stringere le mani statunitensi per mantenere il proprio status di indipendenza dal governo cinese.

Mantenere l’indipendenza da Pechino

Ultimamente i rapporti tra Taiwan e Stati Uniti si sono rafforzati in seguito a due ragioni: le recenti proteste scoppiate a Hong Kong e alcune scaramucce scoppiate nel Mar Cinese. Per quanto riguarda Hong Kong, Pechino è stanco di aspettare l’unificazione della madrepatria, un obiettivo che Xi Jinping vorrebbe raggiungere nei prossimi anni, secondo alcune fonti addirittura entro il 2030. Le recenti proteste dei cittadini honkonghesi in favore dell’indipendenza dell’ex colonia inglese dalla Cina potrebbero incoraggiare i taiwanesi a fare altrettanto, e questo sarebbe un bel problema per il Partito comunista cinese, che in quel caso sarebbe chiamato all’azione. Le dispute nel Mar Cinese, invece, chiamano in causa i confini non riconosciuti tra Paesi limitrofi; recentemente si è alzata la tensione fra il Dragone e le Filippine, e non è da escludere che presto anche Taiwan possa essere tirata in mezzo.

Taipei acquista nuove armi da Washington

Come se non bastasse, nei giorni scorsi un funzionario di Taiwan aveva dichiarato che la Cina starebbe valutando quotidianamente rischi e benefici di un attacco militare da condurre contro l’isola per riannetterla con la forza alla madrepatria. Un allarme, vero o presunto che sia, che è bastato per far muovere il governo di Taipei. Il ministero degli Esteri taiwanese ha infatti dato l’ok per l’approvazione della vendita di oltre 2.2 miliardi di dollari in armi da parte degli Stati Uniti, a conferma del sostegno fornito da Washington di fronte alle crescenti minacce cinesi. “La vendita di armi a Taiwan – ha spiegato in un comunicato lo stesso ministero – dimostra il sincero sostegno statunitense per le esigenze di difesa del nostro Paese, così come la sua ferma determinazione a rispettare i suoi impegni di sicurezza”.

Il rapporto fra Stati Uniti e Taiwan

Gli Stati Uniti hanno infatti degli obblighi legali e politici nei confronti di Taiwan; nel dicembre 2017, ad esempio, Donald Trump ha firmato il National Defense Authorization Act, che prevede visite di navi da guerra americane nei porti taiwanesi e altro sostegno in materia bellica. Nel caso in cui la Cina dovesse usare la forza per conquistare Taiwan, Washington potrebbe essere pronta a scendere in campo a difesa dell’isola. Forse è anche per questo motivo che Xi Jinping non ha ancora lanciato alcun attacco.