Il Giappone e gli Stati Uniti stanno sviluppando un piano operativo congiunto per gestire una potenziale emergenza legata a Taiwan. Nella fattispecie: un’invasione dell’isola da parte della Repubblica Popolare Cinese. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa giapponese Kyodo, il piano prevede lo schieramento di unità missilistiche statunitensi nelle isole Nansei (isole Ryūkyū) a Kagoshima e Okinawa, oltre che nelle Filippine. L’obiettivo è rafforzare la deterrenza militare nella regione di fronte alle crescenti tensioni con la Cina, che rivendica Taiwan come parte del proprio territorio e non esclude l’uso della forza per riunificarla. Com’è noto, infatti, la posizione ufficiale del Partito Comunista Cinese è che Taiwan è parte integrante del territorio cinese, nonostante dal 1949 l’isola sia governata da un’amministrazione autonoma.
Il Giappone e gli Stati Uniti intendono schierare sistemi missilistici avanzati come l’artiglieria Himars (High Mobility Artillery Rocket System) prodotta da Lockheed Martin, un sistema altamente mobile che consente il lancio di razzi guidati e missili tattici con un raggio di azione variabile da decine a centinaia di chilometri.
La cooperazione tra Washington e Tokyo
Il piano congiunto nippo-americano si colloca in un contesto di intensificazione delle attività militari e di consolidamento delle alleanze nell’Indo-Pacifico, con la cooperazione tra Washington e Tokyo al centro della strategia anti-Pechino. Il rapporto diffuso dall’agenzia di stampa giapponese suggerisce che, in una fase iniziale di un possibile conflitto a Taiwan, potrebbero essere creati avamposti temporanei. In questo scenario, le forze armate giapponesi si concentrerebbero su un ruolo di supporto logistico, fornendo risorse come carburante e munizioni.
Inoltre, le forze armate statunitensi potrebbero inviare unità per operazioni a lungo raggio nelle Filippine, rafforzando ulteriormente la loro presenza nella regione Indo-Pacifica. Al momento, nessun commento è stato rilasciato ufficialmente dai ministeri della Difesa di Giappone e Filippine, mentre l’ambasciata statunitense a Manila ha declinato ogni dichiarazione. La Cina, da parte sua, ha dichiarato di “prendere atto” del rapporto senza rilasciare ulteriori commenti.
Le mosse di Biden nel Pacifico
Il piano di nippo-americano su Taiwan conferma il fatto che l’amministrazione statunitense non ha affatto dimenticato il quadrante indo-Pacifico. Come già evidenziato da InsideOver, il Pentagono, insieme ai Ministeri della Difesa di Australia e Regno Unito, ha annunciato nei giorni scorsi un accordo per potenziare i test sui veicoli ipersonici e accelerare lo sviluppo delle tecnologie correlate. Questo accordo, denominato HyFliTE Project Arrangement (PA), fa parte del secondo pilastro dell’alleanza AUKUS. Prevede l’uso condiviso delle strutture di test e lo scambio di informazioni tecniche per sviluppare, testare e valutare sistemi ipersonici. A questo si aggiunge la recente firma di un accordo per la condivisione di informazioni militari tra Filippine e Stati Uniti. Anche in questo caso, con l’obiettivo di “contenere” Pechino e la “crescente influenza” della Repubblica Popolare nella regione.
Le parole di Xi Jinping su Taiwan
In occasione del 75° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, celebrato il 30 settembre scorso, il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito l’impegno della Cina per la “riunificazione” con Taiwan, descrivendola come una “tendenza irreversibile” e una “causa giusta” che riflette le aspirazioni del popolo cinese, sottolineando che “nessuno può fermare il corso della storia”. Durante il discorso, Xi ha definito Taiwan un “territorio sacro” della Cina, sottolineando i legami di sangue tra le popolazioni delle due sponde dello stretto. Nello stesso periodo, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha approvato un pacchetto da 567 milioni di dollari per Taiwan nel più grande pacchetto di aiuti che l’America abbia mai concesso all’isola. Le tensioni crescenti tra Stati Uniti e Cina su Taiwan e sul Mar Cinese Meridionale rappresenteranno senza dubbio uno dei dossier principali a cui dovrà far fronte l’amministrazione Trump che si insedierà alla fine di gennaio.
Secondo Alex Wong, ex vice-assistente per la sicurezza nazionale nell’amministrazione Trump, la competizione tra Stati Uniti e Cina potrebbe essere più pericolosa rispetto alla Guerra Fredda con l’Unione Sovietica. Secondo Wong, la rivalità attuale non si limiterà a uno scontro ideologico o strategico, ma potrebbe degenerare in un conflitto diretto. Usa e Cina eviteranno di finire nella Trappola di Tucidide?
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