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La Cina sta lentamente ma progressivamente aumentando le sue azioni aggressive verso Taiwan, che Pechino considera come una “provincia ribelle” da ricondurre con ogni mezzo in seno alla madrepatria.

Queste si manifestano principalmente con intrusioni nella Adiz (Air Defence Identification Zone) di Taipei, ovvero in quella porzione di spazio aereo oltre quello nazionale comunque soggetta a controllo da parte dell’autorità di uno Stato. In particolare questi voli stanno dimostrando uno schema complesso che si sta evolvendo nel corso del tempo, e, come vedremo, potrebbe essere indicativo di una precisa tattica.

I numeri delle incursioni cinesi nello spazio aereo di Taiwan

Innanzitutto partiamo dai numeri: in tutto il 2020 sono state 380 le intrusioni, mentre tra il settembre di quell’anno e quello dell’anno successivo se ne sono avute 554. Durante questo lasso temporale, le operazioni di volo cinesi hanno seguito uno schema più o meno costante, con intrusioni che si localizzavano nella parte di mare a sudovest di Taiwan, ma dalla metà del 2022 si è notato che questi voli sono cambiati in portata, frequenza e modalità.

Secondo i dati del ministero della Difesa Nazionale di Taiwan e del Ministero della Difesa giapponese, 1872 aerei militari cinesi sono volati nell’Adiz dell’isola tra il primo marzo 2022 e il 27 marzo 2023, distribuiti in almeno 894 incursioni uniche: se guardiamo ai numero del 2020 possiamo notare come queste siano aumentante esponenzialmente.

Tra queste incursioni, un totale di 235 condotte da un numero complessivo di 718 aerei militari cinesi sono state effettuate oltre la linea mediana, il confine non ufficiale che separa la Repubblica Popolare Cinese dalla Repubblica di Cina lungo lo Stretto di Taiwan. Prima di questo periodo, le intrusioni oltre la linea mediana avvenivano solo in particolari momenti di crisi, mentre ora sono effettuate in modo pressoché continuativo, accompagnate da uno schema diverso per quanto riguarda quelle condotte nella zona di mare sudoccidentale.

Rotte nuove e droni cinesi

Qui è interessante notare come i voli non si limitino a essere condotti lungo rotte prossime solo alla parte meridionale di Taiwan, ma hanno cominciato, da tempo, a proseguire risalendo lungo la costa orientale, ovvero dalla parte del mare aperto. Inoltre da qualche mese abbiamo assistito anche all’utilizzo di Uav (Unmanned Air Vehicle) che hanno effettuato missioni di lunga durata e lungo raggio.

Per contro la parte settentrionale dell’Adiz di Taipei non vede un’attività di volo così intensa, ma questo è spiegabile con la possibile volontà cinese di non esacerbare le tensioni col Giappone, in quanto in quel braccio di mare sono presenti le isole Senkaku – già oggetto di una disputa territoriale tra Tokyo e Pechino – e l’arcipelago delle Sakishima, a sovranità nipponica facendo parte delle Ryukyu. Non è però da escludere che le intrusioni di velivoli militari cinesi in questo settore possano aumentare in futuro, seguendo lo stesso schema visto per quelli effettuati intorno a Taiwan.

Lo scorso agosto, durante la visita della presidente della Camera statunitense Nancy Pelosi a Taipei, si è avuto un parossismo di queste azioni aggressive, accompagnate anche dal lancio di missili balistici cinesi a corto raggio che sono caduti in mare in prossimità dell’isola ribelle, ma ancora nel periodo invernale (dicembre, gennaio e febbraio) si sono avute più di 30 intrusioni al mese.

La guerra asimmetrica di Pechino

Il governo di Taipei afferma che i voli nell’Adiz dell’isola, fanno parte di una campagna di intimidazione che si spiega con una tattica di “guerra asimmetrica”: sostanzialmente Pechino effettua queste sortite per sfidare lo status quo nello stretto di Taiwan e raggiungere in definitiva il suo obiettivo di conquistare l’isola senza combattere. Taipei di rimando ha preso la decisione di investire in misure di “guerra asimmetrica”, per contrastare le potenziali minacce di Pechino, che includono possibili attacchi missilistici a lungo raggio, l’uso di mine navali davanti alle coste maggiormente esposte a uno sbarco (nella fattispecie quelle occidentali) e un maggiore addestramento delle forze di riserva dell’isola.

Siamo quindi davanti a un caso di guerra asimmetrica con l’utilizzo di metodi coercitivi ma non violenti (ovvero senza che possano essere considerati dei casus belli) per cercare di fiaccare l’isola nel suo morale. Riteniamo anche che le continue intrusioni siano funzionali a un altro obiettivo ovvero abituare le difese dell’isola a questi voli, facendoli considerare “di routine” in modo da poter avere un fondamentale effetto sorpresa in caso di attacco.

L’aumento esponenziale di questi voli nella Adiz di Taiwan deve essere letto come un campanello di allarme: la tattica di Pechino qui è duplice: aumentando gradualmente l’intensità delle provocazioni (secondo il principio del “salami slicing” ovvero aumentare le attività aggressive senza mai giungere al casus belli e ottenere così un risultato strategico) sta saggiando la reazione degli Stati Uniti per capire quanto siano disposti a coinvolgersi nella difesa dell’isola; secondariamente sta assuefacendo le difese dell’isola a questo tipo di azioni perché così, qualora in futuro Pechino decida di passare alle vie di fatto per annettere Taiwan, Taipei potrebbe facilmente scambiare l’inizio del conflitto (che sarebbe effettuato con un attacco preventivo dal cielo) con la solita attività di intrusione diventata “di routine” e quindi venire colta di sorpresa. Non sappiamo, però, se la difesa aerea di Taiwan, ad ogni incursione, punti minacciosamente i radar da attacco delle proprie batterie missilistiche.

A margine di questa intensa attività aerea cinese, la Difesa nipponica rende noto di aver osservato nella giornata di mercoledì 5 aprile una piccola squadra navale cinese composta dalla portaerei Shandong, una fregata classe Type 054A e un rifornitore di squadra classe Type 903 in navigazione diretta verso oriente 300 chilometri a sud dell’isola di Hateruma, quindi diretta verso l’Oceano Pacifico.

Complessivamente, tutte queste azioni si possono spiegare con la volontà di Pechino di testare le sue capacità di interdizione aeronavale di Taiwan, ovvero l’attività di blocco delle linee di rifornimento dirette verso l’isola che verrebbero utilizzate dagli Stati Uniti e alleati per aiutarla a resistere in caso di invasione cinese.

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